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yara gambirasioA sei anni dalla morte, Yara Gambirasio resta nei cuori di tutti. “Il delitto” ricorda con grande affetto questa ragazza innocente che amava la vita, stroncata ferocemente dopo la misteriosa sparizione, avvenuta il 26 ottobre 2010 a Brembate di Sopra in provincia di Bergamo.

 

scarpe rosseIl fenomeno delle donne ammazzate (116 dall’inizio dell’anno) è una delle brutture nazionali contro le quali la politica cerca di buttare fumo negli occhi. Tuttora, però, le Procure della Repubblica annaspano non essendo in grado di valutare tempestivamente le denunce di minacce; mentre bisognerebbe istituire l’ufficio del magistrato che valuti congruamente e subito il pericolo.
Finora ci sono state chiacchiere, imbellettamenti davanti alle telecamere da parte dei ministri Maria Elena Boschi e Angelino Alfano: mentre loro rassicurano, il numero delle vittime aumenta in maniera impressionante.
Alfano ogni anno ha vantato statistiche secondo le quali ci sarebbe un calo del numero di delitti, attribuendo il merito al governo per una legge antistalking che è una specie di barzelletta: a ogni omicidio, infatti, si scopre puntualmente che la donna ammazzata aveva denunciato le minacce subite, ma carabinieri e polizia erano rimasti con le mani legate e non era stato fatto nulla per prevenire gli effetti più gravi e irreparabili.
La colpa di queste omissioni non è della polizia giudiziaria, ma di normative che sottraggono loro, come al solito, la possibilità di intervenire più efficacemente, attribuendola a uffici giudiziari intasati e perciò con i tempi della lumaca, così da determinare un andirivieni di carte da un ufficio all’altro; una farraginosità che costa troppo cara per il numero di donne che frattanto finiscono ammazzate.
Anche le accorate parole della ministra Maria Elena Boschi sembrano una presa in giro. A giugno aveva scritto “il governo ha istituito la commissione che dovrà valutare i progetti di attuazione del piano anti violenza che mette a disposizione 12 milioni di euro per il contrasto alla violenza sulle donne”: parole, parole, parole, con l’abituale tendenza a legare ad ogni male l’opportunità di sperperare inutilmente denaro dei cittadini.
La ministra Boschi, per la verità, aveva anche scritto che occorre una nuova presa di coscienza, quella rivoluzione che potrebbe essere alla base della recente proposta di legge della criminologa Luana Campa, segnalata in un articolo della stessa da “Il Delitto”.
Ma le chiacchiere di circostanza servono a ben poco. Per combattere i femminicidi bisogna anche istituire nelle principali Procure il magistrato incaricato di esaminare tempestivamente le denunce per minacce, come ci sono quelli che si occupano specificamente di mafia, corruzione o sofisticazioni; e di valutare accortamente di ogni fatto denunciato il potenziale di pericolo, disponendo conseguentemente con immediatezza gli interventi adeguati a tutela della vita di persone minacciate.

la fine dei giochiUn’indagine dell’investigatore Aldo Tarricone inquadra in una prospettiva nuova l’oscura morte di Sarah Scazzi ad Avetrana, per la quale sono in carcere, condannate all’ergastolo, la cugina Sabrina e la zia Cosima Misseri. L’analisi, accuratissima, è stata raccolta dallo stesso Tarricone nel libro “La fine dei giochi - Ipotesi di un delitto” e porta alla tesi della morte avvenuta accidentalmente in un gioco erotico.

