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Pietro SarchiGiunge martedì in Cassazione l’omicidio di Pietro Sarchié, il pescivendolo di San Benedetto del Tronto assassinato il 18 giugno 2014 per rivalità di mestiere, allo scopo di far propri i suoi clienti. Il procuratore generale di Ancona aveva impugnato l’anno scorso la sentenza di secondo grado, con la quale il catanese Giuseppe Farina è stato condannato all’ergastolo e il figlio Salvatore a vent’anni perché al momento del delitto era giovane: una motivazione che ha suscitato scalpore e non rende giustizia, per i motivi abietti del delitto e per le atroci modalità di esecuzione.

9788882363710Un giornalista di Treviglio, Tommaso Accomanno, ha sbirciato in tutti i gruppi di Facebook, anche quelli segreti, che da oltre otto anni si scontrano discutendo dell’omicidio di Yara Gambirasio e del suo presunto assassino Massimo Bossetti. Quattro mesi prima del processo in Cassazione all’unico imputato, ecco i risultati del lavoro di Accomanno nel suo libro “Social Crime - Yara Gambirasio e Massimo Bossetti nei gruppi di Facebook”, annunciato da Gruppo Edicom per il 7 giugno. Oltre a svelare nomi e commenti che solo piccole cerchie di persone hanno potuto leggere, il documento è una implicita mazzata ai processi paralleli che, accanto a quelli nelle aule di giustizia, sono stati celebrati da “cronisti” di questa nuova era.

L’approccio di Accomanno all’argomento – come avverte l’editore – è pacifico: lo studio è nato infatti come tesi di laurea all’università La Sapienza di Roma con l’obiettivo dell’autore di restare asettico. Prima ancora che la questione Bossetti innocente o colpevole dell’impressionante delitto di Brembate, vi si affronta innanzitutto la rapidissima evoluzione dei mezzi di informazione a discapito dei giornali tradizionali e a vantaggio dei social internet, nei quali chiunque ha avuto sempre più, anche con esiti deleteri, la possibilità di improvvisarsi cronista con capacità in tempo reale.

So chi è l'assassino di Yara.

 

“Qualcuno sa il nome del vero assassino di Yara e lo so anch’io”: l’ha affermato oggi una donna del Bergamasco, Ombretta Romani, intervendo in un post nel gruppo di Facebook “Forconi e pecore”, dopo avere sostenuto che Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’uccisione di Yara Gambirasio, sarebbe innocente. L’amministratore del gruppo, il giornalista Salvo Bella, e numerosi iscritti l’hanno invitata ad avvertire tempestivamente i carabinieri.

Nel dibattito che s’è sviluppato, ed è ancora in corso, nel gruppo “Forconi e pecore”, viene chiamato in causa anche Alex Velis, il quale, ribadendo una tesi che sostiene da tempo sui social, Massimo Bossetti sarebbe stato “incastrato con dolo”.

Massimo Bossetti, com’è noto, è in attesa della pronuncia della Cassazione, prevista per l’autunno, che dovrà dire la parola conclusiva sull’ergastolo comminatogli a Bergamo e confermato a Brescia per l’efferato delitto.

messaggio di morte di un maniaco satanicoFacebook ha rimosso oggi dal gruppo “Forconi e pecore” un post sull’omicidio di Marilena Negri nel parco di Villa Litta a Milano e sospeso il giornalista Salvo Bella: riproduceva una inquietante immagine minacciosa diffusa su diversi profili da un perverso satanico in via di identificazione da parte della polizia.

Secondo il gruppo, il post rimosso aveva unicamente lo scopo di richiamare l'attenzione dei lettori su pericoli gravi, in base ai messaggi minacciosi di un sedicente Eros Liberati, oggetto di attenzione da parte di “Forconi e pecore”, che da giorni divulga fra i suoi diecimila lettori abituali il numero di telefono 349 456.63.10, fornito per iniziativa della magistratura, attraverso il quale segnalare sospetti alla Questura di Milano.

minacce sataniche su Facebook“Una merda di meno”, morti, annunci di omicidi oscuri in nome di satana, immagini a volto incappucciato, di teschi minacciosi con annunci di brindisi e donne sotto tiro: in innumerevoli pagine “fake” si celerebbe un criminale psicopatico che il gruppo di Facebook “Forconi e pecore” ritiene di avere da ore smascherato e ha incalzato perché vive a Milano a duecento metri da Villa Litta, dove il 23 novembre è stata uccisa con una coltellata al collo Marilena Negri.

