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roberta smargiassiUn marito trafitto dal dolore per la morte della moglie uccide l’automobilista che ha strappato la vita alla sua cara. Che dire quando la vittima si trasforma in giustiziere?

L’1 luglio 2016 Roberta Smargiassi, 34 anni, in sella al suo scooter viene travolta a Vasto dall’auto guidata dal ventiduenne Italo D’Elisa, che a fine anno viene indagato per omicidio stradale e rinviato a giudizio. L’1 febbraio 2017 D’Elisa viene ucciso con quattro colpi di pistola al torace proprio dal marito di Roberta, Fabio Di Lello. La vicenda sembra uscita da un romanzo giallo, invece siamo di fronte a un complicato e delicato caso di cronaca nera italiana. I giornali e i social network puntano il dito contro “l’assassino” Di Lello, dopo che sette mesi fa tutto il Paese era con il cuore ad abbracciarlo e seguirlo nella fiaccolata in memoria della giovane vittima, chiedendo a gran voce giustizia.

femminicidiLe donne vittime di aggressioni e violenze stentano a denunciare i loro persecutori o al limite ritrattano le accuse o cercano persino di giustificarli. Sono spesso succubi e per questo finiscono col trasformarsi persino in complici degli aggressori.

L’8 gennaio a Messina una ragazza di 22 anni, Ylenia Grazia Bonavera, è stata ricoverata al Policlinico con ustioni sul 13% del corpo: l’ennesimo caso di violenza su una donna. La vittima, nonostante le sue gravi condizioni, non è comunque in pericolo di vita e ha trovato persino la forza di denunciare il suo ex fidanzato Alessio Mantineo, arrestato il giorno successivo con l’accusa di tentato omicidio.

erroriGli addetti ai lavori continuano a non rispettare i protocolli previsti per le investigazioni scientifiche, come rivelano alcune immagini riguardanti un duplice omicidio commesso pochi giorni fa in provincia di Ferrara.

La ricerca e l’acquisizione delle fonti di prova, soprattutto di tipo biologico, vanno necessariamente effettuate seguendo criteri precisi e rigorosi; il loro mancato rispetto è spesso all’origine del fallimento di indagini su delitti efferati.

Violenza contro le donne"Io di te non ho paura" dovrebbero ripetersi, come canta Emma Marrone in suo brano, tutte le donne che ogni giorno sono vittime di spaventosi maltrattamenti inflitti dai propri partner; "non ho paura di te" che ti nascondi dietro l’apparenza di mani bianche e voce docile che in un attimo si trasformano in pugni rossi e grida violente.

Molte donne sono schiave di un amore che amore non è; sono oppresse da se stesse, annullano completamnete la propria volontà e accettano di subire la violenza come se fosse ciò che le ha riservato la vita, una sorta di destino immutabile, immodificabile: così è e così resta.

Non osano ribellarsi per paura, perché non hanno appoggi, sono sole, o anche perché non sono indipendenti economicamente e vivono nell'illusione di poter redimere l'uomo che le tormenta a calci e pugni. Si ripetono "io lo salverò". Non riescono a liberarsene e si autoconvincono che è giusto così, che lo amano e che forse è amore reciproco e sperano disperatamente che lui un giorno si pentirà del gesto e tornerà più innamorato che mai.

chromosomesMadri che uccidono i propri figli, padri che violentano e massacrano a morte la loro stessa famiglia, atti di spietata crudeltà verso animali indifesi, pedofilia, terrorismo e tanto altro ancora; diversi moventi ma con un comune denominatore: “le radici del male“. Dall’argento non si estrae l’oro! Dal male nasce solo altro male! Potere, ambizione, corruzione politica con infiltrazione mafiosa, coinvolgimento ecclesiastico con intrighi religiosi e passionali non portano che ad atti di estrema distruttività. Tutto ciò è un male radicato.

bici nera di garlascoSi trova in un filmato il nome della donna vista a Garlasco sulla bici nera accanto all’abitazione di Chiara Poggi mentre veniva commesso il 13 agosto 2007 l’omicidio. Il video, la cui importanza dovrà essere valutata dagli inquirenti, accompagnava la segnalazione pervenutaci da un informatore ed è stato consegnato il 22 dicembre scorso ai carabinieri.

Il documento, come abbiamo reso noto con gli articoli del 27 e del 29 dicembre, potrebbe far luce su uno degli aspetti più oscuri delle indagini sul delitto di Chiara Poggi, per il quale il fidanzato Alberto Stasi, che si protesta innocente, è stato condannato definitivamente a sedici anni di reclusione. Al momento si attende la decisione sulla richiesta di revisione del processo in base a nuovi elementi forniti dalla difesa di Stasi, che hanno determinato l’iscrizione di Andrea Sempio nel registro degli indagati.

ammazza libriGli aumenti delle tariffe nel 2017 colpiranno fra sette giorni anche i libri: un'assurda mazzata di Poste Italiane impedirà infatti di spedirne o costringerà a vederseli smarriti o rubati.

