Ogni anno, con l’arrivo della primavera, il nome di Roland Garros torna a risuonare nel mondo del tennis, ma pochi sanno chi fosse realmente questo uomo e perché un torneo così prestigioso porta il suo nome. Roland Garros, infatti, non aveva quasi nulla a che fare con il tennis: era un aviatore francese, un pioniere del volo e un eroe di guerra. Scopriamo insieme la storia dietro questo nome leggendario.
La nascita di una passione per l’aviazione
Roland Garros nacque il 6 ottobre 1888 a La Réunion, un’isola lontana dall’Europa ma che gli regalò fin da piccolo uno spirito avventuroso. Durante l’adolescenza, a causa di una pneumonia, dovette limitare alcune attività, ma praticò con entusiasmo sport come il ciclismo e il rugby — il tennis, invece, non faceva parte dei suoi interessi. Laureato alla prestigiosa HEC di Parigi, a soli 21 anni aprì una concessionaria d’auto, ma la vera svolta arrivò nel 1909, quando assistette a un meeting aereo vicino a Reims. Quell’evento fu l’innesco di una passione che avrebbe segnato tutta la sua vita.
Roland era un tipo ingegnoso: decise di comprarsi un aeroplano e imparare a volare da solo. Ricordo ancora la storia che circola tra gli appassionati di aviazione: Garros partecipò alle celebrazioni del 14 luglio del 1910 a Cholet senza nemmeno avere il brevetto da pilota! Il 6 settembre 1911 stabilì un record di altitudine raggiungendo 3.910 metri. Da lì in poi, accumulò successi in gare e meeting, diventando presto una figura nota nel mondo dell’aviazione.
Le imprese durante la Prima Guerra Mondiale
Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Roland Garros mise il suo talento al servizio dell’esercito francese come sottotenente pilota. Tra le sue innovazioni più importanti c’era l’idea di montare una mitragliatrice sul suo aereo, rivoluzionando il combattimento aereo. Nel giro di due settimane abbatté tre aerei nemici, un’impresa che lo rese subito famoso.
Tuttavia, fu abbattuto sopra il Belgio e fatto prigioniero dagli tedeschi, che recuperarono la sua invenzione. Dopo tre anni riuscì a fuggire, anche se nel frattempo aveva sviluppato una miopia che lo costrinse a indossare occhiali per continuare a volare. Tornò in battaglia e abbatté un quarto aereo nemico, ma morì il 5 ottobre 1918, durante un combattimento sopra le Ardenne.

Il nome di Roland Garros diventa un simbolo del tennis
Dieci anni dopo la sua morte, nel 1928, la Federazione Francese di Tennis decise di intitolare a Roland Garros uno stadio situato vicino al Bois de Boulogne, a Parigi. Qui la squadra francese di Coppa Davis, composta dai leggendari “Quattro Moschettieri” — Jean Borotra, René Lacoste, Jacques Brugnon e Henri Cochet — avrebbe difeso il suo titolo contro gli Stati Uniti.
Ma perché proprio il nome di un aviatore senza alcun legame diretto con il tennis? La risposta sta nell’amicizia che legava Garros a Émile Lesueur, presidente dello Stade Français e compagno di studi di Garros alla HEC. Fu proprio Lesueur a insistere perché il nome dell’aviatore fosse scelto per lo stadio, trasformandolo in un simbolo non solo dello sport ma anche del coraggio e dell’innovazione francese.
Quando penso a Roland Garros, mi viene in mente un ricordo personale: da bambino guardavo le partite sulla terra battuta, senza sapere chi fosse davvero quell’uomo dietro al nome. Ora, ogni volta che seguo il torneo, penso a quel pilota audace che sfidò il cielo con la stessa determinazione con cui i tennisti affrontano ogni match. Un vero eroe, in un campo o nell’altro.
Roland Garros, quindi, non è solo un torneo: è la celebrazione di una figura storica che ha saputo unire passione, coraggio e innovazione, lasciando un’impronta indelebile nel cuore della Francia.

Mi chiamo Giulia Baroni e sono giornalista per Il Delitto da oltre dieci anni. La mia passione è raccontare i fatti che scuotono la politica, l’economia e il mondo dello sport italiano, sempre con un occhio attento ai dettagli nascosti. Credo che il giornalismo non sia solo informare, ma anche dare significato agli eventi, aiutare i lettori a comprendere cosa c’è dietro le notizie e a farsi un’opinione consapevole. Ogni giorno metto impegno, curiosità e dedizione per offrire un’informazione autentica e di qualità.