Sarah Scazzi, come si ricorderà, sparì nel primo pomeriggio del 26 agosto 2010 mentre dalla propria abitazione si recava a piedi in casa della cugina, con la quale avrebbe dovuto recarsi al mare. Il 6 ottobre successivo lo zio Michele Misseri confessò ai carabinieri di averla uccisa proprio nel giorno della sparizione e ne fece ritrovare il cadavere, che aveva occultato in un campo. Le indagini fecero registrare vari colpi di scena, con ritrattazioni da parte dell’imputato, che in un secondo momento accusò del delitto la figlia Sabrina, per poi cambiare ulteriormente versioni. In quel bailamme confuso, l’uomo finì scarcerato, per rispondere solo dell’occultamento del cadavere, ma finirono in carcere, e ci sono tuttora, Sabrina e la madre, che si dichiarano innocenti. In primo e in secondo grado, è piovuta su di loro la condanna all’ergastolo, ma la sentenza della Corte d’Assise d’appello di Taranto è stata impugnata con ricorso per Cassazione poiché le motivazioni sono state depositate a termine di legge da tempo scaduto.

roberto savianoLo scrittore Roberto Saviano ha espresso forti dubbi sulla bontà delle indagini che hanno portato alla condanna di Massimo Bossetti per la morte di Yara Gambirasio. Lo si legge nell’anticipazione su una intervista che ha concesso al settimanale “Oggi”, sparando contro i traffici del Bergamasco nei quali può essersi inserito l’oscuro delitto.

Saviano si era già occupato in un libro dei misteri di Bergamo, puntando il dito su commistioni fra criminalità e apparati dello Stato. "Il padre di Yara - ricorda adesso - ha lavorato per la Lopav, un’azienda di proprietà dei figli di Pasquale Locatelli, superboss del narcotraffico, che aveva anche un appalto nel cantiere di Mapello. Inoltre, alla festa della Lopav parteciparono tre magistrati della Procura di Bergamo”. Il riferimento è a un contesto oscuro, con giri miliardari e morti misteriose, del quale soltanto magistrati di Napoli, soprendentemente, si sono occupati.

Non solo fra criminologi e innocentisti, ma anche fra intellettuali si va diffondendo sempre più la convizione che Massimo Bossetti sia stato incastrato artificiosamente per potere punire comunque qualcuno, così allontanando da probabili verità più scottanti.

"Mi sembra inquietante .- dice Saviano - che non si sia indagato in quella direzione; anche perché tutti e tre i cani molecolari usati nelle indagini sono andati tutti dalla palestra in cui si allenava Yara al cantiere. Spero che in Appello si approfondiscano queste piste".

olgachernikova3Il “Coordinamento internazionale associazioni per la tutela dei diritti dei minori” ha sollecitato il nuovo sindaco di Torino Chiara Appendino a intervenire e vigilare sull’operato dei Servizi sociali in relazione col caso dell’artista russa Olga Chernikova (nella foto), che, come pubblicato da “Il Delitto”, ha denunciato di essere vittima di discriminazioni etniche dopo che gli è stato sottratto il figlio di sette anni.

La presidente del Ciatdm, Aurelia Passaseo, ha scritto al sindaco “soprattutto come donna e madre”, ricordandole che durante la campagna elettorale aveva anche “promesso di riordinare tutti i settori del Comune”.

Olga ChernikovaI Servizi sociali del Comune di Torino sono al centro di pesanti accuse da parte di madri alle quali sono stati negati i bambini. Sono numerosi i casi di polemiche, ma adesso si aggiunge un esposto al fulmicotone di Olga Chernikova, artista russa, che accusa la responsabile di un’area minori di discriminazione etnica, religiosa e linguistica, una sorta di accanimento che sarebbe stato messo in atto per anni in combutta con una educatrice. Tema della questione è il figlioletto di Olga, che a sette anni di età è stato strappato l’estate scorsa al suo affetto e affidato a una casa famiglia con provvedimento del tribunale; negato a lei ma non al padre, sebbene sospettato di pedofilia, sia stato condannato, anche in appello, per lesioni alla moglie e abbia in corso un altro procedimento per maltrattamenti in danno del minore.
La Chernikova è nata a Mosca, dove s’è laureata in Management dei materiali. È artista poliedrica, nota e rinomata per le sue tele e soprattutto per i gioielli da donna che realizza a mano. S’era sposata a Torino, dove vive, nel 2007, per poi separarsi dal marito italiano con sentenza dell’aprile 2010 dopo ripetute violenze domestiche ed episodi di maltrattamenti verso il figlio.

