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La scelta del governo di ricorrere ad amnistia e indulto per ridurre il sovraffollamento delle carceri potrebbe essere un ennesimo marchingegno per salvaguardare quei pochi altri politici che, condannati, non hanno potuto usufuire di precedenti benefici e si trovano ancora in cella oppure rischiano la detenzione. Per condanne fino a tre anni, secondo il progetto in via di approvazione, addio carcere; e chi delinque può sentirsi ancor più tutelato dallo Stato, come non accade invece alle vittime dei reati, per le quali si continua a non spendere una parola. Le associazioni delle vittime di violenza sono in allarme, perché le nuove norme lascerebbero liberi anche gli stalker. I politici annunciano emendamenti: paghiamo masnade di ignoranti che non si rendono conto sin dall'inizio delle proprie corbellerie?
La questione delle carceri non è nuova, tant'è che negli scorsi decenni ne sono state costruite molte nuove in ogni regione italiana, per lasciarle però puntualmente chiuse e in sfacimento per motivi oscuri. D'altro canto, mantenere la situazione allo sfascio serve per giustificare frequenti provvedimenti di clemenza, sempre più ampi e curiosi, per gli autori di reati, per ripeterli successivamente senza che sia cambiato alcunché.

   

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