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prostituzioneUna rumena di 26 anni, Felicia Angelica Mitu, è finita sotto processo a Monza per una vicenda che ha dell’incredibile: insieme con la sorellastra Madia, aveva accusato un italiano, Donato Pistillo, di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, ma ha poi ritrattato e deve rispondere ai giudici di autocalunnia. Dal 2012 a oggi, frattanto, l’uomo è finito in un calvario e, con una condanna definitiva a tre anni di reclusione, andrebbe a momenti in carcere; ma, protestandosi innocente, ha reagito denunciando magistrati che lo avrebbero perseguitato, chiedendo più volte la revisione del processo e presentando innumerevoli esposti, rimasti finora tutti inascoltati.

 

Secondo le accuse, Pistillo avrebbe indotto le due sorellastre a prostituirsi minacciandole anche con armi. Le donne avevano reso nel 2012 un racconto circostanziato ai carabinieri di Besana in Brianza, confermandolo dopo in un incidente probatorio al giudice per le indagini preliminari.

L’uomo s’era difeso sostenendo di essere vittima di estorsioni continuate da parte della famiglia delle Mitu e di essere stato falsamente accusato per ritorsione, non avendo soddisfatto tutte le richieste di denaro. Il 18 giugno 2013, però, Felicia Angelica si ripresentò in caserma, ritrattando le precedenti dichiarazioni e accusando la madre Dorina e la sorellastra Madia di averla costretta a farle, in sostanza avallando la tesi difensiva di Donato Pistillo, col quale frattanto aveva contratto matrimonio. Quindici giorni dopo, l’uomo patteggiò in tribunale la pena.

Domani 6 giugno la rumena sarà processata, con citazione diretta del pubblico ministero Flaminio Forieri. Felicia Angelica Mitu, secondo il magistrato, tentando di scagionare Donato Pistillo incolpava infatti falsamente se stessa di averlo un anno prima calunniato.

Gli esiti delle indagini sull’intera vicenda risultano dopo cinque anni lacunose e contraddittorie, non risultando adeguatamente approfonditi i fatti e le motivazioni delle varie decisioni giudiziarie. Sin dall’inizio, infatti, a seguito di mirati appostamenti, i carabinieri avevano accertato che la Mitu aveva in uso un alloggio reso disponibile da Pistillo ma non vi riceveva uomini: non sono stati mai rinvenuti, in sostanza, elementi certi sull’ipotesi che l’uomo la facesse prostituire.

   

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