Il misterioso personaggio che va annunciando delitti si fa chiamare Eros Belotti, Eros Liberati, Eros Ghiggia e con vari altri nomi, dietro i quali si celerebbe in realtà un attore dilettante pornografico di Milano. In passato aveva minacciato numerose persone, fra le quali la nota criminologa Roberta Bruzzone, che allo scopo di tutelarsi l’ha querelato; ma il procedimento sarebbe ancora in alto mare. A riportare su di lui l’attenzione è stato un post inquietante nei suoi profili di Fb, con il quale  esulta alla notizia della morte di Marco Battistelli, spentosi a gennaio di malattia, uno dei primi colpevolisti nel caso di Massimo Bossetti, il muratore condannato anche in appello all’ergastolo per l’uccisione di Yara Gambirasio. Ma il messaggio è risultato inquietante: "Uno dopo l'altro – scrive - lo seguirete".

Salvo Bella e Roberta Bruzzone

Un cappio al collo è il regalo annunciato su Facebook nel giorno della Befana per giudici, per la criminologa Roberta Bruzzone e per il giornalista e scrittore Salvo Bella. Sono le prime minacce di morte dell’anno contro professionisti che si occupano di delitti e per questo continuano ad essere bersaglio di intimidazioni con un preoccupante crescendo.

Lo scritto intimidatorio è apparso il 6 gennaio in una pagina di Facebook denominata “Sabrina libera adesso”, un “fake” sotto il quale si cela un pugliese da tempo presente sui social sotto false identità, fra le quali “Sabrina Misseri”, dal nome della giovane condannata all’ergastolo per avere ucciso nel 2010 ad Avetrana la cugina Sarah Scazzi. Sarebbe, secondo i primi accertamenti, un uomo 63 anni, di Turi in provincia di Bari; il quale da tempo sostiene l’innocenza della Misseri e di altre persone accusate di omicidio, come Giuseppe Bossetti, condannato all’ergastolo anche in appello, ma non in via definitiva, per l’uccisione di Yara Gambirasio.

Nel post la Bruzzone è definita criminale, psicotica, assassina, e bisognerebbe “aprirle la testa”; Salvo Bella “vergogna della Sicilia” e “congenito giornalista di merda”; i giudici “rottinculi”; tutti con “merda nel cervello” e infami. Il testo si conclude col macabro messaggio “Questa è la vostra Befana”, al quale segue una foto a colori mostrante un cappio a nodo scorsoio penzolante.

minacce di morte

Salvo BellaUno scrittore antimafia siciliano, Salvo Bella, 68 anni, ha proposto la sua candidatura al Senato a Legnano, dove vive, nelle imminenti parlamentarie del M5S.

Giornalista professionista, iscritto all’Ordine dal 1971, da redattore del quotidiano “La Sicilia” e direttore di giornali si è occupato di mafia e criminalità, svolgendo inchieste i cui esiti sono stati fatti propri dalla Commissione parlamentare antimafia. La sua storia personale e professionale è entrata nel libro di Mario Bruno “Dal nostro inviato” fra i cronisti storici di nera impegnati per decenni in Sicilia sul fronte della lotta alla criminalità e nel mirino della mafia. Fra i suoi libri “Yara, orrori e depistaggi”, sull’omicidio di Yara Gambirasio. Il giornalista-scrittore si interessa di politica giudiziaria e della sicurezza, collaborando con noti specialisti, come la criminologa Roberta Bruzzone, e partecipando a convegni come relatore.

“Dopo anni di iscrizione e sostegno al Movimento, la mia scesa in campo - dice Salvo Bella - è finalizzata a potere intanto attrarre consensi per le liste del M5S, indipendentemente dalla mia candidatura, che com'è noto sarà decisa dagli iscritti. Se andrò in parlamento darò il mio contributo per la lotta efficace alla corruzione, una giustizia più efficiente e una informazione pubblica trasparente”.

auguri

Massimo BossettiGli attacchi in corso contro la conferma dell’ergastolo a Massimo Bossetti, ritenuto autore dell’omicidio di Yara Gambirasio, rientrerebbero in un piano eversivo di discredito della magistratura, ordito da una trentina di persone inguaiate in problemi con la giustizia, che cercano in tal modo, spacciandosi per vittime, di guadagnare solidarietà via internet. Tra i fomentatori della grave campagna di odio verso le istituzioni si annidano anche pregiudicati e soggetti in attesa di espiare la pena per condanne subite.

