donazioni                                     INVIA LE TUE SEGNALAZIONI                             COMMENTA SU FACEBOOK  

   

soldatiI problemi della sicurezza a Milano dovrebbero trovare soluzione nel toccasana annunciato dal ministro degli Interni Angelino Alfano: un contingente “poderoso” di centocinquanta soldati da far passeggiare nelle strade o impegnare a spingere camionette che spesso non si mettono nemmeno in moto, il tutto per dare a intendere che lo Stato è vicino ai milanesi, che da ora in avanti dovrebbero sentirsi pertanto al sicuro.

La metropoli con le periferie scassate e lasciate all’abbandono da tutti è al centro dell’attenzione per quattro coltellate che ogni tanto vanno volando fra giovani sbandati dei quali nessuno si occupa, gruppuscoli che si organizzano occasionalmente in bande e compiono come minimo atti di vandalismo dei quali nessuno sembra più acorgersi per pensare alla necessità di correre subito ai ripari con attività di prevenzione.

mariangeladelucaNon è stato archiviato a Torino il procedimento sul caso di due bambini (fratellino e sorellina) che avrebbero subito abusi dal padre e dal nonno: l’ha deciso con una approfondita ordinanza il giudice dott. Giacomo Marson, respingendo le richieste del pubblico ministero dott. Fabiola D’Errico. Trova perciò accoglimento l’opposizione formulata dall’avvocato Claudio Salvagni nell’interesse dei due minori ed è un primo respiro di sollievo per la madre Mariangela Deluca (nella foto), che combatte per avere giustizia in una vicenda che ha del grottesco: i figli, infatti, le sono stati curiosamente sottratti e può vederli raramente, per disposizione della magistratura, in una casa famiglia, dove invece viene consentito tuttora al padre, pur raggiunto dalle gravi accuse, di incontrarli più volte ogni settimana.

laurea di Ezio Denti
Le accuse rivolte dal sostituto procuratore dott. Letizia Ruggeri di Bergamo all'investigatore Ezio Denti sono infondate: è quanto si evince da una inequivocabile precisazione dell'Institut Technique Supérieur di Friburgo, il quale conferma che Denti ha conseguito regolarmente nel 2007 il titolo di ingegnere e ha annunciato di volere tutelare nelle sedi opportune la propria immagine.

La questione era emersa ieri attraverso un ampio servizio pubblicato con evidenza dal quotidiano La Repubblica, che ha riferito di una iniziativa del magistrato contro il noto investigatore. Denti è consulente della difesa di Massimo Bossetti, condannato in primo grado all'ergastolo per la morte di Yara Gambirasio. Nel corso del dibattimento, il professionista era stato attaccato dal pm, che, richiamato poi dalla Corte, aveva messo in dubbio la preparazione dell'investigatore, insistendo perché dicesse in aula quali fossero i suoi titoli. Denti, in tal modo compulsato, aveva risposto di avere conseguito a Friburgo il titolo di ingegnere. La questione era ed è priva di apprezzabilità ai fini processuali.

femminicidiContro la violenza sulle donne, che è ormai un’emergenza sociale enorme, occorrono sempre più azioni concrete, una rivoluzione che punti all’effettiva parità dei sessi. Sarà discussa a breve nella Commissione parlamentare la proposta di legge d’iniziativa mia e del sen. Domenico Scilipoti Isgrò, che va proprio in questo senso e contiene nuove “disposizioni per contrastare la discriminazione di genere e per la prevenzione ed il contrasto al femminicidio”.

Non volevo cadere nella trappola di proporre una teoria del tutto che non spiega niente. Per combattere questo triste fenomeno si deve partire da un’analisi più profonda della società, in quanto è conseguenza di una cultura storica maschilista. Qualsiasi forma di violenza maschile sulle donne ha radici culturali profonde, è un  problema strutturale, è l’espressione della disuguaglianza dei rapporti tra uomini e donne. La violenza è esercitata da un soggetto di sesso maschile in danno di una donna perché donna, perché appartenente ad un genere che si vuole inferiore e perciò soggetto al dominio maschile. Per questi motivi bisogna affrontare il problema alla radice, occorre una rivoluzione culturale basata sulla parità dei sessi, sulle pari opportunità, sul rispetto dell’altro nella sua alterità. Ritengo illusoria l’idea di poter sradicare questa violenza soltanto attraverso la legislazione penale. Nessuna legge, anche la più rigorosa, può fermare la violenza se non è accompagnata da una volontà di cambiamento nel rapporto tra i sessi e le persone. Anche le pene più severe non aiutano a prevenire. Ed è proprio in sede di prevenzione che emergono le maggiori carenze.

