Muretti a secco: a Chiavenna un corso per tramandare l’antica tecnica

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Redazione

L’arte della costruzione dei muretti a secco, riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, trova nuova linfa a Chiavenna grazie a un corso di formazione dedicato a questa antica tecnica. L’iniziativa mira a trasmettere alle nuove generazioni un sapere artigianale che ha plasmato il paesaggio alpino per secoli e che rischia di andare perduto con il passare del tempo.

Il corso organizzato nel territorio valchiavennasco rappresenta un’opportunità concreta per apprendere i segreti di una pratica edilizia millenaria che non utilizza alcun tipo di legante, ma si basa esclusivamente sull’incastro sapiente delle pietre. Una tecnica che richiede esperienza, pazienza e una profonda conoscenza dei materiali naturali disponibili sul territorio.

Un patrimonio riconosciuto a livello internazionale

Dal 2018, l’arte dei muretti a secco figura nell’elenco rappresentativo del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO. Questo riconoscimento ha coinvolto otto paesi europei, tra cui l’Italia, e ha posto l’accento sull’importanza di preservare non solo le strutture esistenti, ma soprattutto le competenze necessarie alla loro realizzazione e manutenzione.

Nel territorio alpino e prealpino italiano, i muri a secco rappresentano un elemento caratterizzante del paesaggio rurale. Servivano tradizionalmente per delimitare proprietà, contenere terrazzamenti agricoli, proteggere colture e pascoli, oltre che per realizzare percorsi e sentieri di montagna. La loro presenza testimonia secoli di adattamento dell’uomo all’ambiente montano.

La tecnica costruttiva tradizionale

La costruzione di un muretto a secco richiede competenze specifiche che si acquisiscono attraverso una lunga pratica sul campo. Il maestro muratore deve saper selezionare le pietre appropriate, riconoscerne la forma e le caratteristiche, e posizionarle secondo precisi criteri di stabilità ed equilibrio. Non si tratta di un semplice accatastamento, ma di una vera e propria architettura spontanea.

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Le pietre devono essere disposte in modo da creare una struttura autoportante, dove ogni elemento contribuisce alla stabilità dell’insieme. La base deve essere particolarmente solida, con pietre di dimensioni maggiori, mentre procedendo verso l’alto si utilizzano elementi progressivamente più piccoli. La leggera inclinazione verso monte garantisce una migliore resistenza alla spinta del terreno.

Un aspetto fondamentale riguarda il drenaggio: i muretti a secco permettono infatti il passaggio dell’acqua attraverso gli interstizi tra le pietre, evitando pericolosi accumuli di pressione che potrebbero comprometterne la stabilità. Questa caratteristica li rende particolarmente adatti al territorio montano, soggetto a piogge intense e al disgelo primaverile.

L’importanza della formazione pratica

Il corso di Chiavenna si inserisce in un contesto più ampio di iniziative volte alla valorizzazione dei saperi tradizionali legati alla montagna. La trasmissione di queste competenze non può avvenire solo attraverso manuali o lezioni teoriche, ma richiede necessariamente una componente pratica significativa, con il confronto diretto con i materiali e l’apprendimento sul campo.

I partecipanti hanno l’opportunità di lavorare sotto la guida di esperti che conoscono approfonditamente la tecnica e possono trasmettere quei piccoli accorgimenti che fanno la differenza tra una struttura durevole e una destinata a cedere nel tempo. La manualità, la capacità di valutare a colpo d’occhio quale pietra utilizzare in quale posizione, l’esperienza nell’affrontare situazioni diverse: tutto questo si apprende gradualmente, attraverso la pratica ripetuta.

Preservare il paesaggio valchiavennasco

Il territorio della Valchiavenna presenta numerosi esempi di muretti a secco, molti dei quali necessitano di interventi di recupero e manutenzione. Questi manufatti rappresentano non solo una testimonianza storica, ma svolgono tuttora funzioni importanti dal punto di vista idrogeologico e paesaggistico. Il loro degrado progressivo impoverisce il territorio e aumenta i rischi legati all’instabilità dei versanti.

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La disponibilità di persone formate nella tecnica costruttiva tradizionale può favorire interventi di restauro conservativo rispettosi delle caratteristiche originarie. Troppo spesso, infatti, muretti storici vengono sostituiti con strutture in cemento armato che alterano profondamente l’aspetto del paesaggio e non garantiscono le stesse prestazioni in termini di drenaggio e integrazione ambientale.

Opportunità professionali e turistiche

La riscoperta delle tecniche tradizionali non ha solo un valore culturale, ma può aprire anche interessanti prospettive professionali. Gli enti pubblici e i privati che desiderano recuperare muretti storici o realizzarne di nuovi secondo criteri tradizionali hanno bisogno di artigiani specializzati, una figura professionale oggi piuttosto rara.

Inoltre, la presenza di un paesaggio curato e la valorizzazione degli elementi tradizionali costituiscono un importante attrattore turistico. I visitatori della montagna apprezzano sempre più la qualità ambientale e la conservazione delle caratteristiche storiche del territorio, elementi che contribuiscono all’attrattività delle destinazioni alpine.

L’iniziativa chiavennasca si colloca dunque in una prospettiva di sviluppo sostenibile del territorio montano, dove la salvaguardia del patrimonio culturale si intreccia con opportunità economiche e con la necessità di presidiare e mantenere il territorio.

Un sapere da non disperdere

La generazione che deteneva queste competenze in modo diffuso sta progressivamente scomparendo. Molti anziani conoscevano la tecnica perché l’avevano vista praticare fin da bambini e l’avevano utilizzata nella gestione dei terreni agricoli e dei pascoli di famiglia. Il progressivo abbandono delle attività rurali tradizionali ha interrotto questa trasmissione naturale del sapere.

Iniziative formative come quella organizzata a Chiavenna rappresentano quindi un’occasione preziosa per evitare che questo patrimonio vada definitivamente perduto. La partecipazione di persone di diverse età e provenienze può contribuire a ricreare quella catena di trasmissione che si era interrotta, adattandola alle esigenze e alle sensibilità contemporanee.

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Il recupero delle tecniche tradizionali non significa rifiutare la modernità, ma integrare saperi antichi con conoscenze attuali, creando un approccio equilibrato alla gestione del territorio montano che sappia valorizzare il meglio di entrambe le dimensioni temporali.

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