Chi sono i loschi figuri che cospirano anche in riunioni segrete

I cosiddetti innocentisti o bossettiani sono sparpagliati in alcuni gruppi di Facebook gestiti in varie regioni e raccolgono sostanzialmente poche centinaia di persone, molte inconsapevoli di essere state irretite in un giro sporco alimentato da molteplici interessi. Interagiscono usando prevalentemente identità false, attraverso le quali conducono campagne diffamatorie, anche singolarmente attraverso le pagine personali, prendendo di mira a orari prestabiliti numerosi obiettivi, inclusi in una lista nera di soggetti indicati come autori o sostenitori di malagiustizia.

antonio di pietroL’incontro fra Marita Comi e Antonio Di Pietro era stato sollecitato da prime attrici che si adoperavano da tempo per far cambiare difensore a Massimo Bossetti dopo la conferma della sua condanna all’ergastolo. Anche il contatto fra Di Pietro e il giornalista Giangavino Sulas, che ha portato all’articolo pubblicato sul settimanale “Oggi”, era stato procurato dalle stesse “amiche” del presunto assassino di Yara Gambirasio: una vicenda che dietro la normale apparenza dell’"amore” per un imputato innocente nasconde manovre di doppiogiochiste, donne deluse o con l’ambizione di salire alla ribalta, capaci di raccontarla privatamente in un modo e in pubblico in maniera del tutto diversa.

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Il gruppo “Forconi e pecore” ha smascherato un’associazione per delinquere “che sfrutta il social Facebook per commettere diversi reati, anche a minacciare e organizzare aggressioni fisiche”. L’ha rivelato l’amministratore dello stesso gruppo, pubblicando i post di una sedicente Laura Garda che con toni farneticanti incita a vendette e rivela di avere in corso una campagna di false segnalazioni contro “Forconi e pecore” per esserne stata espulsa.

garda cIl gruppo ha subìto nelle ultime ore attacchi concentrici con segnalazioni multiple di razzismo a Facebook, un inimmaginabile complotto, tenuto conto del carattere generalista di “Forconi e pecore”, che essendo coordinato da un giornalista di professione pluridecano e scrittore, Salvo Bella, attinge esclusivamente alle fonti più prestigiose di informazione ed è storicamente allineato su posizioni antirazziste.

“La persona con nome Laura Garda - ha precisato l’amministratore - era iscritta a questo gruppo. Nel tempo dovetti eliminarne vari post razzisti con i quali incitava addirittura a sparare agli immigrati sostenendo che fossero tutti terroristi. Infine la espulsi poiché dopo varie diffide e sospensioni perseverava insieme con altri soggetti; in più avevo appurato che il nome è falso e non si sa chi vi si celi; in pratica potrebbe essere anche un criminale o un latitante. Da quel momento ha minacciato vendette personali e contro il gruppo, incitando, come si vede dai suoi post, altri a farlo”.

garda dLaura Garda manifesta nel suo profilo ammirazione per l’avv. Claudio Salvagni, principale difensore del presunto assassino di Yara Gambirasio, Massimo Bossetti, e ha raccolto attorno a sé facinorosi innocentisti, coinvolgendoli nella campagna denigratoria per reazione ad alcuni post del gruppo che hanno dato necessario e corretto risalto alle motivazioni della sentenza di condanna depositata recentemente dalla Corte d’Assise d’appello di Brescia. Gli attacchi da parte innocentista contro “Forconi e pecore” e contro il giornalista imperversano su Facebook in vari spazi con toni accesi e minacce.

Una violenta campagna di odio contro magistrati e giornalisti

attacco ddosSostenitori dell’innocenza di Massimo Bossetti, all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, sono accusati di avere oscurato a Vicenza con un attacco hacker il server di un sito internet, vittima la nostra rivista online “Il Delitto”, con sede a Legnano, che ha denunciato oggi alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio 29 persone per interruzione abusiva di sistema informatico, minacce, diffamazione aggravata e sostituzione di persona.

