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criminiNon esistono i delitti perfetti, ma solo indagini imperfette. Ogni omicidio, anche il più sofisticato, se bene analizzato, mostra per gli investigatori tracce importanti, elementi utilissimi per potere risalire all’autore. Molte vicende giudiziarie rivelano che non è stato possibile far luce su efferati crimini a causa di attività inadeguate nell’immediatezza dei fatti.

Gli sviluppi crescenti della criminologia trovano applicazione pratica sempre più attenta ed efficace nelle indagini di polizia giudiziaria, soprattutto nella ricostruzione della scena del crimine (cosiddetta criminologia investigativa).

Gli eventi criminali sono per definizione storia, pertanto gli esperti sono chiamati a ricostruirli. Un tempo si chiedeva all’investigatore di non pensare ma raccogliere, secondo il modello “don’t think, find out". Umberto Eco, nel 1980, alla domanda come si fa ad individuare il colpevole di un crimine rispose: “Bisogna supporre che i fatti possiedono una logica, la logica che il colpevole ha imposto loro".

 

Oggi è chiesto all’investigatore uno sforzo intellettivo che sappia mettere in correlazione situazioni, tracce ed oggetti, dando loro una spiegazione logica. Si ricordi che anche l’assenza di una traccia è una prova. La mancanza di un oggetto, che ci si sarebbe aspettati di trovare sulla scena del crimine, è spesso in grado di assumere un notevole valore investigativo. Solo combinando la tecnica e la scienza alla logica si può arrivare ad ipotizzare che qualcosa manca, che è stato rimosso o cancellato.

L’esperienza insegna che dietro un apparente suicidio o incidente domestico si potrebbe nascondere un reato ben più grave come un omicidio. La sottovalutazione dello scenario comporta inevitabilmente il disperdersi delle tracce e la difficoltà di recuperarle in un secondo momento, con la compromissione dell’intera ricostruzione della vicenda processuale. Diventa, pertanto, fondamentale per un’accurata analisi che l’investigatore criminologo sia dotato di preparazione, intuito e sensibilità: deve osservare, interpretare lo scenario, deve capire nell’immediatezza dell’indagine quali tracce sono legate al reato. Occorre discernere il contesto criminale da quello che non lo è. Per questi motivi l’esperto deve essere formato attraverso la conoscenza delle tecniche e dei metodi di intervento (il sapere); la capacità di applicare le conoscenze teoriche al caso concreto (il saper fare) e il possesso di un forte controllo emotivo (il saper essere).

Luana Campa

LUANA CAMPA è nata nel 1979 a Taranto e vive a Roma. Avvocato, è una delle più apprezzate criminologhe e si è occupata di delitti eclatanti. Docente e relatrice in corsi e convegni specializzati, partecipa a progetti di studio internazionali e collabora con riviste giuridiche.

La scena del crimine non va intesa soltanto come il luogo in cui si repertano le tracce, le impronte e quant’altro (scena del crimine fisica), bensì come il contesto “emotivo” in cui si è consumato il reato e di cui fanno parte integrante autori, vittime e testimoni (scena del crimine psicologica). Analizzando le caratteristiche dell’evento delittuoso e le sue possibili motivazioni si possono ipotizzare i tratti psicologici del criminale, dal momento che la scena del delitto riflette la personalità dell’autore. Dall’insieme di questi elementi si può arrivare a delineare l’età dell’autore, la professione, lo stato economico e sociale, un’eventuale storia psichiatrica o giudiziaria, al fine di limitare i potenziali autori ad una cerchia ristretta di persone su cui concentrare l’attenzione. A riguardo occorre puntualizzare che, almeno nel sistema giuridico italiano, il profiler non fornisce il nome del presunto autore del reato, ma mira ad individuare la sequenza con cui gli eventi si sono verificati sulla scena criminis (criminodinamica) e gli elementi precursori della medesima condotta criminale (criminogenesi). Saranno le investigazioni classiche ad associare tali informazioni all’individuazione del colpevole.

Secondo il principio di Locard, o principio dell’interscambio, una persona, nell’ambito di un crimine, entra in contatto con un oggetto o un altro individuo lascia sempre delle tracce; e l’oggetto o la persona coinvolti lasciano a loro volta delle tracce sull’autore del crimine. Tale principio costituisce ancora oggi un dogma centrale della criminalistica: “Every contact leaves a trace”. Le tracce sono i veri testimoni “silenti” del crimine. Sono sempre presenti e sono affidabili perché non possono mentire! Solo l’errore umano nell’individuarle e analizzarle può sminuirne il valore.

   

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