Ezio DentiEzio Denti fasullo, imbroglione, mendace persino in un’aula di giustizia nella quale si celebrava il processo contro Massimo Bossetti per l’assassinio di Yara Gambirasio: insomma, una nuova bomba. Falso ingegnere, falso criminologo, indagini di una prefettura su segnalazione del pm che accusa Bossetti: una puerile montatura contro un professionista colpevole solo di non essere asservito a chi a Bergamo pretende di comandare indisturbato e dettare senza ostacoli "verità" costuite in laboratorio. Ma non c’è da meravigliarsi: basta puntare il dito contro qualcosa di storto che c’è stata nelle indagini per scatenarsi addosso i massimi sistemi.

Suscita molti dubbi il fatto che a Bergamo, nella provincia lombarda dove è stata uccisa Yara, si enfatizzino peli, come in questo caso di Ezio Denti, in un contesto diffusamente marcio nel quale magistrati andavano a mangiare con trafficanti internazionali, ‘ndranghetisti e mafiosi senza che alcuno si accorgesse di nulla. Parliamo di un calderone sporco nel quale sono finite persone assassinate e anche morte da suicida in modo misterioso, qualcuna che poteva sapere più di quanto finora non si sa sulla morte orrenda della ragazza di Brembate di Sopra.

bossetti gambirasio

La questione controversa del Dna nel processo per l’uccisione di Yara Gambirasio sarà al centro della battaglia sferrata per l’appello dalla difesa di Massimo Giuseppe Bossetti, condannato in primo grado all’ergastolo. Nucleare e mitocondriale: queste due parole terribili possono nascondere la verità su un atroce delitto e hanno messo in crisi al dibattimento anche i Ris di Parma. Sono però proprio i carabinieri ad avere invece un preciso protocollo: non può esserci Dna senza mitocondriale.

Sui social trovano ampia diffusione commenti di persone che in pieno stile peritus peritorum danno spiegazioni che nemmeno in aula, dopo aver udito i moderni luminari della scienza e biologia forense, nessuno ha saputo fornire.  La questione deriva, com’è noto, dal fatto che le tracce di Dna rilevate sul corpo di Yara assassinata hanno condotto a Bossetti per la cosiddetta parte nucleare, mentre conducono a una persona diversa per la parte mitocondriale. Si tratta di una certezza confermata proprio, come consulente del pubblico ministero, dal colonello Giampietro Lago: “Quella traccia, quella componente non solo non appartiene all’imputato, ma appartiene a una persona diversa”.

L’avvocato Paolo Camporini (che difende Bossetti insieme con l’avv. Claudio Salvagni) ha chiesto all’ufficiale se la questione sopra descritta susciti in qualche modo dubbi, sia trascurabile o ancora sia un importante campanello di allarme. Il colonnello Lago ha risposto “Merita una spiegazione”.

mariangela delucaDue bambini sono a Torino le vittime di un palleggiamento di carte fra tribunali e Procure ordinari e dei minori: l’impressionante caso di malagiustizia ha fatto registrare anche la sorprendente richiesta di archiviazione di un procedimento per abusi, contro la quale si oppone con coraggio la madre, Mariangela Deluca, 38 anni. Alla donna frattanto, come per beffa, sono stati sottratti i figlioletti, affidati a varie case famiglia.

 

manetteL’esposizione al pubblico di persone ammanettate è in Italia vietata, ma nonostante ciò è una pratica censurabile eccessivamente diffusa e la legge 479 del 1999 e il codice di procedura penale prevedono al massimo una sanzione disciplinare per chi non rispetta la norma. Gli esempi clamorosi di queste obbrobriose oscenità vanno dalla foto che nel 1983 mostrava il presentatore Enzo Tortora con i ferri ai polsi nel cortile di una caserma al filmato del 2014 con l’arresto del presunto assassino di Yara Gambirasio, Massimo Giuseppe Bossetti, fatto inginocchiare in manette davanti a una telecamera; immagini che ricordano quelle ancor più raccapriccianti degli uomini al guinzaglio nel carcere americano di Guantanamo.

Commissar

Il dirigente del Commissariato di Polizia di Legnano, vice questore aggiunto Francesco Anelli, in un atto d’ufficio diretto ad altri organismi dello Stato ha sostenuto che ventimila euro destinati ad indagini per scoprire gli assassini di Yara Gambirasio, quando ancora non era stato arrestato il muratore Massimo Bossetti (poi condannato all’ergastolo), erano stati utilizzati da me per scrivere il libro “Yara, orrori e depistaggi”.