Aurelia PassaseoLe assistenti sociali, in organico nei Comuni e nelle Asl, dovrebbero essere coloro che aiutano famiglie e minori in difficoltà, che si occupano di anziani, di drogati, di carcerati ed alcolisti, ed invece fanno tutto al di fuori di ciò che effettivamente è il loro compito di sostegno ai soggetti in difficoltà.

Il più delle volte il loro “sostegno” si tramuta in un vero e proprio incubo per famiglie con figli minori a carico, che invece di essere sostenute si vedono segnalate al Tribunale per i minorenni come persone incapaci di crescere, educare e gestire i figli, e per le quali la conseguenza di queste segnalazioni altro non è che un provvedimento di affievolimento della potestà genitoriale. Il loro operato è messo perciò in discussione e criticato non solo dalle famiglie coinvolte, ma anche da associazioni che si schierano dalla parte delle famiglie e dei minori colpiti da provvedimenti iniqui, che lasciano lo spazio che trovano per il recupero dei soggetti coinvolti.

teatrodonne

Il teatro ha una funzione di purificazione come c’insegnarono i tragici dell’antica Grecia, creando catarsi per gl’istinti malefici col loro rappresentarli, trasmettendo attraverso  l’emozione l’educazione al rispetto dell’altro e specificamente della donna. Ma per prevenire le violenze occorrono anche riforme efficaci e una rivoluzione dell’ordinamento giudiziario.

In questi giorni sarà discussa nella Commissione parlamentare la proposta di legge d’iniziativa del senatore Domenico Scilipoti Isgrò e della criminologa Luana Campa contenente “disposizioni per contrastare la discriminazione di genere e per la prevenzione ed il contrasto al femminicidio”.

La violenza sulle donne è sempre più frequente anche in ambito familiare e rappresenta ormai un’emergenza sociale dilagante, richiedendo azioni concrete per attuare una rivoluzione che nasca prima di tutto dalla cultura e solo come extrema ratio dalla punizione. La storia giudiziaria ha dimostrato che vana è la creazione di nuovi reati tipo stalking (azione di fatto già tutelata precedentemente coi reati di violenza privata, minacce, molestie) e a poco servono gli aggravamenti di pena per combattere questo fenomeno epidemico.

Nell’ambito di questa rivoluzione artistico-culturale il Cendic (Centro nazionale drammaturgia italiana contemporanea) ricorda al Villino Corsinia Villa Pamphili in  Roma la giornata nazionale  contro la violenza sulle donne.

“Il 25 novembre non è propriamente un giorno di festa. Lo scelsero le femministe di Bogotà nel 1981 per ricordare le tre sorelle Mirabal massacrate (come dire fecero loro la festa) il 25 novembre del 1960 dai militari di Trujillo. Brutto episodio di lotta politica? Si potrebbe pensare che non c’entri nulla con noi, oggi, ma sappiamo che non è così. L’ONU ufficializzò la data nel 1990, auspicando che Governi, ONG, Associazioni ogni anno la ricordassero.

“La violenza contro le donne è cosa di tutti i giorni, e non solo nel culmine di quando si arriva a uccidere, ma anche in frequentissimi piccoli atti quotidiani, intrisi della vanità altezzosa di molti uomini nei confronti delle donne, loro bersagli, considerate da una sottocultura esseri deboli e inferiori.

“Si potrebbe obiettare che la donna oggi si è conquistata un posto di tutto rispetto nella società e che non è più il caso di parlare di disparità. Ci sono volute tante battaglie perché molte cose cambiassero, ma il germe della discriminazione non è stato ancora sradicato.

