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bossetti 3Innocentisti e colpevolisti sul caso Massimo Bossetti si sono confrontati ieri sera in un dibattito nel gruppo di Facebook "Forconi e pecore", una opportunità che per la prima volta ha permesso di spiegare in modo del tutto pacifico le rispettive posizioni sul processo al muratore condannato all'ergastolo per l'uccisione di Yara Gambirasio.

L'iniziativa è partita da un invito del giornalista Salvo Bella a uno dei più convinti sostenitori dell'innocenza di Bossetti, Pietro Pagnoncelli, da tempo autore di varie iniziative, fra le quali un raduno di innocentisti avvenuto sabato scorso nel piazzale della stazione di Bergamo. Dopo aspre diatribe che avevano finora contrapposto duramente quanti, da posizioni diverse, si appassionano al caso giudiziario, la conversazione, con regole precise e assoluto divieto di attacchi personali, è partita su "Forconi e pecore" con una interlocutrice opposta non meno accanita, Emanuela Falcone, alla quale si sono aggiunti molti "colpevolisti" storici ma anche "amici" di Bossetti.

S'è discusso fino a tarda ora delle sentenze di primo e secondo grado e in particolar modo di dettagli rilevanti sugli indizi fatti valere in giudizio a carico di Massimo Bossetti e sulle varie ipotesi che l'impuitato possa essere rimasto vittima di un complotto. Il dibattito non ha fatto cambiare ad alcuno, com'è ovvio, le proprie convinzioni, ma ha confermato, come nelle premesse di "Forconi e pecore", che le contrapposizioni possono essere mantenute entro alti livelli di civiltà. Il gruppo consentirà la prosecuzione del confronto nelle serate di oggi e domani.

bossetti gambirasioSostenitori dell’innocenza di Massimo Bossetti si incontrano sabato alle 14 alla stazione di Bergamo per una manifestazione, unica finora nel suo genere in Italia e prima di una serie di iniziative popolari che dovrebbero allungare la scia mediatica sulle vicende giudiziarie legate all’omicidio di Yara Gambirasio.

La conferma, in appello, della condanna all’ergastolo ha fatto ricredere buona parte di quanti credevano che il muratore di Mapello - il quale si protesta innocente - possa essere estraneo al delitto, ma non gli irriducibili. L’iniziativa di Bergamo è della blogger Pam Morrigan, giovane e battagliera, e di Pietro Pagnoncelli, sostenitore di Bossetti sin dal momento dell’arresto e definito da molti giudice o testimone del popolo. Entrambi sono stati in questi ultimi giorni al centro di diatribe, anche aspre, scoppiate in vari gruppi di Facebook apertamente schierati pro o contro, ma anche in altri tendenzialmente neutrali.

Gli organizzatori hanno spiegato: “Ci sembra doveroso dedicargli la marcia dei 100 passi per Bossetti. Non abbiamo paura di indicare gli errori di una magistratura e di una procura claudicanti nelle accuse. Non ci arroghiamo nessuna saccenza, abbiamo solo letto gli atti e questi bastano per far insorgere il ragionevole dubbio che porta all’innocenza di un uomo. Noi vogliamo solo la verità”. L’incontro ha pertanto il precipuo scopo di manifestare da un lato solidarietà all’imputato; di attaccare la magistratura requirente e quella giudicante che si è occupata, in vari momenti e diverse sedi, del processo; e di chiedere la ripetizione degli accertamenti sul dna rilevato negli slip di Yara, che ha incastrato Bossetti. Tali temi dovrebbero essere sviluppati in un discorso, ma non è noto se a tenerlo sarà l’avvocato Claudio Salvagni, principale difensore dell’imputato, il quale in un intervento a Radio Cusano Campus aveva annunciato la sua partecipazione; ma a ventiquattro ore dall’evento non è confermata la sua presenza.

Alcuni innocentisti che si dichiarano vicini al pool difensivo hanno definito la manifestazione sterile e da illusi, altri addirittura nociva per gli interessi di Massimo Bossetti: una presa di posizione sorprendente, anche ingenerosa nei confronti di Pietro Pagnoncelli, al quale va riconosciuto il coraggio di essersi messo in prima fila senza alcun interesse ma solamente spinto dal proprio bisogno di aiutare, a suo modo, un operaio inerme che considera vittima di una ingiustizia. Nei gruppi di Facebook si sono andate manifestando diverse linee, con distinzioni evidenti fra quanti si definiscono bossettiani oppure innocentisti o infine semplicemente garantisti; molti dei quali o hanno preso le distanze dalle scelte difensive o le ritengono viziate da un eccesso di protagonismo televisivo. Queste polemiche non potranno influire tuttavia in alcun modo sulla vicenda giudiziaria, nella quale si attende di conoscere, quando saranno depositate, le motivazione della sentenza d’appello che ha confermato l’ergastolo a Massimo Bossetti.

