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Un messaggio “intercettato” involontariamente ha fatto temere giovedì per mezz’ora che sabato 15 febbraio sarebbe saltato in aria a Venezia il Ponte di Rialto, ma la Polizia Postale di Milano, subito avvertita, ha suggerito di presentare alle 9 dell’indomani una denuncia.

Il Ponte di Rialto non sarebbe comunque saltato; ma se ci fosse stato un attentato da sventare staremmo freschi, per l’inadeguatezza di taluni ai quali lo Stato affida capacità, possibilità e (forse) anche dovere di intervento.

L’informatica e la messaggistica elettronica permettono oggi di comunicare anche più o meno segretamente senza bisogno di fare ricorso ai “pizzini” di cui si serviva Totò Riina; avevano il vantaggio di potere essere nascosti anche in un buco del corpo, senza che alcuno potesse intercettarli. L’email viaggia invece passando nel mondo attraverso molti computer e può accadere che per un errore pervenga a persona diversa dal destinatario prestabilito. Per questi motivi alle ore 16,48 del 13 febbraio è pervenuta a Gruppo Edicom un’email destinata a qualcun altro, il cui contenuto ha sorpreso non perché fosse di tipo truffaldino, con link capaci di propagare virus o di perpetrare truffe telematiche, ma perché oscuro da poter fare sospettare che dietro parole convenzionali si nascondesse un progetto criminale, con scatoloni, un bidone di candeggina e grandi sacchi da portare sotto il Ponte di Rialto.

Un’informazione tempestiva a un’autorità, per scrupolo e dovere civico, in un caso come questo va sempre data, come mi ha suggerito, da me consultato per telefono, il mio amico Gaetano Alemanni: condivisa la mia inquietudine, mi ha sollecitato infatti a prendere contatto senza indugio con la Polizia Postale territorialmente competente, non solo appartenendo lui alla Polizia di Stato e operando in settori investigativi, ma ritenendo in particolar modo quell’organismo preposto ad attività di prevenzione e accertamento in materia informatica. Poco dopo le ore 17, pertanto, ho chiamato la Polizia Postale di Milano al numero 02.4333.31 e, presentatomi, ho chiesto di poter fare una segnalazione al dirigente o a un sottufficiale; ma sono stato invitato dall’interlocutore a dirgli quanto avevo da riferire e sono riuscito a farlo solo in parte, perché ancor prima di entrare nel merito del contenuto mi son sentito dire che probabilmente si trattava di phishing e perciò potevo presentare eventualmente una denuncia. “Guardi – ho spiegato – questa è un’altra cosa, non si capisce se stanno organizzando un attentato o devono trasportare a Venezia un cadavere…”. Sono rimasto di stucco nel sentirmi ribattere “Chiami domani alle 9 per avere qualche spiegazione”.

Non si capisce com’è possibile che il cittadino verso le ore 17 di un giorno lavorativo non possa parlare con una persona competente in unufficio di polizia di enorme rilevanza, di elevata specializzazione e con competenza sull’intera regione Lombardia, ma ci si debba accontentare di un telefonista annoiato che può avere l’esigenza di filtrare le chiamate ma si astiene dal valutare, pur pretendendo di farlo.

Poco dopo s’è potuto capire per fortuna che non c’era alcun attentato in programma a Venezia, grazie a un rapido accertamento compiuto dai carabinieri di un piccolo paese: il messaggio, apparentemente strampalato, riguardava ordinarie faccende familiari di due persone di Venezia. A occuparsene è stato il comandante della stazione carabinieri di Cerro Maggiore, che, pur avendo intuito con buon fiuto che non c’era alcunché di delittuoso nel messaggio, ha comunque compiuto in pochi minuti una serie di verifiche. Nulla di trascendentale, tutto nell’ordinario, ma fa comprendere bene che è una rarità il caso di un carabiniere che a Messina s’è detto scocciato in caserma per una “zoccola” (una povera ragazza sparita, poi ritrovata cadavere morta in un presunto incidente). Bisogna pure comprendere che nelle attività di polizia giudiziaria ci sono a volte persone non adeguatamente istruite e motivate nei ruoli loro assegnati, incapaci di cogliere dettagli che potrebbero costituire elemento di indagini urgenti; ma la responsabilità è di chi le incarica e organizza il lavoro: per un poliziotto lavativo ce ne sarebbero a migliaia pronti a drizzare le orecchie sentendo parlare del Ponte di Rialto che potrebbe saltare in aria.

Salvo Bella

   

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