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appello BossettiBRESCIA - L’accusa si oppone a nuove indagini richieste per provare che la condanna all’ergastolo di Massimo Bossetti per l’uccisione di Yara Gambirasio è un errore. Il secondo processo, cominciato oggi a Brescia in Corte d’Assise d’appello, dalla prima udienza è entrato subito nel vivo, in toni minori ma dagli esiti provvisori che non aggiungono nulla di nuovo alla contrapposizione dura fra le Procure e la difesa, che fra una settimana potrà passare all'attacco.

Sono state dieci ore di udienza che il presidente della Corte, Enrico Fischietti, ha amministrato con saggezza, assicurandone uno svolgimento sereno. Può essere la principale nota positiva di un processo che si annunciava caldo e caratterizzato da polemiche ed è filato invece al primo giorno liscio e con ordine anche per l’afflusso di pubblico, regolato diligentemente e con garbo da carabinieri del comando provinciale. Al di là di questa riflessione, per la cronaca è già noto che il presidente della Corte ha aperto poco dopo le 9 il processo riassumendo la sentenza di primo grado e i motivi degli appelli, il primo degli avvocati Claudio Salvagni e Massimo Camporini, che chiedono l’assoluzione di Bossetti, e gli altri della Procura di Bergamo e di quella generale di Brescia, che chiedono invece la parziale riforma della sentenza di primo grado per confermare l’ergastolo e condannare l’imputato anche per calunnia di un compagno di lavoro, reato dal quale era stato assolto in primo grado.

S’è aperto quindi il dibattimento, con la requisitoria del pubblico ministero, l’avvocato dello Stato Marco Martani, apostrofato all’improvviso da Bossetti: “Non dica idiozie”. Bossetti all’arrivo in aula era apparso assai smagrito e aveva ottenuto, su sua richiesta, di sedere accanto ai difensori. La moglie Marita Comi sedeva in una delle prime file, dietro gli avvocati; la madre Ester Arzuffi assai indietro, tra la folla. Le due donne non sono state viste scambiarsi alcuna parola, ma Ester ha mandato a Marita un rosario attraverso una nostra collega.

In sostanza l’accusa - di cui ricalcano pienamente le posizioni le parti civili - ha discusso la sentenza di primo grado, ritenendola ineccepibile e facendo proprie le conclusioni del sostituto procuratore Letizia Ruggeri, in base alle quali sarebbero da respingere tutti i motivi d’appello della difesa, alcuni per avere dichiarata la nullità di molte ordinanze e quella principale per ottenere il rinnovamento dell’istruttoria con una nuova perizia sulle tracce di dna rilevate su alcuni indumenti di Yara, attraverso le quali si è pervenuti alla sentenza di condanna. Nulla di nuovo, dunque, sotto questo aspetto, com’era prevedibile: secondo il pm non ci sarebbero novità nelle richieste dei difensori, i cui motivi di appello sono stati definiti fantasiosi e campati in aria.

Sorprendente è stata invece la richiesta del sostituto Pg di dichiarare inammissibili i motivi aggiuntivi di appello presentati dai difensori di Bossetti il 15 giugno. Essi riguardano immagini satellitari del punto in cui il 26 febbraio 2011 fu rinvenuto a Chignolo d’Isola il corpo senza vita di Yara. La sentenza di primo grado ha sostenuto che la ragazza fu uccisa la sera stessa della sparizione e nel luogo stesso del ritrovamento; ma tali immagini proverebbero una verità diversa e che quel corpo non era lì il 24 gennaio 2011. Di parere diverso è l’accusa, secondo la quale la scarsa risoluzione delle foto non consentirebbe alcuna deduzione. In ogni caso, la richiesta andrebbe respinta per una questione di lana caprina: i motivi aggiuntivi dovevano essere presentati infatti almeno quindici giorni prima dell’apertura del processo, ma sarebbero stati depositati con un giorno di ritardo.

Fra una settimana, il 6 luglio, sarà la volta della difesa.

Claudio SalvagniBRESCIA - Accertamenti su un dna da ripetere o processo direttamente a sentenza, Massimo Bossetti da mandare assolto o da lasciare all’ergastolo sulla base di un solo indizio grave ma controverso? Da domani a Brescia si entra nel vivo di uno dei più discussi casi giudiziari degli ultimi cinquant’anni, col processo d’appello per la morte di Yara Gambirasio; ma nessuno può rispondere ancora a quei drammatici interrogativi.