giustiziaIl consulente pro ignoto potrebbe eliminare delle falle nel sistema giudiziario, secondo i princìpi della criminologia dinamica del giudice drammaturgo Gennaro Francione, che ne parlerà sabato 23 settembre a Corsico in provincia di Milano al convegno “La prova scientifica e i nuovi orizzonti della biologia forense nelle investigazioni giudiziarie”. Il dna da solo, secondo Francione, è zero e molti indagati che si trovano in carcere, a partire da Massimo Bossetti, vanno assolti.

Alcuni eclatanti casi giudiziari (Meredith Kercher, Melania Rea, Elena Ceste, Guerrina Piscaglia, Roberta Ragusa, Yara Gambirasio, Sara Scazzi, Chiara Poggi etc.) hanno portato alla ribalta degli indiziati che continuano, pur arrestati, a proclamare la loro innocenza. La mancanza di prove certe e il fondarsi dei processi su elementi puramente indiziari hanno generato un pullulare in rete e in Facebook di gruppi contrapposti di innocentisti e colpevolisti: un vero e proprio cult dove tutti diventano giudici, criminologi, esperti, alimentato dai media cartacei e soprattutto televisivi, che dedicano il 70% della loro programmazione alla materia noir.

Noemi DuriniDa mesi la madre aveva denunciato violenze e minacce, ma le sue richieste di aiuto erano rimaste sepolte fra le carte che la giustizia nemmeno legge; così in provincia di Lecce è morta Noemi Durini, assassinata da un giovane notoriamente violento che poteva e doveva essere fermato con tempestività. Appare risibile che il ministro Andrea Orlando disponga adesso accertamenti, col solito criterio di porre cancelli al tesoro di Sant’Agata dopo che è stato rubato.

La storia tragica di questa ragazza non è la prima né, purtroppo, sarà l’ultima. C’è una lunga serie di delitti che sarebbe stato possibile impedire se un governo serio avesse imposto agli uffici giudiziari il rispetto della legge con l’esame immediato di denunce ed esposti che pervengono, nell’ordine cronologico, anziché abbandonarle senza nemmeno leggerle perché riguardano poveri sconosciuti, per dare invece priorità a casi pruriginosi capaci di assicurare pubblicità sui media.

telecamereOmicidi efferati, aggressioni, fatti di teppismo e delitti vari sono sempre più filmati da telecamere diffuse nelle nostre strade, strumenti che sono risultati assai utili per svolgere indagini ma non sono serviti ad evitare i reati. La tecnologia adoperata per sostituire la vigilanza dell’uomo non rende il cittadino più sicuro, ma lo lascia ampiamente indifeso.

I delitti contro la persona, commessi con violenza inaudita contro le donne, allarmano giustamente l’opinione pubblica. In anni lontani la gente si sentiva meno in pericolo perché le strade e i luoghi di assembramento erano in qualche modo controllati da carabinieri e polizia, la cui presenza dissuadeva i malintenzionati.

Alanno3Le acque di un canalone illegale, che doveva essere in sicurezza da oltre dieci anni, hanno reso pericolante ad Alanno una casa, i cui proprietari si son dovuti accampare davanti al municipio, vittime di uno scandaloso balletto del potere. Scoppiato l’inghippo, spariscono documenti all’ufficio tecnico del Comune e il canalone diventa addirittura per i carabinieri come un fantasma risalente al 1940, ma balza fuori un progetto insabbiato in modo sospetto: vicende sulle quali anche il magistrato, tuttavia, ha sorvolato, archiviando un procedimento per omissione e abuso d’ufficio.

Sembra una storia di altri secoli, di quelli impossibili in un paese rispettabile col Comune retto da una amministrazione sostenuta dal Pd. Eppure è ciò che accade oggi ai coniugi Alessandra Marsilii e Francesco Roberto Cucinotta e ai loro tre figli, colpevoli solo di avere comprato nel 1999 un immobile con l’intento di realizzarci un bed & breakfast.

