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Roberta Bruzzone

Con 229 membri, la maggior parte dei quali inseriti a insaputa degli interessati, nel panorama dell’informazione spazzatura ecco appena nato su Facebook il gruppo pubblico “Roberta Bruzzone nuda”, un contenitore sfrenato che prende di mira la criminologa Roberta Bruzzone: le parole più gentili sono “schifosa”, “con più membri dietro”, “pezza di plastica smangicchiata”, “assassina di innocenti”. La dialettica fra innocentisti e colpevolisti sui delitti più discussi ha superato ormai ogni limite.

 

Gli attacchi sconsiderati prescindono prevalentemente dall’analisi obiettiva di fatti, trascendendo negli insulti gratuiti. Roberta Bruzzone, piaccia oppure no, fra i criminologhi italiani è una dei professionisti più preparati ed attenti; le sue analisi, che spesso partecipa al pubblico nelle più importanti trasmissioni televisive nazionali, son ben lontane dalle elucubrazioni di improvvisati mestieranti, perché basate su precisi riscontri ed espresse senza eufemismi,.in modo razionale e logico, estremamente chiaro. Le sue conclusioni, come quelle di qualsiasi altro criminologo, possono poi essere giuste o sbagliate, condivisibili oppure no, com’è nel caso del presunto assassino di Yara Gambirasio, cioè il muratore Massimo Giuseppe Bossetti, che secondo la Bruzzone non può che essere l’unico assassino.

Il dibattito, tuttavia, è sempre più degenerato essendosi infiltrati nel popolo degli innocentisti soggetti non propriamente trasparenti, come quel tale Giuseppe Gassi che ha dato vita appunto al gruppo “Roberta Bruzzone nuda” e in vari scritti si dichiara, in un italiano stentato, ideologo, regista e criminologo; ma va pure spiegando in pubblico tecniche per delinquere con uso delle armi, facendo riferimento a fatti che egli stesso avrebbe commesso nel Bolognese.

Anche da parte di cosiddetti colpevolisti non sono rari gli eccessi, attacchi sconsiderati che vanno ben oltre le regole dell’educazione, del buon vivere civile e del rispetto del prossimo, ma mentre si discute di notiziari fasulli non si fa proprio nulla per impedire che avventurieri amministrino spazi nei quali, peraltro con esercizio abusivo della professione di giornalista, fomentano odio e incitano al linciaggio mediatico. Suscita meraviglia che contenuti di tal genere possano essere mantenuti sui social.

   

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