Bossetti, come ha annunciato, vuole essere in aula accanto ai suoi avvocati. Non ha nulla da temere: non conosceva Yara, non l’ha mai incontrata, non l’ha uccisa, non ha mai fatto male a nessuno. Ai giudici rivolge solo una supplica: ripetano gli accertamenti, perché le tracce di dna rilevate sugli slip della ragazza non sono state lasciate da lui.

Le modalità strane di svolgimento delle indagini, numerosi depistaggi, la spettacolarizzazione dell’arresto con ripresa televisiva dopo che era stata spesa dall’accusa una caterva di denaro, e persino interessi politici, fanno ritenere che Bossetti è innocente.

violenza fra viciniIl bullismo del cosiddetto vicinato sfugge ancora a una specifica valutazione anticrimine, pur essendo all’origine di molti omicidi. Il problema del bullismo nelle scuole - che esiste da sempre - è stato finalmente riconosciuto come tale e ha ricevuto, e riceve ancora, per fortuna, molta attenzione, ma nessuno si accorge, però, del fenomeno in un certo senso analogo tra gli adulti, sebbene si manifesti spesso con fatti gravissimi.

Quando si parla di buon vicinato o di cattivo vicinato si pensa subito che ci si trovi di fronte a piccoli contrasti tra vicini di casa o tra condomini, la cui convivenza non è pacifica per ragioni futili. In verità, il fenomeno è molto più complesso e più grave di quello che appare o di quello che molti possono intuire. Spesso, all'interno di un vicinato, c'è un soggetto o un nucleo familiare più debole che viene fatto oggetto di continue angherie, vessazioni da parte di un altro soggetto o di un altro nucleo familiare più forte e prepotente.

processo Bossetti

La rivista “Il Delitto” (www.ildelitto.it) , di politica, cronaca, indagini, prevenzione e repressione del crimine, seguirà a Brescia in aula le udienze del processo d’appello a Massimo Bossetti, che comincerà venerdì, per analizzare gli sviluppi della controversa vicenda giudiziaria.

“Pensiamo di compiere una valutazione attenta e chiara del processo - ha detto il giornalista Salvo Bella, inviato con alcuni colleghi - anziché la cronaca”. La rivista “Il Delitto” ha lo stesso nome di una collana di Gruppo Edicom che all’inizio del 2014 ha accolto il libro di Bella “Yara, orrori e depistaggi”. Il giornalista, quando ancora non era stato arrestato Bossetti, poi condannato in primo grado all’ergastolo, ha aspramente criticato le indagini sulla morte di Yara Gambirasio.

bavaglioC’è un nuovo bavaglio, una sfida al diritto del pubblico di vedere e sentire il processo di secondo grado a Massimo Bossetti per la morte oscura di Yara Gambirasio. Telecamere, microfoni e macchine fotografiche saranno proibite in aula. Questa decisione oscurantista della Corte d’Assise d’appello di Brescia arriva a una settimana dal processo nel quale si deciderà la sorte di un uomo che è condannato all’ergastolo ma potrebbe essere il capo espiatorio di una delle più misteriose vicende giudiziarie degli ultimi cinquant’anni: non c’è, secondo i giudici, interesse pubblico.

bossetti 3Massimo Bossetti torna il 30 giugno davanti a una Corte, quella d'Assise d'appello di Brescia, per continuare a protestare la sua innocenza. In carcere da tre anni e con una condanna all'ergastolo, è il capro espiatorio di indagini tarocche sull'omicidio di Yara Gambirasio, un delitto che rimane profondamente oscuro: dove e come morì fra il 2010 e il 2011 la povera ragazza, per quali motivi e per mano di chi è infatti un mistero, pur avendo speso milioni di euro. Non c'è nemmeno la certezza che si sia trattato di un omicidio volontario e gli unici elementi in mano sono tracce di dna controversi e un improbabile assassino che fa comodo per soddisfare la sete popolare di giustizia e garantire qualche importante carriera.

Francesco CarboneDenunce insabbiate su appalti illecitii, mafia di Stato e associazioni per delinquere nelle istituzioni: sembrano ingredienti di un film poliziesco, ma invece è il tema caldo di una battaglia che un palermitano, Francesco Carbone, 41 anni, conduce dal 2008. “Archiviano sistematicamente tutto ma nessuno - dice - mi vuole processare per calunnia”.