Salvo Bella "Yara, orrori e depistaggi"La conferma dell'ergastolo a Massimo Bossetti riapre discussioni su gravi e oscuri depistaggi nel caso Yara Gambirasio, messi in atto sin dalla sparizione della ragazza. La denuncia era nel libro "Yara, orrori e depistaggi" del giornalista Salvo Bella, pubblicato da Gruppo Edicom a febbraio del 2014, quattro mesi prima dell'arresto del muratore con l'accusa di avere ucciso nel 2010 Yara.

L'inquietante documento, offrendo una serrata analisi del delitto, incentrava l'attenzione sull'interesse politico che c'era al momento delle indagini per allontanare i sospetti dalla zona del Bergamasco. Alcune testimonianze, secondo il giornalista, furono sbrigativamente bruciate e per tre mesi le ricerche furono orientate dalla polizia alla ricerca di una persona tenuta in ostaggio. Più volte il questore Vincenzo Ricciardi dichiarò davanti alle telecamere delle tv che avrebbe riportato Yara viva a casa. Come faceva ad affermarlo con apparente certezza?

Salvo Bella rispondeva a questo interrogativo ricostruendo la storia professionale del funzionario di polizia, che - pur prosciolto poi da ogni accusa - aveva avuto una parte non indifferente nel depistaggio sulla strage di Via D'Amelio a Palermo, nella quale morirono il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta.

"Le indagini - dice il giornalista - furono dall'inizio inquinate da situazioni ambientali pesanti. Bisognava offrire a tutti i costi all'opinione pubblica un assassino e possibilmente un extracomunitario. L'arresto del marocchino Mohammed Fikri, rivelatosi una bufala, la dice lunga sulla fregola che c'era. Se fino al 2013 le cose andarono a quel modo, non vedo perché non si debba pensare a una successiva colossale montatura contro il muratore Massimo Bossetti".

Agostino De PasqualeUn appuntato dei carabinieri, Agostino De Pasquale, è stato perseguitato in Sicilia per un quarto di secolo, ma non dalla mafia e nemmeno per non avere sempre risposto ai superiori “comandi!”; ma perché li ha denunciato dopo aver visto delle cose nelle quali non avrebbe dovuto ficcar naso.

“Hanno cercato – dice – di farmi passare per pazzo e di mandarmi in galera. Ho vissuto venticinque anni di pene perché ho fatto il mio dovere e ancora ne pago ingiustamente le conseguenze”. Quest’uomo, che mantiene alto l’orgoglio di essere un militare, ebbe nel 1985 la ventura di essere comandato per il servizio di vigilanza alla Banca d’Italia di Trapani, un lavoro che richiede alto senso di responsabilità, perspicacia e attenzione a 360 gradi.

TotoBossetti

Il conto alla rovescia per la sentenza nel processo d'appello a Massimo Bossetti ha intensificato nei gruppi di Facebook la tensione fra innocentisti e colpevolisti. La rivista "Il Delitto" ha cercato qui di riassumere le previsioni in un TotoBossetti e i giudizi sui protagonisti delle udienze svoltesi a Brescia.

Esprimi con un clic la tua previsione

Con un clic sulla foto in alto, il lettore può esprimere la sua previsione sulle conclusioni del processo.

Il nodo più importante da sciogliere da parte dei giudici in camera di consiglio verterà sulla richiesta della difesa di ripetere la perizia del dna rilevato sugli slip di Yara Gambirasio e attribuito a Bossetti. In linea teorica, non regge l'assunto che non sia valido un accertamento effettuato prima della identificazione di un indagato: un principio di tal genere, infatti, minerebbe uno dei fondamenti del diritto. La questione non è invece da poco sul piano sostanziale, a causa dei dubbi, anche molto gravi, emersi su una prova basata su certezze scientifiche di parte assai controverse.

La Corte tuttavia, indipendentemente dalle richieste formulate in questo processo di secondo grado, può disporre ovviamente secondo il principio del libero convincimento in base agli atti. Le ipotesi dunque possono essere tre: 1) assoluzione di Bossetti per insufficienza di prove; 2) conferma dell'ergastolo; 3) ordinanza di rinnovazione parziale dell'istruttoria.

Ecco una tabella di pronostici

Bossetti pronostici

Efficacia delle parti processuali

Su blog e gruppi Fb pro o contro Bossetti sono divampate da tempo polemiche anche sulle parti processuali. Chi è stato al processo più convincente? Ecco in quest'altra tavola una rappresentazione grafica dell'efficacia dei protagonisti in base alle attività svolte; è evidente che non c'è alcun intento di valutazione sulle qualità personali e professionali, trattandosi di liberi giudizi, condivisibili oppure no, su rigore tecnico e rispetto delle procedure.