L’invio di un volume, da parte di chiunque, può essere effettuato alla tariffa “piego di libri”, al costo di euro 1,28. Si tratta di una modalità di spedizione che può essere presa in considerazione, tuttavia, solo come riferimento di base, giacché non è garantita da registrazione e la maggior parte degli oggetti, che viaggiano semplicemente come una lettera, finisce “smarrita”, che senza eufemismi significa rubata. Per ovviare a questa maledetta situazione, chi spedisce si trova costretto ad aggiungere al costo di base il supplemento di raccomandata di euro 2,35, spendendo perciò euro 3,63: un prezzo largamente incompatibile con quello limitato del libro, con le esigenze di diffusione della cultura, con aggravi per il lettore e per case editrici. Così è accaduto tuttavia fino a oggi.

Dal 10 gennaio, però, la situazione peggiorerà, perché è in arrivo un’assurda mazzata. Non potendo modificare la tariffa base di euro 1,28 per il “piego”, introdotta con decreto legge, Poste aumenta infatti di un euro il supplemento raccomandata, da 2,35 a 3,35 euro, così facendo salire il costo di spedizione di un libro a euro 4,63: una bomba.

L’anno scorso la Camera nell’approvare la legge per l’editoria ha continuato a concedere agevolazioni a giornali quotidiani e periodici, che usufruiscono di tariffe postali agevolate, ignorando ancora una volta il libro.

Generalmente gli aumenti delle tariffe postali sono approvati dai deputati e dall’Agcom, ma non è chiaro da chi sia stata consentita questa assurdità, nascosta nelle pieghe di innumerevoli provvedimenti capestro per i cittadini. Non si comprende soprattutto come e perché il ministro dei Beni e delle Attività Culturali Dario Franceschini abbia potuto consentire l’ennesima mostruosità che limita il diritto alla lettura.

Se volete spedire un libro rassegnatevi: o ve lo fate rubare pagando solo euro 1,28 o non potrete inviarlo per raccomandata perché il costo sarebbe proibitivo

poste LegnanoLa posta non arriva, il Centro primario di distribuzione di Legnano non risponde; proteste, reclami. Oggi però, per fortuna, qualcosa si sblocca. Che giorno è? Il due gennaio 2017; anzi no, le Poste fanno fede ed ecco infatti nella cassetta della corrispondenza un “Avviso consegnato il 03-01-17” per un “pacchetto da xx”.

Ma l’oggetto di corrispondenza partito quasi due mesi fa da Empoli dov’è? Perché il postino ha lasciato un avviso senza tentare il recapito?

Corsa al CPD di Legnano, dove l’imperterrita impiegata allo sportello giacenze risponde che il pacco sarebbe arrivato dopo e il postino ha fatto solo un favore per accelerare i tempi. Ed ecco il “pacchetto”: una normale busta, cioè una lettera prioritaria, non un “pacchetto”, sulla quale, con tanto di firma, c’è scritto “avv 03/01”. Bellissimo! Tanta solerzia Poste ha avuto da consegnare oggi due gennaio ciò che attesta di aver consegnato domani tre gennaio. Perché la busta non è stata portata a casa? L’impiegata è chiarissima: “Se portiamo la posta a casa non rispondiamo dei furti. Vuole ricevere le sue lettere a casa? Ora lo segnalo”.

Dove venga rubata la posta non si sa e come barzellette di inizio anno non c’è male. Sarebbe intanto il caso di riflettere sul falso commesso dall’incaricato di pubblico servizio. Ma Poste di Legnano cosa aspetta intanto a mandare a casa i cialtroni che oltre a non portare le lettere reinventano il calendario?

poste3B

Dramma sul femminicidioUn dramma sul femminicidio scritto e diretto da Solidea Valente sarà rappresentato in giro per l'Italia in collaborazione con la rivista "Il Delitto" (www.ildelitto.it), che lo proporrà come tema di fondo per il 2017.

Sotto il titolo "Sarai mia per sempre", Solidea Valente, Armando Giacomozzi e Annamaria Giannini, del gruppo "Criminal-mente Teatro" di Roma, interpreteranno un caso emblematico di vita coniugale, di una giovane coppia esasperata da contrasti con un crescendo impressionante di violenza.

giallo di garlascoIl 2016 si chiude lasciandoci davanti misteri e domande inquietanti. Su molti delitti si attende ancora di fare piena luce e giustizia; ci sono innocenti lasciati in carcere e assassini in libertà; dubbi atroci sulla bontà di prove “scientifiche” che vanificano le indagini tradizionali; persone assassinate delle quali non si riesce nemmeno a trovare i corpi.

 

A chi cerca verità e a chi vuole nasconderle, auguri!

