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Gli amici del rospoLa pederastia, il processo e la prigionia del poeta francese Paul Verlaine per l’attentato all’amante Arthur Rimbaud sono il tema di “Gli amici del rospo”, una graffiante opera teatrale di Gennaro Francione, dramma in due atti che la Compagnia dei Bufonidi, per l’Associazione Rinascimento 2000 e l’Adramelek Theater, metterà in scena dal 21 al 25 marzo al Teatro Agorà di Roma (Vicolo della Penitenza 33-37).

Il 10 luglio 1873, in una stanza d’albergo a Bruxelles, Verlaine sparò due colpi di pistola a Rimbaud, che aveva deciso di lasciarlo. Il processo si tramutò in una causa contro la pederastia, col climax della visita corporale medica rilevante tracce d'abitudine pederastica attiva e passiva. L’8 agosto il poeta fu condannato a due anni di carcere, confermati in appello il 27 agosto.

Dopo la causa. l'azione scenica racconta la cattività che si trasforma da spazio serrato a sogno di un universo sconfinato dove, nel ricordo, il poeta solitario viene rivisitato dal suo amante fantasma. Oltre alla funzione consolatoria, insieme rivivono la stagione del loro amore coi due cuori maschili che, amanti del pigro rospo, trovano il trionfo nella poesia dell'eros platonico. I gesti e i simboli più osceni vengono trasfigurati e resi sublimi dalla versificazione metafisica.

Gennaro Francione è nato a Torre del Greco e vive a Roma. Ex magistrato, ha dato vita a un movimento internazionale per una neovanguardia della giustizia.

La sentenza di Cassazione sul delitto di Avetrana conferma che i colpevoli pagano, e senza troppe lungaggini, quando le indagini sulle quali si deve giudicare sono state compiute con accuratezza e competenza, senza lasciare adito a sbavature.

Sabrina Misseri e Cosima SerranoQuando Sarah Scazzi sparì, il 26 agosto 2010, qualsiasi investigatore dal buon naso avrebbe subito capito che la ragazza non poteva essere stata rapita nel breve tratto di strada a piedi dalla propria casa a quella dello zio. Era evidente che proprio in questa seconda casa, cioè, la ragazza era stata inghiottita da mani non troppo oscure, nella tana di parenti che avevano cominciato subito a contraddirsi mentre gridavano all’orco misterioso. Ma se le indagini non fossero state svolte tempestivamente e in modo rigoroso saremmo oggi a discutere di un mistero criminale irrisolto.

Il merito è stato di carabinieri preparati, comandati da ufficiali di grande livello, e anche di una Procura della Reubblica capace di valutare e discernere una mole di elementi che le parti in gioco cercavano sistematicamente di imbrogliare.

acudipa“La sfida educativa non si vince da soli…”: sono le parole di una mamma, che dal dramma della perdita di suo figlio può trasferirci la migliore lezione di vita.

L’essere umano, in un’epoca in cui avverte il peso della propria fragilità e non sa reagire, non sa trovare la propria strada, si sente solo e non trova la via per esprimere se stesso senza vergogna.

La vera sfida è proprio collaborare per offrire risposte a chi da solo non le trova.

L’impressionante caso dello studente che si è ucciso in Liguria durante una perquisizione in casa da parte della Guardia di Finanza ha suscitato sconcerto e polemiche. La tragedia è scaturita da una vicenda di droga leggera alla quale pare che il ragazzo si fosse accostato nell’ambiente scolastico, senza che la madre riuscisse a dissuaderlo, al punto da convincersi di poter raggiungere il suo benevolo intento con una iniziativa di tipo poliziesco. Era stata infatti la madre a chiedere l’intervento della Finanza, un gesto che a guardar bene, vista la sua natura repressiva, lascia molti dubbi su un certo tipo di “amorevolezza”. Nell’intreccio di perplessità e di critiche primeggia la convinzione che con un aiuto appropriato di tipo educativo sarebbe stato possibile evitare questo epilogo che fa rabbrividire. Sono molti gli organismi che operano utilmente in tali materie. Abbiamo chiesto ad Acudipa, associazione no profit che si occupa di prevenzione da dipendenze patologche, un contributo sull’aiuto che i giovani stessi possono ottenere nel modo più semplice.

