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VODAFONE2

La telefonia riesce dove la mafia non ce l'ha fatta: con un'operazione maldestra di un secondo mette il bavaglio al giornalista interrompendogli la possibilità di comunicare e non c'è autorità che intervenga per garantirlo. Il suadente invito di Vodafone a passare la mia linea alla fibra ottica nascondeva un'insidia terribile: una spina staccata dalla rete e connessa alla cabina di una città diversa dalla mia, nonché la sordità dell'azienda e del Corecom Lombardia alle mie sollecitazioni per rimediare all'"errore". Il presidente del Consiglio Matteo Renzi faccia funzionare i servizi in Italia invece di sculettare blaterando giornalmente che siamo i primi della classe; e il governatore della Lombardia Roberto Maroni vada un po' a vedere perché il Corecom non funziona. 
Può essere così raccontata la vicenda tragicomica di cui sono vittima. Occupandomi per decenni in Sicilia di inchieste sulla mafia avevo subito una serie di attentati, attraverso i quali la malavita organizzata tentava, senza riuscirci, di mettermi a tacere, tanto da arrivare al punto, infine, di volermi ammazzare. Non mi era mai accaduto, perciò, che alcuno riuscisse a tapparmi la bocca; né con minacce e nemmeno con i proiettili. Così è stato fino al 4 marzo, quando avrebbe dovuto realizzarsi la subdola proposta della compagnia telefonica Vodafone di passarmi al sistema attualmente più veloce di comunicazione, la fibra ottica: un'operazione da effettuarsi spostando i due fili della mia linea da una cassettina a un'altra. Ma non è andata, invece, così. Sbagliata la cabina, il gioco era fatto: subito interrotto. Una svista causata dall'incompetenza di chi diede l'ordine, l'errore di un asino che, senza compiere una verifica, eseguì materialmente la disconnessione? Può darsi.
C'era da attendersi che, segnalato subito il problema, la società Vodafone provvedesse con prontezza a rimediare, tenuto conto che la ripetizione corretta dell'operazione richiederebbe un intervento di un minuto in una cabina accanto a casa mia. Invece i giorni si sono susseguiti senza vedere luce, pur sobbarcandomi anche a quotidiane sollecitazioni, attese di risposta ascoltando una musica monotona, interrogatori per ripetere codice fiscale e numero dell'utenza e misura dei miei slip, conversazioni con amabili straniere del servizio clienti e di quello tecnico che balbettano l'italiano e non lo capiscono, oppure mi dicono che c'è una pratica di allacciamento aperta il giorno 19 e prenotata per il 24, che ho ragione per il disservizio ma tutto è stato differito e se ne parlerà entro un mese come se fossero noccioline, di chiamare 800.121.800 e infine che sono stato connesso. Che anarchia pietosa!
Non resta che ricorrere al Corecom, l'organismo che dovrebbe garantire da parte delle compagnie il 
 rispetto delle regole e la continuità di servizi telefono e adsl essenziali. Richiesto il provvedimento urgente previsto dalle norme, nulla si muove, mentre Vodafone si limita a informarmi che per scusarsi del disagio mi "regaleranno" sessanta giorni di abbonamento (non utilizzato), quasi che il problema sia monetario e non di assicurazione di un servizio. Il guaio è che non provano nemmeno vergogna.
Tutto ciò fa sorgere il doloroso dubbio di non essere incappato in un asino e nemmeno in un disservizio, ma nella trappola infernale di un pachiderma che è andato di corsa per ottenere la firma di un contratto e poi non si muove più quando ha da togliere un bavaglio che sa di aver messo in piena illegalità, facendo diventare i coglioni più gonfi della cupola di San Pietro, con tutto il mio santo rispetto per il Papa.
I delitti non sono soltanto quelli commessi dalla criminalità: ce ne sono anche altri odiosi e intollerabili verso i quali la politica non può restare indifferente, soprattutto se pregiudicano le comunicazioni in una società che sbandiera come primario il principio di libertà; che non può essere ucciso impunemente; che va salvaguardato, altrimenti si è conniventi. Facciamo piangere l'Italia, visto che ridere non possiamo.
   

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