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telecamereOmicidi efferati, aggressioni, fatti di teppismo e delitti vari sono sempre più filmati da telecamere diffuse nelle nostre strade, strumenti che sono risultati assai utili per svolgere indagini ma non sono serviti ad evitare i reati. La tecnologia adoperata per sostituire la vigilanza dell’uomo non rende il cittadino più sicuro, ma lo lascia ampiamente indifeso.

I delitti contro la persona, commessi con violenza inaudita contro le donne, allarmano giustamente l’opinione pubblica. In anni lontani la gente si sentiva meno in pericolo perché le strade e i luoghi di assembramento erano in qualche modo controllati da carabinieri e polizia, la cui presenza dissuadeva i malintenzionati.

 

Occhi magici e veri “angeli custodi”

Nel tempo questi “angeli custodi” si sono rarefatti fin quasi a sparire, con un fenomeno dovuto alle incombenze di altro genere che sono state vieppiù attribuite alle forze dell’ordine e, ancor prima, per una riorganizzazione dei servizi che ha istituito o rafforzato le centrali di intervento rapido, con pattuglie pronte a intervenire alle richieste di aiuto.

Sulle strade incontrollate, con posti di blocco inesistenti, viaggia di tutto: si spostano malviventi e latitanti, si trasportano armi, droga e banconote false senza più bisogno di occultare il carico in modo sofisticato. In luoghi assai affollati di persone si muovono malintenzionati che nessuno

identifica e sono spesso armati, pronti a colpire.

Sono proliferate frattanto le telecamere installate soprattutto da privati a difesa delle proprie abitazioni e degli esercizi commerciali; ma anche da parte delle pubbliche amministrazioni, che spesso tuttavia risultano, al momento del bisogno, non funzionanti. Ciò è accaduto appunto perché il cittadino si è sentito sempre più solo e ha dovuto ricorrere in proprio ai ripari.

Dinamica dei fatti e identificazioni

Questi occhi magici, soprattutto se dei più recenti e avanzati, vedono bene e immortalano ciò che accade davanti a loro; e sono perciò di grande ausilio quando bisogna ricostruire un avvenimento al fine di valutarne la dinamica e identificarne i responsabili.

Sono state proprio le telecamere a far raccogliere nel 2010 a Brembate di Sopra elementi utili sull’omicidio di Yara Gambirasio. Più chiaramente hanno permesso di far luce sull’uccisione di Loris Stival nel 2014 a Santa Croce Camerina. Pochi giorni fa sono servite a mettere sulle tracce del branco che a Rimini ha aggredito selvaggiamente e violentato dei turisti.

Il video non è sempre e da solo risolutivo nelle indagini di polizia giudiziaria: in alcuni casi è determinante ai fini probatori; spesso invece indirizza gli investigatori permettendo loro di imboccare talune piste anziché altre, raccogliendo elementi utili per sviluppare accertamenti di natura diversa.

Casco in testa contro le telecamere

La tecnologia, in crescente sviluppo, è senza dubbio un ottimo strumento di cui può disporre chi indaga. Dal punto di vista della prevenzione è evidente che uno scassinatore o un rapinatore preferirà attaccare un esercizio commerciale non protetto, piuttosto che un altro controllato da occhi magici; ma le cronache rivelano pure che i malviventi non vengono scoraggiati da questo tipo di tecnologia, che eludono semplicemente mascherandosi il volto con un casco o una calzamaglia, anche per commettere agguati e omicidi premeditati.

La difesa del cittadino delegata alle telecamere è dunque una illusione: l’occhio magico può essere un utile compendio di quello umano, ma, a differenza dell’uomo, non può smascherare in anticipo chi sta per commettere un delitto né può fermarlo.

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Luana Campa, criminologa  LUANA CAMPA è nata nel 1979 a Taranto e vive a Roma. Avvocato, è una delle più apprezzate criminologhe e si è occupata di delitti eclatanti. Docente e relatrice in corsi e convegni specializzati, partecipa a progetti di studio internazionali e collabora con riviste giuridiche. Salvo Bella, giornalista  SALVO BELLA è nato nel 1949 a Giarre e vive a Legnano. Giornalista professionista e scrittore, è stato redattore di nera del quotidiano "La Sicilia" e si è occupato di mafia. Fra i suoi libri "Yara, orrori e depistaggi" (Gruppo Edicom, 2014).

 

 

   

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