TotoBossetti

 

 

 

 

 

processi 3

Gli imputati di omicidio che si proclamano innocenti e sono andati a gridarlo nelle tv, personalmente o con i propri avvocati, sono quasi sempre risultati colpevoli e condannati;molti altri che sono stati assolti non si erano invece mai battuti davanti alle telecamere. Nel primo gruppo rientra anche Massimo Bossetti, che due Corti hanno condannato all’ergastolo. Questo “bilancio” di una semplice ricerca attraverso le cronache giudiziarie italiane recenti sorprende e può dirla lunga sui motivi, per nulla chiari, per i quali si va a cercare consensi dell’opinione pubblica, finalizzati perlomeno a gridare poi in avanti al complotto, ma anche ad altro. Chi ci guadagna? Solo avvocati.

Donato PistilloTre anni di carcere non sono la cella a vita, ma finire in galera da vittime è sconcertante. Il caso di malagiustizia capitato a Donato Pistillo rivela una caterva di errori commessi a Monza, con una serie di insabbiamenti avvenuti in vari uffici giudiziari: magistrati che commettono falsi e si prosciolgono fra di loro come se nulla fosse fra Brescia e Venezia, reclami e opposizioni, richieste di revisione trattate anche a Roma come se si maneggiassero broccoli.

La vicenda è di uno squallido giro di prostituzione fra la Romania e la Brianza, dove un normale cittadino ha avuto la sventura di portarsi dall’estero un’avvenente fidanzata e trovarsi poi minacciato di una montatura da parte della madre perché ospitasse in Lombardia anche l’altra figlia, perché potesse proseguire qui, con guadagni assai più elevati, la sua attività di prostituta.

Massimo Bossetti

Morte e lutto della giustizia, giudici assassini, criminali, venduti: sono le parole con le quali gli innocentisti si sono trasformati lestamente in forcaioli alla conferma della condanna all’ergastolo di Massimo Bossetti. La tensione accumulata nelle ore di attesa fino alla lettura della sentenza è esplosa nella notte in una baraonda nei gruppi social, ma nessuno si è chiesto perché, oltre la tesi complottista, il processo è andato a questa prevedibile conclusione.

Una indagine molto complessa – unica in Italia – come quella sull’omicidio di Yara Gambirasio ha sollevato inevitabili perplessità e pure dei sospetti, in considerazione degli apparati che sono intervenuti nelle indagini: anche i più strani e per nulla trasparenti, proprio quelli che in molte vicende oscure hanno storicamente depistato, manipolato e costruito apparenze per nascondere verità scomode. La vicenda era di quelle sulle quali lo Stato deve dare a qualsiasi costo una risposta; e i costi delle indagini erano stati faraonici, così da dovere offrire un responsabile del delitto.

Yara, mitomaniIl supertestimone dell’ultima ora sul caso Yara Gambirasio, Luca Matteja, nell’annunciare il nome del vero assassino della ragazza di Brembate ha precisato di avere “una dote”, qualcosa probabilmente come quella che nella serie televisiva “Il restauratore” aveva il protagonista magistralmente interpretato da Lando Buzzanza. Ma in quel caso si trattava di film, mentre la clamorosa anticipazione riguarda un omicidio brutale.

“L’intelligenza investigativa non è un mestiere, è una dote”. L’autore del commento a un post su Facebook ha esordito ieri sera con questa precisazione, per aggiungere subito dopo: “Quando verra' il momento spieghero', quello che un pirla qualsiasi ha scoperto, e che tutti si domandano: di chi e' quel dna, perche' incastrare proprio Bossetti, chi ha ammazzato Yara".

Yara Gambirasio, Massimo BossettiBRESCIA - La linea difensiva non ha protetto totalmente Massimo Bossetti dall’ergastolo, appena confermatogli senza sconti dalla Corte d’Assise d’appello nel processo di secondo grado per l’omicidio di Yara Gambirasio. Per un delitto non meno efferato, quello di Chiara Poggi a Garlasco, Alberto Stasi se la sta cavando invece con sedici anni di carcere.

I giudici non hanno avuto dubbi sulla colpevolezza del muratore di Mapello. Bisogna aspettare la motivazione della sentenza per capire quali sono stati gli elementi che hanno portato a questa conclusione della vicenda giudiziaria, ma è facile immaginare che sia stata ritenuta per la seconda volta schiacciante la prova del dna rilevato sugli slip della ragazza assassinata e attribuito a Massimo Bossetti.

   

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