Francesco AnelliEccomi d’improvviso, giornalista ultradecano della professione, ormai con la barba bianca, immorale e biasimevole, per avere tratto addirittura profitto, senza pietà, dalla morte orrenda di una limpida ragazza. Fosse stato così, non sarei qui ancora a scrivere esercitando la professione di giornalista.

Gioco delle tre carte al Commissariato di Legnano

I ventimila euro pappati da me cronista biasimevole erano solo un’atroce invenzione del dott. Francesco Anelli, per motivi rimasti fino ad ora oscuri. Lo faceva con sicumera, con l’autorevolezza che chiunque giustamente riconoscerebbe in un alto funzionario, immaginandolo veritiero, attento, non confusionario.

minacceNel mese di febbraio 2014 ricevetti messaggi intimidatori per il mio libro “Yara, orrori e depistaggi”, sull’uccisione di Yara Gambirasio. Mentre i carabinieri indagavano, il vice questore aggiunto dott. Francesco Anelli, dirigente del Commissariato di Legnano, sostenne però in un atto che non s’era trattato di minacce, ma della reazione di un benefattore indignato perché avevo utilizzato per scrivere il libro ventimila euro che l’uomo aveva messo a disposizione per scoprire gli assassini della ragazza di Brembate di Sopra in provincia di Bergamo. L’affermazione, tuttavia, era falsa; né i messaggi del “benefattore” restarono isolati, ma furono accompagnati o seguiti da atti intimidatori, il più grave dei quali fu l’invio di un proiettile, un fatto che secondo lo stesso funzionario non costituiva per me, cronista ultradecano di “nera”, un pericolo. Reagii contro le falsità non sfidando il funzionario a duello, ma documentando per ristabilire la verità.

Il “benefattore” era uno sfasciacarrozze della provincia di Padova che attraverso il quotidiano “Giornale di Bergamo” aveva invitato a fornirgli telefonicamente, utilizzando un numero appositamente attivato, informazioni sul delitto. A che titolo lo facesse non s’è capito. Anche un imprenditore di Legnano aveva messo a disposizione centomila euro, ma destinandoli agli inquirenti per sostenere le loro attività di investigazione. Perché invece quella iniziativa del “benefattore” estremamente curiosa per le sue modalità? E, soprattutto, mirava a filtrare in proprio eventuali notizie o lo faceva per conto di qualcuno? Mistero, come tanti altri fatti bui accaduti a contorno dell’orrendo assassinio di Yara, con un intreccio di storie di magistrati che banchettavano a Bergamo con mafiosi, di omicidi strani commessi nel circondario, fino alle aggressioni subite dalla sorella gemella di Massimo Bossetti, finito in carcere e poi condannato in primo all’ergastolo per la morte di Yara.

Il 26 febbraio 2014 “Ossigeno per l’informazione”, Osservatorio promosso da Federazione della Stampa Italiana e Ordine dei Giornalisti sui cronisti minacciati e sulle notizie oscurate, sotto il titolo “Bergamo: minacce e censura per un libro sull’omicidio Yara” registrava la vicenda come primo caso dell’anno di minacce a un cronista in Lombardia.

pietro sarchièFavoreggamento, ricettazione e riciclaggio sono i reati dei quali è chiamato a rispondere a Macerata il catanese Santo Seminara, in un secondo processo per la vile uccisione del pescivendolo Pietro Sarchiè. Altri due catanesi, Giuseppe Farina e il figlio Salvatore, sono stati condannati all’ergastolo per l’omicidio, commesso per sbarazzarsi di un lavoratore e sottrargli i clienti. “Dovranno restare in carcere – grida Jennifer, figlia della vittima – fino all’ultimo giorno”.

Pietro Sarchiè sparì misteriosamente la mattina del 18 giugno 2014 con il suo furgone, mentre compiva il giro quotidiano nell’entroterra per servire i clienti. Le sue ricerche furono difficoltose, svolte giorno e notte dai familiari dell’uomo, mentre gli inquirenti erano orientati sull’ipotesi, rivelatasi suggestiva, di un allontamento volontario. L’uomo fu poi ritrovato cadavere dopo una ventina di giorni, ucciso a colpi di pistola e sepolto in un terreno di campagna: fu la morte nel cuore per la moglie e i due figli.