Dalla cronaca di Lavagna ai banchi di scuola, come insegnante quotidianamente a contatto con ragazzi dai 13 anni in su, come amica di donne con figli adolescenti e non solo, mi interrogo: non tanto su cosa è cambiato - questo è sotto gli occhi di tutti e non possiamo porvi un freno -; piuttosto mi interrogo su cosa possiamo fare. “Noi genitori dobbiamo capire che la sfida educativa non si vince da soli nell’intimità delle nostre famiglie, soprattutto quando questa diventa una confidenza per difendere una facciata. Non c’è vergogna se non nel silenzio. Uniamoci, facciamo rete”, ha aggiunto questa mamma. “In queste ore ci siamo chiesti perché è successo, ma a cercare i perché ci arrovelliamo. La domanda non è perché, ma come possiamo aiutarci. Fate emergere i vostri problemi”, ha detto la madre ai ragazzi durante i funerali. Appunto: come possiamo aiutarci?

A volte le risposte ci sono ma non le vediamo.

Spesso assistiamo inermi alle conseguenze negative dello sviluppo della tecnologia. Più spesso siamo noi stessi artefici di una diffusione capillare, che non conosce tempo e spazio, e annulla il resto. Ancora più spesso in essa ci rifugiamo e mentre lo facciamo cambiamo il nostro modo di essere, tutti, grandi e piccoli. Ed è in questa epoca di stravolgimenti sociali che, a un’insegnante come me, verrebbe facile demonizzare la tecnologia, in modo particolare internet e i social, dove tutti ci nascondiamo. Mentre lo sconforto spesso prende il sopravvento, in questi giorni ho scoperto una strada, uno strumento tecnologico appunto, che invece di allontanare può avvicinare, che invece di costituire un luogo buio può essere un porto sicuro per tanti ragazzi, e, perché no, per noi adulti. C&G si chiama la app creata da un gruppo di specialisti nel campo educativo-sanitario che offre un canale concreto per chi - e in special modo per i giovani - si pone domande, è attanagliato da dubbi o è preda delle proprie fragilità. Ho scaricato dal mio app-store la app e l’ho sperimentata di persona. Ho trovato immediatamente dall’altra parte un team di operatori esperti che hanno risposto alle mie domande in modo professionale.

In un attimo mi sono resa conto della potenza di questo strumento: zero disagio, zero costi, massima riservatezza e proprio sul cellulare ecco qualcuno che dopo averci ascoltato può darci un suggerimento, dirci una parola che stimola l’agire positivo. Quale mezzo migliore per entrare in contatto con i nostri ragazzi che sfuggono gli sguardi, se non quello di captare la loro attenzione con il loro rifugio prediletto? E intanto li aiutiamo!

“Straordinario è mettere giù il cellulare e parlarvi occhi negli occhi. Invece di mandarvi faccine su whatsapp, straordinario è avere il coraggio di dire alla ragazza sei bella, invece di nascondersi dietro frasi preconfezionate”: continua così la mamma di Lavagna.

Se non ci riusciamo a parole, perché non provare a dirglielo in chat?

Spesso le famiglie e la scuola si rendono conto che per le nuove generazioni è diventato difficile esprimere se stessi, le proprie emozioni; forse si teme il giudizio altrui; forse la società di oggi è troppo giudicante.

Qualcuno ha pensato bene di offrirgli un canale diverso. Che permetta loro di non sentirsi giudicati. Perché non proporglielo? Magari funziona! Magari qualche nostro ragazzo riesce ad aprirsi come non riesce a fare con noi.

