Il tennis italiano, un tempo dominato dalla terra battuta, ha vissuto una vera e propria rivoluzione negli ultimi anni. Jannik Sinner, il giovane talento che sta facendo il suo grande ritorno a Roma, è solo uno dei protagonisti di questo cambiamento che ha portato l’Italia a diventare una delle potenze mondiali del tennis moderno.
Un tennis che si evolve
Negli ultimi decenni, il tennis italiano ha saputo adattarsi alle richieste del gioco moderno. Se un tempo la terra battuta rappresentava la base di partenza per ogni tennista italiano, oggi il panorama è molto più variegato, con un mix di stili e superfici che lo avvicinano più alla Francia che alla Spagna. L’Italia ha abbracciato anche le superfici dure, quelle dove si giocano i tornei più prestigiosi, come il Masters 1000 di Roma, che è tra i più importanti del circuito.
Oggi, il tennis italiano vanta un numero significativo di giocatori nei primi posti della classifica mondiale: ben sette nella top 50. Un risultato che parla di un cambiamento non solo nei numeri, ma anche nella diversità dei profili. Da Sinner con il suo tennis preciso e ritmico, a Musetti che sfoggia un rovescio a una mano elegante, fino a Berrettini, con i suoi potenti colpi da fondo campo. Ogni giocatore ha un suo stile unico, ma tutti condividono lo stesso paese e la stessa passione per il tennis.
Il cambiamento radicale
Se nel passato il tennis italiano era fortemente legato alla terra battuta, il XXI secolo ha visto una svolta significativa. Jannik Sinner, nato nel 2001, è cresciuto in un contesto diverso rispetto ai suoi predecessori. Grazie al cambiamento strutturale portato dalla Federazione Italiana Tennis sotto la guida di Angelo Binaghi, è stato possibile sviluppare una nuova generazione di tennisti, più preparati ad affrontare le sfide su superfici veloci. Il progetto “Fast Court”, lanciato nel 2009, ha avuto un impatto importante, permettendo ai giovani italiani di allenarsi su campi duri e di adattarsi alle esigenze del tennis moderno.
La spinta delle donne
Il cambiamento ha preso piede anche grazie alle donne, e una figura chiave è stata Flavia Pennetta, che nel 2015 ha vinto gli US Open giocando su superficie dura. La sua vittoria ha segnato una pietra miliare, non solo per la sua carriera, ma anche per l’approccio del tennis italiano alle superfici rapide. Pennetta ha contribuito a cambiare la mentalità degli allenatori e dei giocatori, mostrando che anche l’Italia poteva eccellere fuori dalla sua tradizionale casa della terra battuta.
Un tennis orientato alla performance
Negli ultimi anni, il focus si è spostato dalla tecnica pura alla performance. Come affermato da Vincenzo Martucci, giornalista de Il Messaggero, prima i giocatori italiani si concentravano su talento e tecnica, mentre oggi l’attenzione è sulla capacità di ottenere risultati concreti. Questo cambiamento è stato possibile grazie all’opera di Roberto Lombardi, che ha creato un Istituto di formazione specializzato nella performance, facendo sì che i giocatori italiani fossero preparati non solo dal punto di vista tecnico, ma anche fisico e mentale.
Diversità di stili, un’Italia che cambia
Se da un lato il tennis italiano è sempre stato legato a un’identità ben precisa, con una forte impronta della terra battuta, oggi è diventato un vero e proprio crogiolo di stili. Jannik Sinner, che proviene dal Nord Italia, ha un gioco più lineare e potente, mentre il siciliano Marco Cecchinato ha costruito la sua carriera sulle abilità di terra battuta. Ma non c’è più una “scuola italiana” unica: ogni giocatore è libero di sviluppare il proprio stile, senza limitazioni geografiche o culturali.
Questo cambiamento ha avvicinato l’Italia alla Francia, dove la varietà di stili è una costante. In Francia, infatti, non c’è un singolo stile definito, ma una continua ricerca di nuove modalità di gioco. Lo stesso sta accadendo in Italia, dove le nuove generazioni di tennisti possono contare su una grande varietà di approcci.
Oggi il tennis italiano è un esempio di evoluzione, dove ogni giocatore ha la possibilità di trovare il proprio posto, e Roma ne è la vetrina perfetta. Se questa crescita continua, l’Italia si prepara a dominare il panorama mondiale del tennis, come già dimostrato dalle vittorie dei suoi talenti emergenti.

Mi chiamo Giulia Baroni e sono giornalista per Il Delitto da oltre dieci anni. La mia passione è raccontare i fatti che scuotono la politica, l’economia e il mondo dello sport italiano, sempre con un occhio attento ai dettagli nascosti. Credo che il giornalismo non sia solo informare, ma anche dare significato agli eventi, aiutare i lettori a comprendere cosa c’è dietro le notizie e a farsi un’opinione consapevole. Ogni giorno metto impegno, curiosità e dedizione per offrire un’informazione autentica e di qualità.