“L’incontro nella Sala Barbaro della Biblioteca Villino Corsini vuole tentare un’analisi del perché questo germe sia ancora attivo e virulento, molto spesso mascherato da gelosia, camuffato da grande amore, sotterraneo ma pronto a emergere, addirittura inconsapevole in chi ne è portatore.

 

femminicidiContro la violenza sulle donne, che è ormai un’emergenza sociale enorme, occorrono sempre più azioni concrete, una rivoluzione che punti all’effettiva parità dei sessi. Sarà discussa a breve nella Commissione parlamentare la proposta di legge d’iniziativa mia e del sen. Domenico Scilipoti Isgrò, che va proprio in questo senso e contiene nuove “disposizioni per contrastare la discriminazione di genere e per la prevenzione ed il contrasto al femminicidio”.

Non volevo cadere nella trappola di proporre una teoria del tutto che non spiega niente. Per combattere questo triste fenomeno si deve partire da un’analisi più profonda della società, in quanto è conseguenza di una cultura storica maschilista. Qualsiasi forma di violenza maschile sulle donne ha radici culturali profonde, è un  problema strutturale, è l’espressione della disuguaglianza dei rapporti tra uomini e donne. La violenza è esercitata da un soggetto di sesso maschile in danno di una donna perché donna, perché appartenente ad un genere che si vuole inferiore e perciò soggetto al dominio maschile. Per questi motivi bisogna affrontare il problema alla radice, occorre una rivoluzione culturale basata sulla parità dei sessi, sulle pari opportunità, sul rispetto dell’altro nella sua alterità. Ritengo illusoria l’idea di poter sradicare questa violenza soltanto attraverso la legislazione penale. Nessuna legge, anche la più rigorosa, può fermare la violenza se non è accompagnata da una volontà di cambiamento nel rapporto tra i sessi e le persone. Anche le pene più severe non aiutano a prevenire. Ed è proprio in sede di prevenzione che emergono le maggiori carenze.

soldatiI problemi della sicurezza a Milano dovrebbero trovare soluzione nel toccasana annunciato dal ministro degli Interni Angelino Alfano: un contingente “poderoso” di centocinquanta soldati da far passeggiare nelle strade o impegnare a spingere camionette che spesso non si mettono nemmeno in moto, il tutto per dare a intendere che lo Stato è vicino ai milanesi, che da ora in avanti dovrebbero sentirsi pertanto al sicuro.

La metropoli con le periferie scassate e lasciate all’abbandono da tutti è al centro dell’attenzione per quattro coltellate che ogni tanto vanno volando fra giovani sbandati dei quali nessuno si occupa, gruppuscoli che si organizzano occasionalmente in bande e compiono come minimo atti di vandalismo dei quali nessuno sembra più acorgersi per pensare alla necessità di correre subito ai ripari con attività di prevenzione.

Ezio DentiEzio Denti fasullo, imbroglione, mendace persino in un’aula di giustizia nella quale si celebrava il processo contro Massimo Bossetti per l’assassinio di Yara Gambirasio: insomma, una nuova bomba. Falso ingegnere, falso criminologo, indagini di una prefettura su segnalazione del pm che accusa Bossetti: una puerile montatura contro un professionista colpevole solo di non essere asservito a chi a Bergamo pretende di comandare indisturbato e dettare senza ostacoli "verità" costuite in laboratorio. Ma non c’è da meravigliarsi: basta puntare il dito contro qualcosa di storto che c’è stata nelle indagini per scatenarsi addosso i massimi sistemi.