Il 2016 sta per concludersi annunciando una svolta nel giallo dell’uccisione di Chiara Poggi, uccisa nove anni fa a Garlasco dal fidanzato Alberto Stasi. I botti di fine anno sono di speranza per l’unico condannato, che si protesta innocente, di relativa ansia per il nuovo indagato e di spauracchio per la donna che potrebbe finire al centro delle indagini dopo che il suo nome è stato segnalato agli inquirenti da “Il Delitto”.

Il ricordo commosso va a Chiara Poggi, vittima innocente di un brutale massacro; ma il pensiero è anche per chi s’è potuto trovare anche suo malgrado implicato in un meccanismo perverso o può esserne rimasto vittima, come il maresciallo Francesco Marchetto, per impedirgli di fare piena luce. Auguri a chi sa e parla; a chi sapendo ha scelto di tacere; a chi ancora cerca la verità sul giallo di Garlasco e a chi si è mosso o si adopera tuttora per nasconderla; a chi si è rovinato e a chi eventualmente si è arricchito; a chi indagò male e a chi dovrebbe farlo finalmente, nel 2017, bene e sino in fondo.

Auguri alla famiglia di Yara Gambirasio, morta per mano vile; a Massimo Giuseppe Bossetti che reclama giustizia; a coloro che cercano ancora i corpi di parenti assassinati; a tutti quanti cercano, come noi, verità, sperando in un 2017 migliore. 

Se si escludono pochi casi fortunati, di rei sorpresi con la pistola fumante ancora in mano, i dodici mesi trascorsi sono serviti a far capire che la procedura penale è rimasta obsoleta e va fallendo sempre di più. In epoca di comunicazione ultra avanzata, nella quale le informazioni viaggiano alla velocità della luce o del suono, ci sono uffici giudiziari che ancor oggi scrivono a registro le notizie di reato a distanza di parecchi mesi dalla ricezione, con la conseguenza che atti urgentissimi finiscono ritardati e frattanto si disperdono le prove dei reati.

Antonio Logli Roberta Ragusa

Vent’anni di reclusione al marito Antonio Logli sono pochi per l’uccisione di Roberta Ragusa, sparita fra il 13 e 14 gennaio 2014 da Gello di San Giuliano Terme in provincia di Pisa. La sentenza di condanna è stata emessa dal tribunale di Pisa, ma l’uomo non andrà per ora in carcere, in attesa del processo d’appello, che sarà chiesto sicuramente dalla difesa.

La riduzione della pena a soli vent’anni non è una scelta del giudice, ma vent’anni è il massimo previsto dal cosiddetto rito abbreviato scelto dall’imputato: la decisione, in sostanza, doveva essere presa solo in base alle risultanze degli atti già acquisiti, senza l’apertura di un dibattimento in aula, che avrebbe potuto permettere all’accusa di portare ulteriori elementi a sostegno della colpevolezza di Logli. Si tratta di una evidente mostruosità della nostra procedura penale,che andrebbe urgentemente modificata.

chiara poggiA nove anni dall’uccisione di Chiara Poggi spunta un terzo nome sull’omicidio di Garlasco, rivelatoci da un lettore della rivista “Il Delitto”: è di una persona che la mattina del 13 agosto 2007 fu vista davanti casa Poggi con la bici nera da donna sulla quale s’era a lungo indagato; e non si tratta di Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara condannato definitivamente a 16 anni di reclusione, e nemmeno di Andrea Sempio, attualmente indagato perché tracce del suo dna sarebbero state recentemente rilevate sotto le unghie della giovane assassinata, ma di una donna bionda.

 

chiara poggi

La sentenza di condanna definitiva per l’uccisione di Chiara Poggi non fa dormire sonni tranquilli: i difensori dell’assassino Alberto Stasi sperano in una riapertura del processo, ma questa eventualità fa tremare a Garlasco qualcuno che potrebbe essere stato complice nell’atroce delitto.

Chiara, come si ricorderà, fu massacrata in modo bestiale il 13 agosto 2007 mentr’era sola nella sua abitazione. Dopo varie vicende processuali, il 12 dicembre 2015 la Cassazione ha confermato la sentenza di condanna del fidanzato, Alberto Stati, a sedici anni di reclusione.

bici stasi, chiara poggi

Un testimone avrebbe visto il 13 agosto 2007 una persona in bicicletta davanti alla villa di Garlasco quando fu uccisa Chiara Poggi: è quanto emerge da una segnalazione pervenuta alla rivista “Il Delitto” (www.ildelitto.it), sulla quale i carabinieri hanno cominciato ad ascoltare persone informate sui fatti.

A conclusione di varie vicende processuali, per l’omicidio di Garlasco è stato condannato definitivamente a sedici anni di reclusione Alberto Stasi, che all’epoca del delitto era fidanzato della vittima. Fu lui a scoprire il cadavere e a telefonare al 118. Si è sempre protestato innocente. Prima di finire condannato era stato assolto due volte in processi col rito abbreviato, poi annullati dalla Cassazione. Secondo i giudici fu proprio lui a uccidere in un raptus, per evitare forse che la ragazza rivelasse qualcosa di scottante.

   

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