Salvo Bella giornalistaAssassino, pedofilo e assatanato, raffigurato come Pinocchio con un naso lungo e minacciato per il solo fatto di non essere forcaiolo contro Massimo Bossetti, il presunto assassino di Yara Gambirasio: è accaduto proprio così a Salvo Bella, scrittore, giornalista di professione e direttore della nostra rivista “Il Delitto”, di ritrovarsi d’improvviso inondato di insulti in un gruppo di Facebook, in una discussione alla quale non partecipava, imbastita attraverso contumelie di bassifondi contro Ester Arzuffi, madre di Bossetti, apostrofata con espressioni delle quali “grande troia” è la più pulita. L’autorità giudiziaria, a seguito di tempestiva e circostanziata querela del giornalista, procede ora per diffamazione aggravata e altro a carico dei responsabili di queste scellerate aggressioni.

RisLa condanna del noto genetista prof. Vincenzo Pascali (diciotto mesi di reclusione inflitti dal tribunale di Salerno) per falso in perizia suscita domande inquietanti sulle modalità di acquisizione del Dna, del rilievo di profili genetici e dell’attendibilità ai fini delle sentenze di colpevolezza o innocenza di un imputato: questioni specialistiche che vedono frequentemente contrapposti i periti, come nel caso di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio. La sentenza a carico del prof. Pascali è legata, com’è noto, alle indagini sull’omicidio di Elisa Claps, sparita nel 1993 a Potenza e ritrovata cadavere nel 2010 nel sottotetto di una chiesa.

roberta smargiassiUn marito trafitto dal dolore per la morte della moglie uccide l’automobilista che ha strappato la vita alla sua cara. Che dire quando la vittima si trasforma in giustiziere?

L’1 luglio 2016 Roberta Smargiassi, 34 anni, in sella al suo scooter viene travolta a Vasto dall’auto guidata dal ventiduenne Italo D’Elisa, che a fine anno viene indagato per omicidio stradale e rinviato a giudizio. L’1 febbraio 2017 D’Elisa viene ucciso con quattro colpi di pistola al torace proprio dal marito di Roberta, Fabio Di Lello. La vicenda sembra uscita da un romanzo giallo, invece siamo di fronte a un complicato e delicato caso di cronaca nera italiana. I giornali e i social network puntano il dito contro “l’assassino” Di Lello, dopo che sette mesi fa tutto il Paese era con il cuore ad abbracciarlo e seguirlo nella fiaccolata in memoria della giovane vittima, chiedendo a gran voce giustizia.

femminicidiLe donne vittime di aggressioni e violenze stentano a denunciare i loro persecutori o al limite ritrattano le accuse o cercano persino di giustificarli. Sono spesso succubi e per questo finiscono col trasformarsi persino in complici degli aggressori.

L’8 gennaio a Messina una ragazza di 22 anni, Ylenia Grazia Bonavera, è stata ricoverata al Policlinico con ustioni sul 13% del corpo: l’ennesimo caso di violenza su una donna. La vittima, nonostante le sue gravi condizioni, non è comunque in pericolo di vita e ha trovato persino la forza di denunciare il suo ex fidanzato Alessio Mantineo, arrestato il giorno successivo con l’accusa di tentato omicidio.

erroriGli addetti ai lavori continuano a non rispettare i protocolli previsti per le investigazioni scientifiche, come rivelano alcune immagini riguardanti un duplice omicidio commesso pochi giorni fa in provincia di Ferrara.

La ricerca e l’acquisizione delle fonti di prova, soprattutto di tipo biologico, vanno necessariamente effettuate seguendo criteri precisi e rigorosi; il loro mancato rispetto è spesso all’origine del fallimento di indagini su delitti efferati.

ammazza libriGli aumenti delle tariffe nel 2017 colpiranno fra sette giorni anche i libri: un'assurda mazzata di Poste Italiane impedirà infatti di spedirne o costringerà a vederseli smarriti o rubati.

L’invio di un volume, da parte di chiunque, può essere effettuato alla tariffa “piego di libri”, al costo di euro 1,28. Si tratta di una modalità di spedizione che può essere presa in considerazione, tuttavia, solo come riferimento di base, giacché non è garantita da registrazione e la maggior parte degli oggetti, che viaggiano semplicemente come una lettera, finisce “smarrita”, che senza eufemismi significa rubata. Per ovviare a questa maledetta situazione, chi spedisce si trova costretto ad aggiungere al costo di base il supplemento di raccomandata di euro 2,35, spendendo perciò euro 3,63: un prezzo largamente incompatibile con quello limitato del libro, con le esigenze di diffusione della cultura, con aggravi per il lettore e per case editrici. Così è accaduto tuttavia fino a oggi.