Dal 2001 al 2008 Francesco Carbone fu dipendente di una impresa espletante il servizio postale in appalto al Centro Meccanograiuco di Verona. In quegli anni e in quel contesto scoprì numerose anomalie e cominciò a denunciarle alla guardia di finanza. Non erano, come ricorda, chiacchiere, ma fatti, che suffragava anche con documenti, foto e video, inerenti presunti illeciti per evasione fiscale, lavoro in nero, carenze nella igiene e nella sicurezza.

prostituzioneUna rumena di 26 anni, Felicia Angelica Mitu, è finita sotto processo a Monza per una vicenda che ha dell’incredibile: insieme con la sorellastra Madia, aveva accusato un italiano, Donato Pistillo, di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, ma ha poi ritrattato e deve rispondere ai giudici di autocalunnia. Dal 2012 a oggi, frattanto, l’uomo è finito in un calvario e, con una condanna definitiva a tre anni di reclusione, andrebbe a momenti in carcere; ma, protestandosi innocente, ha reagito denunciando magistrati che lo avrebbero perseguitato, chiedendo più volte la revisione del processo e presentando innumerevoli esposti, rimasti finora tutti inascoltati.

Comune AcirealeLicenziati e condannati i furbi del cartellino, il Comune di Acireale ha ancora un bel repulisti da fare. Non bastavano quelli che percepivano in frode lo stipendio, timbravano simulando di essere entrati al lavoro e andavano via come se nulla fosse, il malcostume continua a serpeggiare con comportamenti arroganti e difficilmente definibili. Ecco spuntare anche l'asino zelante.

Un funzionario dall’eccessivo, curioso e sospetto zelo, mi ha invitato infatti quest’anno a pagare tributi per spazzatura per l’anno 2017 pur essendo consapevole, come risultante dagli atti in Suo possesso, che il sette novembre del 2011 sono emigrato da quel Comune, dove per motivi della attività professionale ero ospite di un amico ispettore di polizia. Già l’anno scorso avevo provveduto a contestare l’infondatezza di una analoga pretesa. Al diabolico, purtroppo, non c’è però limite: alla nuova contestazione di quest’anno, corredata in abbandonanza da documenti, infatti, il funzionario, invece di annullare la bolletta, arrampicandosi sugli specchi mi chiede di esibirgli documentazione della cessazione di contratti di utenze che non sono mai esistiti; e poco, di questo andazzo, ci manca che non mi chieda se nell’alloggio ricevessi anche sue sollazzevoli amiche.

Che si fa in questi casi? “Siccome non sono servo Suo – ho risposto per raccomandata al funzionario - né posso stare appresso alle Sue fregole pruriginose e alle Sue fantasie, oltre a chiedere ogni opportuno provvedimento del Signor Sindaco, al quale pure è indirizzata la presente, formalmente La invito dunque a ottemperare senza ritardo alla richiesta di annullamento della bolletta in questione e a non perseverare con incompetenza nell’eccesso di potere. Mi auguro che non si riveli asino al punto da indurmi a denunciarla per omissioni di atti d’ufficio e altro, non avendo il tempo di raggiungerla ad Acireale per calarla con le Sue carte immondizia nel più grande cassone della spazzatura onde potersi rinfrescare le idee”.

confisca giocattoliUn giudice di Monza ha ordinato la confisca e distruzione di due pistole ad aria compressa scambiandole per armi. Il provvedimento è l’appendice di una tormentata vicenda giudiziaria che ha per protagonista Donato Pistillo, 42 anni, il quale si batte da un lustro per avere riconosciuta l’innocenza in un processo per sfruttamento della prostituzione.

Le due pistole ad aria compressa furono sequestrate, insieme con un pc e varie sim telefoniche, dai carabinieri di Besana in Brianza il 18 marzo 2012 a seguito della denuncia presentata da due sorellastre rumene che asserivano di essere state costrette a prostituirsi sotto la minaccia di armi. Dal verbale dell’epoca risulta chiaramente che si trattava di giocattoli, ognuno “simile per dimensione e peso ad arma vera”, ma non capaci di offendere.

La prima sentenza nel processo, né quelle dei successivi gradi di giudizio, non dispose alcunché sulla destinazione di tutti i reperti, che in pratica costituivano probabili corpi di reato ma non influirono in alcun modo sulla decisione.

A distanza di parecchi anni, Donato Pistillo ha avuto ora restituiti il pc e le sim ma non anche le due pistole giocattolo. “È davvero assurdo” dice e si è rivolto all’avv. Claudio Salvagni per essere assistito. Dove finiranno questi giocattoli? Confiscati e distrutti. L’ha deciso a Monza il giudice per le indagini preliminari Cristina Di Censo con un provvedimento contraddittorio, per due ragioni: innanzitutto definisce armi i giocattoli; e inoltre procede in base all’art. 240 del codice penale commi 2 e 4, che non esiste. Il comma 2 dell’art. 240 fa riferimento alla confisca obbligatoria “delle cose, la fabbricazione, l'uso, il porto, la detenzione o l'alienazione delle quali costituisce reato, anche se non è stata pronunciata condanna”; ma la particolarità di questo caso è che detenere quel tipo di similarmi non costituisce reato. Il provvedimento dallo strano contenuto appare frettoloso sin dalla forma scritta a mano e prima di alcun riferimento ai procedimenti ai quali dovrebbe essere connesso.