Magistrato e carabinieri si trovarono a dover dipanare un caso criminale molto difficile, poiché scandagliando nella vita del pescivendolo non si trovò nulla che avesse potuto scatenare nei suoi confronti una vendetta: era una persona stimatissima, dedita esclusivamente alla famiglia e al lavoro, che lo impegnava da decenni in un’attività molto dura, ma svolta sempre con onestà, rispetto del prossimo e grande scrupolo. Perché allora avevano ucciso Pietro? Gli inquirenti riuscirono a raccogliere prove su atti preparatori compiuti da altri due pescivendoli, i due Farina, per sbarazzarsi dell’uomo: lo avevano seguito per giorni nei suoi spostamenti, per cogliere il momento più propizio per bloccarlo, assassinarlo e portare via il furgone carico di pesce; e successivamente avevano curato di eliminare eventuali tracce del delitto che potessero far risalire a loro. Il furgone era stato trasportato in un capannone di un altro catanese, Santo Seminara, e quindi smantellato.

massimo bossettiDecine di migliaia di persone festeggiano oggi il compleanno di Massimo Bossetti e invocano la sua scarcerazione. L’uomo, com’è noto, è detenuto da due anni ed è stato condannato in primo grado all’ergastolo per l’uccisione di Yara Gambirasio; ma sulla sua colpevolezza ci sono innumerevoli dubbi.

Messaggi di auguri hanno inondato dalla mezzanotte il web. Con Massimo Bossetti festeggia il compleanno anche la sorella gemella Letizia Laura. Ad entrambi hanno inviato immagini e parole con manifestazioni di affetto cittadini convinti che i veri assassini di Yara Gambirasio vadano ancora cercati, oltre ai gruppi di Facebook che si battono per il riconoscimento dell’innocenza dell’uomo: sono persone di ogni età e ceto sociale, fra le quali anche esperti di criminologia e studiosi che denunciano mostruosità dei processi indiziari.

 

maria oana ungureanu

Quando viene trovato un cadavere, chi indaga può incorrere in un errore grossolano: scambiare una morte accidentale per un omicidio o viceversa. Ci sono casi, anche attualmente, molto dibattuti, uno dei quali è quello di Maria Ungureanu: una morte seguita ad un incidente di gioco, mentre la Procura ha ritenuto che fosse stato commesso un omicidio e per questo ha indagato due giovani, Daniel Petru e Cristina Ciocan.

Non sono nuova a questo tipo di errori, essendo consulente di Michele Buoninconti, un padre di quattro figli, in carcere da quasi due anni per un omicidio mai avvenuto: la morte della moglie Elena Ceste.

La Ungureanu nel giorno della sua morte, dopo essere stata in chiesa e poi in compagnia del giovane Daniel Ciocan, tornò a casa, cenò e uscì di nuovo per recarsi alle giostre. Poco dopo la mezzanotte, una donna trovò il suo cadavere nella piscina di un agriturismo nel centro storico di San Salvatore Telesino in provincia di Benevento. Era il 19 giugno di quest’anno.

Maria dopo aver cenato, con tutta probabilità, incontrò alle giostre alcune compagne di giochi, forse coetanee o ragazzine poco più grandi di lei, e, con loro, attraverso un’apertura nella rete, sgattaiolò nel parco dell’agriturismo per fare un bagno nella piscina, nella quale affogò per cause accidentali.

Molteplici dati accreditano questa ricostruzione:

caporalatoNon occorreva alcuna legge nuova per combattere il caporalato, un fenomeno spregevole di criminalità che è assimilabile in Italia a quello, sempre più diffuso, della schiavitù. La politica ha consentito per decenni il lavoro sottopagato nelle campagne, sebbene non mancassero le norme, anche drastiche e molto severe, per stroncare disonesti e organizzazioni malavitose che traggono profitti non indifferenti da questo tipo di sfruttamento. Da Paternò a Foggia e Gioia Tauro, da Napoli a Pavia, non c’è regione che non conosca la miseria di un numero incalcolabile di persone costrette a sopportare fatiche da bestie per sopravvivere.

Commentando la nuova legge appena approvata dal Parlamento, il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina ha detto entusiasta “Ora abbiamo più strumenti utili per continuare una battaglia che deve essere quotidiana, perché sulla dignità delle persone non si tratta”; e il ministro della Giustizia Andrea Orlando: “Oggi è una grande giornata per il lavoro, per la tutela dei diritti e le persone più deboli: si è realizzato un obiettivo che da sempre caratterizza le battaglie della sinistra, quello per la dignità dei lavoratori e delle persone che sono più esposte alle forme più odiose di sfruttamento”.

   

News  

Informazioni

yara
 
   

CoolFeed Module  

   
© MY WORK