Dal 10 gennaio, però, la situazione peggiorerà, perché è in arrivo un’assurda mazzata. Non potendo modificare la tariffa base di euro 1,28 per il “piego”, introdotta con decreto legge, Poste aumenta infatti di un euro il supplemento raccomandata, da 2,35 a 3,35 euro, così facendo salire il costo di spedizione di un libro a euro 4,63: una bomba.

L’anno scorso la Camera nell’approvare la legge per l’editoria ha continuato a concedere agevolazioni a giornali quotidiani e periodici, che usufruiscono di tariffe postali agevolate, ignorando ancora una volta il libro.

Generalmente gli aumenti delle tariffe postali sono approvati dai deputati e dall’Agcom, ma non è chiaro da chi sia stata consentita questa assurdità, nascosta nelle pieghe di innumerevoli provvedimenti capestro per i cittadini. Non si comprende soprattutto come e perché il ministro dei Beni e delle Attività Culturali Dario Franceschini abbia potuto consentire l’ennesima mostruosità che limita il diritto alla lettura.

Se volete spedire un libro rassegnatevi: o ve lo fate rubare pagando solo euro 1,28 o non potrete inviarlo per raccomandata perché il costo sarebbe proibitivo

Violenza contro le donne"Io di te non ho paura" dovrebbero ripetersi, come canta Emma Marrone in suo brano, tutte le donne che ogni giorno sono vittime di spaventosi maltrattamenti inflitti dai propri partner; "non ho paura di te" che ti nascondi dietro l’apparenza di mani bianche e voce docile che in un attimo si trasformano in pugni rossi e grida violente.

Molte donne sono schiave di un amore che amore non è; sono oppresse da se stesse, annullano completamnete la propria volontà e accettano di subire la violenza come se fosse ciò che le ha riservato la vita, una sorta di destino immutabile, immodificabile: così è e così resta.

Non osano ribellarsi per paura, perché non hanno appoggi, sono sole, o anche perché non sono indipendenti economicamente e vivono nell'illusione di poter redimere l'uomo che le tormenta a calci e pugni. Si ripetono "io lo salverò". Non riescono a liberarsene e si autoconvincono che è giusto così, che lo amano e che forse è amore reciproco e sperano disperatamente che lui un giorno si pentirà del gesto e tornerà più innamorato che mai.

poste LegnanoLa posta non arriva, il Centro primario di distribuzione di Legnano non risponde; proteste, reclami. Oggi però, per fortuna, qualcosa si sblocca. Che giorno è? Il due gennaio 2017; anzi no, le Poste fanno fede ed ecco infatti nella cassetta della corrispondenza un “Avviso consegnato il 03-01-17” per un “pacchetto da xx”.

Ma l’oggetto di corrispondenza partito quasi due mesi fa da Empoli dov’è? Perché il postino ha lasciato un avviso senza tentare il recapito?

Corsa al CPD di Legnano, dove l’imperterrita impiegata allo sportello giacenze risponde che il pacco sarebbe arrivato dopo e il postino ha fatto solo un favore per accelerare i tempi. Ed ecco il “pacchetto”: una normale busta, cioè una lettera prioritaria, non un “pacchetto”, sulla quale, con tanto di firma, c’è scritto “avv 03/01”. Bellissimo! Tanta solerzia Poste ha avuto da consegnare oggi due gennaio ciò che attesta di aver consegnato domani tre gennaio. Perché la busta non è stata portata a casa? L’impiegata è chiarissima: “Se portiamo la posta a casa non rispondiamo dei furti. Vuole ricevere le sue lettere a casa? Ora lo segnalo”.

Dove venga rubata la posta non si sa e come barzellette di inizio anno non c’è male. Sarebbe intanto il caso di riflettere sul falso commesso dall’incaricato di pubblico servizio. Ma Poste di Legnano cosa aspetta intanto a mandare a casa i cialtroni che oltre a non portare le lettere reinventano il calendario?