Al momento dell’acquisto, l’armeria di Milano aveva dichiarato nel 2006 che si trattava di oggetti di libera vendita in quanto di potenza inferiore a 7,5 joule.

geroglifici: motivazione illeggibile del pm

Si chiama Maria Saracino, è sostituto procuratore della repubblica al tribunale per i minorenni di Milano e non occorre sapere di più; se non che questa pm ha pensato di poter togliere definitivamente i figlioletti ai genitori scrivendo tre righe di geroglifici, incomprensibili per un comune mortale e rivelatori di frettolosità: una leggerezza che fa inorridire, perché il web è pieno di notizie riguardanti l’imminente morte della madre dei minori per cancro e pare che il Pm non ne sappia proprio nulla, pur disponendo di una rete amplissima di servizi sociali e di consulenti a spese della collettività.

violenza minorileGravi problemi della famiglia sono quasi sempre all’origine di comportamenti violenti di adolescenti e giovani. Nella realtà contemporanea, l’uso smodato di internet, videogiochi, tv rappresenta una forma di autismo reciproco che impedisce i contatti fra i ragazzi e i familiari. Genitori e figli, ignari gli uni degli altri, coabitano con superficialità in una casa piena di comfort, ma in cui le emozioni sono evaporate.

I ripetuti episodi di bullismo e violenza da parte ragazzi, sempre più gravi e clamorosi, allarmano l’opinione pubblica. Abbiamo chiesto a Luana Campa, avvocatessa e criminologa, di spiegarne le cause.

Si è osservato che persino la violenza non realistica, come quella presente nei cartoni animati o nei videogiochi, può influenzare il comportamento dei bambini nella vita reale per il fenomeno dell’imitazione. La rappresentazione visiva della violenza nei media può pertanto condizionare le abitudini ed i comportamenti degli spettatori, soprattutto dei bambini, ma anche di giovani predisposti.

L’importanza della famiglia nella genesi dei comportamenti devianti è un fatto noto in psicologia e in criminologia da molti anni. Una famiglia disgregata o fortemente conflittuale facilita l’emergere di una situazione deviante, ma chiaramente non ne è il presupposto necessario e assoluto: molti ragazzi che provengono da famiglie disfunzionali, infatti, riescono comunque a costituirsi una personalità stabile.

criminiNon esistono i delitti perfetti, ma solo indagini imperfette. Ogni omicidio, anche il più sofisticato, se bene analizzato, mostra per gli investigatori tracce importanti, elementi utilissimi per potere risalire all’autore. Molte vicende giudiziarie rivelano che non è stato possibile far luce su efferati crimini a causa di attività inadeguate nell’immediatezza dei fatti.

Gli sviluppi crescenti della criminologia trovano applicazione pratica sempre più attenta ed efficace nelle indagini di polizia giudiziaria, soprattutto nella ricostruzione della scena del crimine (cosiddetta criminologia investigativa).

Gli eventi criminali sono per definizione storia, pertanto gli esperti sono chiamati a ricostruirli. Un tempo si chiedeva all’investigatore di non pensare ma raccogliere, secondo il modello “don’t think, find out". Umberto Eco, nel 1980, alla domanda come si fa ad individuare il colpevole di un crimine rispose: “Bisogna supporre che i fatti possiedono una logica, la logica che il colpevole ha imposto loro".

Massimo BossettiManca ormai poco più di un mese per il processo d’appello a Massimo Giuseppe Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, fissato per il 30 giugno a Brescia, e si infittiscono diatribe e scontri in tv fra innocentisti e colpevolisti. Difensori e consulenti delle parti sono i protagonisti di spettacoli di intrattenimento nei quali i conduttori si limitano a fare da semaforo nelle sceneggiate, il cui scopo è di mantenere alto l’audience e far lievitare gli incassi pubblicitari.

Questi processi in tv non hanno nulla a che vedere con quello reale che sarà celebrato dinanzi a magistrati e giudici popolari di una Corte, che potrà solo limitarsi a valutare i fatti consacrati, nei tempi dovuti, nei motivi d’appello. In essi non c’è traccia di fantastici sosia, veri o presunti, di Massimo Bossetti; di inseminazioni per volontà dello spirito santo; di testimoni che dopo svariati anni ricordano ora banali confidenze del compagno di lavoro finito in carcere.

   

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