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Una violenta campagna di odio contro magistrati e giornalisti

attacco ddosSostenitori dell’innocenza di Massimo Bossetti, all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, sono accusati di avere oscurato a Vicenza con un attacco hacker il server di un sito internet, vittima la nostra rivista online “Il Delitto”, con sede a Legnano, che ha denunciato oggi alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio 29 persone per interruzione abusiva di sistema informatico, minacce, diffamazione aggravata e sostituzione di persona.

Per impedire la connessione al sito della rivista sono stati effettuati attacchi di tipo DDoS (distributed denial of service), che, scavalcando ogni protezione, puntano a rendere irraggiungibili e inutilizzabili interi data center e reti di distribuzione dei contenuti, facendo diventare inaccessibile per ore, giorni e in alcuni casi anche settimane un servizio online.

L’attacco è stato rivendicato pubblicamente dagli stessi autori, che nel criticare la rivista “Il Delitto” per i suoi servizi sull’assassinio di Yara Gambirasio vantavano di “atterrare il server per una settimana”.

 

Il reato di accesso abusivo a un sistema informatico è previsto dall’art. 615 ter del codice penale, che prevede la reclusione da uno a cinque anni e il procedimento d’ufficio in caso di interruzione totale o parziale del funzionamento di un sistema.

La denuncia è stata presentata da Salvo Bella, giornalista e direttore della rivista online. Le persone coinvolte nella vicenda sono ventinove, molte delle quali querelate per rispondere, a vario titolo e in concorso, di una campagna di odio con minacce e insulti in gruppi e in profili personali di Facebook, dove da tempo sono in corso polemiche assai aspre fra sostenitori dell’innocenza o della colpevolezza di Massimo Bossetti, con attacchi a magistrati e giornalisti.

I fatti sono stati commessi dalla maggior parte dei querelati con l’uso di nomi falsi e ciò configura giuridicamente il reato di sostituzione di persona, che consiste appunto nell’attribuirsi una falsa identità per procurare un vantaggio o causare un danno. Secondo la Cassazione, il vantaggio “non deve necessariamente consistere in una utilità di ordine patrimoniale, potendo riguardare anche qualsiasi aspetto personale o della vita di relazione, purché la perpetrazione del fatto valga come mezzo per il conseguimento dello scopo. Peraltro, non occorre che il vantaggio venga in concreto raggiunto, bastando il qualificato proposito criminoso”.

   

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