Suscita molti dubbi il fatto che a Bergamo, nella provincia lombarda dove è stata uccisa Yara, si enfatizzino peli, come in questo caso di Ezio Denti, in un contesto diffusamente marcio nel quale magistrati andavano a mangiare con trafficanti internazionali, ‘ndranghetisti e mafiosi senza che alcuno si accorgesse di nulla. Parliamo di un calderone sporco nel quale sono finite persone assassinate e anche morte da suicida in modo misterioso, qualcuna che poteva sapere più di quanto finora non si sa sulla morte orrenda della ragazza di Brembate di Sopra.

mariangeladelucaNon è stato archiviato a Torino il procedimento sul caso di due bambini (fratellino e sorellina) che avrebbero subito abusi dal padre e dal nonno: l’ha deciso con una approfondita ordinanza il giudice dott. Giacomo Marson, respingendo le richieste del pubblico ministero dott. Fabiola D’Errico. Trova perciò accoglimento l’opposizione formulata dall’avvocato Claudio Salvagni nell’interesse dei due minori ed è un primo respiro di sollievo per la madre Mariangela Deluca (nella foto), che combatte per avere giustizia in una vicenda che ha del grottesco: i figli, infatti, le sono stati curiosamente sottratti e può vederli raramente, per disposizione della magistratura, in una casa famiglia, dove invece viene consentito tuttora al padre, pur raggiunto dalle gravi accuse, di incontrarli più volte ogni settimana.

bossetti gambirasio

La questione controversa del Dna nel processo per l’uccisione di Yara Gambirasio sarà al centro della battaglia sferrata per l’appello dalla difesa di Massimo Giuseppe Bossetti, condannato in primo grado all’ergastolo. Nucleare e mitocondriale: queste due parole terribili possono nascondere la verità su un atroce delitto e hanno messo in crisi al dibattimento anche i Ris di Parma. Sono però proprio i carabinieri ad avere invece un preciso protocollo: non può esserci Dna senza mitocondriale.

Sui social trovano ampia diffusione commenti di persone che in pieno stile peritus peritorum danno spiegazioni che nemmeno in aula, dopo aver udito i moderni luminari della scienza e biologia forense, nessuno ha saputo fornire.  La questione deriva, com’è noto, dal fatto che le tracce di Dna rilevate sul corpo di Yara assassinata hanno condotto a Bossetti per la cosiddetta parte nucleare, mentre conducono a una persona diversa per la parte mitocondriale. Si tratta di una certezza confermata proprio, come consulente del pubblico ministero, dal colonello Giampietro Lago: “Quella traccia, quella componente non solo non appartiene all’imputato, ma appartiene a una persona diversa”.

L’avvocato Paolo Camporini (che difende Bossetti insieme con l’avv. Claudio Salvagni) ha chiesto all’ufficiale se la questione sopra descritta susciti in qualche modo dubbi, sia trascurabile o ancora sia un importante campanello di allarme. Il colonnello Lago ha risposto “Merita una spiegazione”.

laurea di Ezio Denti
Le accuse rivolte dal sostituto procuratore dott. Letizia Ruggeri di Bergamo all'investigatore Ezio Denti sono infondate: è quanto si evince da una inequivocabile precisazione dell'Institut Technique Supérieur di Friburgo, il quale conferma che Denti ha conseguito regolarmente nel 2007 il titolo di ingegnere e ha annunciato di volere tutelare nelle sedi opportune la propria immagine.

La questione era emersa ieri attraverso un ampio servizio pubblicato con evidenza dal quotidiano La Repubblica, che ha riferito di una iniziativa del magistrato contro il noto investigatore. Denti è consulente della difesa di Massimo Bossetti, condannato in primo grado all'ergastolo per la morte di Yara Gambirasio. Nel corso del dibattimento, il professionista era stato attaccato dal pm, che, richiamato poi dalla Corte, aveva messo in dubbio la preparazione dell'investigatore, insistendo perché dicesse in aula quali fossero i suoi titoli. Denti, in tal modo compulsato, aveva risposto di avere conseguito a Friburgo il titolo di ingegnere. La questione era ed è priva di apprezzabilità ai fini processuali.

   

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