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Yara, mitomaniIl supertestimone dell’ultima ora sul caso Yara Gambirasio, Luca Matteja, nell’annunciare il nome del vero assassino della ragazza di Brembate ha precisato di avere “una dote”, qualcosa probabilmente come quella che nella serie televisiva “Il restauratore” aveva il protagonista magistralmente interpretato da Lando Buzzanza. Ma in quel caso si trattava di film, mentre la clamorosa anticipazione riguarda un omicidio brutale.

“L’intelligenza investigativa non è un mestiere, è una dote”. L’autore del commento a un post su Facebook ha esordito ieri sera con questa precisazione, per aggiungere subito dopo: “Quando verra' il momento spieghero', quello che un pirla qualsiasi ha scoperto, e che tutti si domandano: di chi e' quel dna, perche' incastrare proprio Bossetti, chi ha ammazzato Yara".

 

I sensitivi spesso, com’è noto, hanno dato contributi importanti, almeno di orientamento, in indagini difficilissime su delitti di grande allarme sociale. Anche nel caso Gambirasio ci sono state innumerevoli segnalazioni a magistrato, carabinieri e polizia. Sono spuntati negli anni chiaroveggenti fasulli, mitomani e persino uno che si accusò falsamente dell’omicidio di Yara.

Il discorso della “dote” che vanta Luca Matteja ora sembra grottesco, finalizzato a nascondere manifestamente qualcosa di diverso, vista la sicumera con la quale negli spazi Facebook va decantando le sue presunte conoscenze criminologiche e in particolare tutto, ma proprio tutto, del delitto di Brembate, sollevando persino una protesta per il mancato arresto di Silvia Brena, istruttrice della palestra dove era stata Yara, cioè di una persona che è risultata del tutto estranea al delitto.

Dietro la “dote” si nasconde dunque una squallida buffonata o una verità importante da rivelare agli inquirenti?

   

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