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Salvo Bella "Yara, orrori e depistaggi"La conferma dell'ergastolo a Massimo Bossetti riapre discussioni su gravi e oscuri depistaggi nel caso Yara Gambirasio, messi in atto sin dalla sparizione della ragazza. La denuncia era nel libro "Yara, orrori e depistaggi" del giornalista Salvo Bella, pubblicato da Gruppo Edicom a febbraio del 2014, quattro mesi prima dell'arresto del muratore con l'accusa di avere ucciso nel 2010 Yara.

L'inquietante documento, offrendo una serrata analisi del delitto, incentrava l'attenzione sull'interesse politico che c'era al momento delle indagini per allontanare i sospetti dalla zona del Bergamasco. Alcune testimonianze, secondo il giornalista, furono sbrigativamente bruciate e per tre mesi le ricerche furono orientate dalla polizia alla ricerca di una persona tenuta in ostaggio. Più volte il questore Vincenzo Ricciardi dichiarò davanti alle telecamere delle tv che avrebbe riportato Yara viva a casa. Come faceva ad affermarlo con apparente certezza?

Salvo Bella rispondeva a questo interrogativo ricostruendo la storia professionale del funzionario di polizia, che - pur prosciolto poi da ogni accusa - aveva avuto una parte non indifferente nel depistaggio sulla strage di Via D'Amelio a Palermo, nella quale morirono il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta.

"Le indagini - dice il giornalista - furono dall'inizio inquinate da situazioni ambientali pesanti. Bisognava offrire a tutti i costi all'opinione pubblica un assassino e possibilmente un extracomunitario. L'arresto del marocchino Mohammed Fikri, rivelatosi una bufala, la dice lunga sulla fregola che c'era. Se fino al 2013 le cose andarono a quel modo, non vedo perché non si debba pensare a una successiva colossale montatura contro il muratore Massimo Bossetti".

   

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