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chromosomesMadri che uccidono i propri figli, padri che violentano e massacrano a morte la loro stessa famiglia, atti di spietata crudeltà verso animali indifesi, pedofilia, terrorismo e tanto altro ancora; diversi moventi ma con un comune denominatore: “le radici del male“. Dall’argento non si estrae l’oro! Dal male nasce solo altro male! Potere, ambizione, corruzione politica con infiltrazione mafiosa, coinvolgimento ecclesiastico con intrighi religiosi e passionali non portano che ad atti di estrema distruttività. Tutto ciò è un male radicato.

giallo di garlascoIl 2016 si chiude lasciandoci davanti misteri e domande inquietanti. Su molti delitti si attende ancora di fare piena luce e giustizia; ci sono innocenti lasciati in carcere e assassini in libertà; dubbi atroci sulla bontà di prove “scientifiche” che vanificano le indagini tradizionali; persone assassinate delle quali non si riesce nemmeno a trovare i corpi.

 

A chi cerca verità e a chi vuole nasconderle, auguri!

Il 2016 sta per concludersi annunciando una svolta nel giallo dell’uccisione di Chiara Poggi, uccisa nove anni fa a Garlasco dal fidanzato Alberto Stasi. I botti di fine anno sono di speranza per l’unico condannato, che si protesta innocente, di relativa ansia per il nuovo indagato e di spauracchio per la donna che potrebbe finire al centro delle indagini dopo che il suo nome è stato segnalato agli inquirenti da “Il Delitto”.

Il ricordo commosso va a Chiara Poggi, vittima innocente di un brutale massacro; ma il pensiero è anche per chi s’è potuto trovare anche suo malgrado implicato in un meccanismo perverso o può esserne rimasto vittima, come il maresciallo Francesco Marchetto, per impedirgli di fare piena luce. Auguri a chi sa e parla; a chi sapendo ha scelto di tacere; a chi ancora cerca la verità sul giallo di Garlasco e a chi si è mosso o si adopera tuttora per nasconderla; a chi si è rovinato e a chi eventualmente si è arricchito; a chi indagò male e a chi dovrebbe farlo finalmente, nel 2017, bene e sino in fondo.

Auguri alla famiglia di Yara Gambirasio, morta per mano vile; a Massimo Giuseppe Bossetti che reclama giustizia; a coloro che cercano ancora i corpi di parenti assassinati; a tutti quanti cercano, come noi, verità, sperando in un 2017 migliore. 

Se si escludono pochi casi fortunati, di rei sorpresi con la pistola fumante ancora in mano, i dodici mesi trascorsi sono serviti a far capire che la procedura penale è rimasta obsoleta e va fallendo sempre di più. In epoca di comunicazione ultra avanzata, nella quale le informazioni viaggiano alla velocità della luce o del suono, ci sono uffici giudiziari che ancor oggi scrivono a registro le notizie di reato a distanza di parecchi mesi dalla ricezione, con la conseguenza che atti urgentissimi finiscono ritardati e frattanto si disperdono le prove dei reati.

bici nera di garlascoSi trova in un filmato il nome della donna vista a Garlasco sulla bici nera accanto all’abitazione di Chiara Poggi mentre veniva commesso il 13 agosto 2007 l’omicidio. Il video, la cui importanza dovrà essere valutata dagli inquirenti, accompagnava la segnalazione pervenutaci da un informatore ed è stato consegnato il 22 dicembre scorso ai carabinieri.

Il documento, come abbiamo reso noto con gli articoli del 27 e del 29 dicembre, potrebbe far luce su uno degli aspetti più oscuri delle indagini sul delitto di Chiara Poggi, per il quale il fidanzato Alberto Stasi, che si protesta innocente, è stato condannato definitivamente a sedici anni di reclusione. Al momento si attende la decisione sulla richiesta di revisione del processo in base a nuovi elementi forniti dalla difesa di Stasi, che hanno determinato l’iscrizione di Andrea Sempio nel registro degli indagati.

   

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