Un incubo durato mesi, fatto di telefonate ossessive, messaggi minacciosi su WhatsApp e intimidazioni quotidiane. Si è concluso con un arresto l’ennesimo caso di stalking ai danni di una donna perseguitata dall’ex marito. I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un uomo di 72 anni, accusato di atti persecutori e minacce di morte nei confronti dell’ex coniuge.
La spirale di terrore attraverso telefono e messaggi
Secondo quanto ricostruito dalle forze dell’ordine, l’uomo non si era rassegnato alla fine del matrimonio e aveva iniziato una vera e propria campagna di molestie nei confronti della ex moglie. Il telefono della vittima squillava in continuazione, a ogni ora del giorno e della notte. Quando la donna non rispondeva, arrivavano i messaggi su WhatsApp: testi carichi di rabbia, insulti e soprattutto minacce esplicite di morte.
La persecuzione aveva assunto caratteri sempre più preoccupanti con il passare del tempo. L’uomo non si limitava alle comunicazioni a distanza: seguiva la donna nei suoi spostamenti quotidiani, si presentava sotto casa sua, nei luoghi che frequentava abitualmente. Un controllo asfissiante che aveva completamente stravolto la vita della vittima, costretta a modificare le proprie abitudini, a guardare continuamente alle spalle, a vivere in uno stato di ansia e paura costante.
La denuncia e l’intervento del Codice Rosso
La donna aveva trovato il coraggio di denunciare la situazione alle autorità. La sua testimonianza aveva attivato immediatamente la procedura prevista dal Codice Rosso, la normativa entrata in vigore nell’estate del 2019 che ha introdotto misure più stringenti e tempi accelerati per i reati di violenza domestica e di genere.
Gli investigatori hanno avviato un’attenta raccolta di elementi probatori. Sono stati acquisiti i tabulati telefonici che documentavano l’impressionante mole di chiamate effettuate dall’indagato. I messaggi WhatsApp sono stati estratti e catalogati, fornendo una prova inconfutabile del contenuto minaccioso delle comunicazioni. Sono state raccolte le testimonianze di persone che avevano assistito agli appostamenti e ai comportamenti molesti dell’uomo.
Il quadro emerso dalle indagini ha evidenziato una condotta persecutoria grave e reiterata nel tempo. L’autorità giudiziaria, valutati gli elementi raccolti e la pericolosità del soggetto, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare, ritenendo necessaria una misura restrittiva per tutelare l’incolumità della vittima e impedire la reiterazione dei comportamenti persecutori.
L’arresto e le accuse contestate
I carabinieri hanno dato esecuzione all’ordinanza, arrestando il 72enne. All’uomo vengono contestati gli atti persecutori, reato comunemente noto come stalking e previsto dall’articolo 612-bis del codice penale, oltre alle minacce gravi. Si tratta di accuse pesanti che prevedono pene significative, soprattutto quando le condotte sono aggravate da pregresse relazioni affettive con la vittima.
L’età avanzata dell’indagato non ha costituito un elemento sufficiente per evitare la misura cautelare. Al contrario, la gravità e la persistenza dei comportamenti hanno convinto i magistrati della necessità di intervenire con decisione. L’arresto rappresenta un segnale importante per la vittima, che finalmente può sentirsi più sicura, almeno temporaneamente.
Un fenomeno in crescita e trasversale
Il caso si inserisce in un quadro nazionale che vede una preoccupante diffusione del fenomeno dello stalking, in particolare nei confronti di ex partner. Le statistiche indicano che la maggior parte degli atti persecutori viene commessa proprio da ex coniugi o ex conviventi che non accettano la fine della relazione. Si tratta di una forma di violenza psicologica che può avere conseguenze devastanti sulla salute mentale e fisica delle vittime.
La tecnologia ha fornito nuovi strumenti ai persecutori. Messaggistica istantanea, social network, localizzatori GPS: mezzi che permettono un controllo ancora più pervasivo e continue intrusioni nella vita delle vittime. WhatsApp, in particolare, è diventato uno degli strumenti più utilizzati per molestare, minacciare e controllare.
Il fenomeno non conosce limiti di età, come dimostra questo caso. Lo stalking può essere perpetrato da persone di qualsiasi fascia anagrafica, e analogamente può colpire vittime di tutte le età. Questa trasversalità rende ancora più necessario un approccio sistematico al problema, che coinvolga forze dell’ordine, magistratura, servizi sociali e sanitari.
Le tutele previste dalla legge
Il Codice Rosso ha rafforzato significativamente la protezione delle vittime di violenza domestica e di genere. La normativa prevede che le denunce per questi reati debbano essere trattate con priorità assoluta: l’autorità giudiziaria deve ascoltare la persona offesa entro tre giorni dalla denuncia, e sono previsti termini stringenti per l’adozione delle misure cautelari.
Oltre all’arresto e alla detenzione, il sistema giuridico prevede altre misure di protezione: il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima, l’obbligo di mantenere una distanza minima, il divieto di comunicare con qualsiasi mezzo. In casi particolari può essere applicato il braccialetto elettronico, che permette di monitorare gli spostamenti dell’indagato e di allertare le forze dell’ordine in caso di violazione delle prescrizioni.
Il percorso di uscita dalla violenza
Per le vittime di stalking esistono diversi strumenti di supporto. I centri antiviolenza presenti sul territorio offrono assistenza psicologica, supporto legale e accompagnamento nelle procedure di denuncia. Il numero nazionale 1522, attivo 24 ore su 24, fornisce una prima risposta alle richieste di aiuto e orienta verso i servizi territoriali più appropriati.
Gli esperti sottolineano l’importanza di denunciare tempestivamente. Molte vittime esitano a rivolgersi alle autorità per vergogna, per timore di non essere credute, o nella speranza che la situazione si risolva da sola. Ma lo stalking tende invece ad aggravarsi nel tempo, e in alcuni casi può sfociare in violenze fisiche o in tragedie ancora più gravi.
Nel caso specifico dell’arresto del 72enne, l’iter giudiziario proseguirà ora con l’udienza di convalida dell’arresto e la valutazione della misura cautelare da parte del giudice. La vittima potrà costituirsi parte civile nell’eventuale processo, chiedendo il risarcimento dei danni subiti. Intanto, la donna può finalmente iniziare un percorso di ricostruzione della propria serenità, liberata dall’incubo delle minacce quotidiane che le avevano tolto la libertà di vivere la propria vita.
Redazione — Il Delitto