Per impedire la connessione al sito della rivista sono stati effettuati attacchi di tipo DDoS (distributed denial of service), che, scavalcando ogni protezione, puntano a rendere irraggiungibili e inutilizzabili interi data center e reti di distribuzione dei contenuti, facendo diventare inaccessibile per ore, giorni e in alcuni casi anche settimane un servizio online.

L’attacco è stato rivendicato pubblicamente dagli stessi autori, che nel criticare la rivista “Il Delitto” per i suoi servizi sull’assassinio di Yara Gambirasio vantavano di “atterrare il server per una settimana”.

Matteo Salvini

Una foto satirica di Matteo Salvini è stata ritenuta razzista da Facebook, che l’ha subito rimossa dal gruppo “Forconi e pecore” e ha sospeso per 24 ore l’amministratore da qualsiasi attività.

L’incredibile decisione del social è di oggi pomeriggio. “Mi è apparso all’improvviso un messaggio di servizio - dice Salvo Bella, giornalista, amministratore del gruppo - e ad essere passato per razzista mi son sentito come preso dai turchi. Può essere stato solo un algoritmo mal combinato a determinare un errore così deprecabile”.

L’immagine incriminata era stata condivisa dal web, dove da tempo circola liberamente senza che alcuno abbia a dolersene, nemmeno lo stesso Salvini; e le parole contenute non hanno proprio nulla a che vedere con discriminazioni razziali, religiose o di altro genere: “Cercasi disperatamente voti terroni, visto che al nord son finiti i coglioni”.

In gruppi e pagine sono diffusi anche contenuti molto aspri, che denigrano pure sistematicamente corpi dello Stato come la magistratura, incitando all’odio e attentando in tal modo alle istituzioni; ma non vengono, inspiegabilmente, rimossi. Alla luce di ciò, tacciare di razzismo un giornalista per avere diffuso una frase ironica su un personaggio politico è esilarante.

proiettileL’aggressione selvaggia al giornalista Daniele Piervincenzi ad Ostia è il risultato di una escalation allarmante di minacce che sono diventate ormai una prassi. Il ministro degli Interni Marco Minniti ha esultato per il rapido fermo dell’aggressore, ma si richiede che cambi la linea disponendo che prefetti e uffici di polizia non impediscano più che i cronisti di nera circolino armati per la loro difesa personale.

Sono almeno 256, secondo Ossigeno per l’Informazione, i professionisti minacciati; ma il numero è in realtà molto più alto poiché spesso si rinuncia a denunciare i reati, non potendo confidare nei tempi, estremamente lunghi, della giustizia.

L’aggressione di Ostia avrebbe potuto avere conseguenze tragiche, per la violenza inaudita anche per contesto pericoloso di mafia nel quale si è verificato.

Nel tempo i governi hanno reso inefficace una circolare che disponeva, in presenza dei requisiti di buona condotta, il rilascio del porto d’armi per difesa a specifiche categorie di cittadini, fra le quali quella dei giornalisti di professione specializzati di cronaca nera e giudiziaria, ritenuti a rischio elevato per il solo fatto dell’attività svolta. Negli ultimi anni è intervenuto invece l’indirizzo governativo - che non trova alcuna spiegazione -  di assoggettare la licenza, anche per i giornalisti, all’effettiva esistenza di elevato rischio per la sicurezza personale, affidato all’esclusiva valutazione dei prefetti, che a loro volta uniformano pedissequamente il parere a quello che viene espresso da uffici di polizia periferici, spesso abituati solo a dar la caccia a ladri di polli e non sempre in grado, perciò, di valutare correttamente.

Un commissariato ha persino ritenuto scandalosamente che ricevere minacce e un proiettile inesploso per posta non costituisce pericolo e l’ex vice ministro Filippo Bubbico ha avallato questa esilarante conclusione senza nemmeno spendere due righe di motivazione.  Molti giornalisti di professione si  trovano oggi nella difficilissima situazione di aver negato dopo quarant’anni il rinnovo della licenza con l’assurda motivazione “non ha bisogno di circolare armato”, pur con una storia recente e attuale di lavoro svolto su temi e fatti criminali di straordinaria gravità.

Ciò equivale a mettere il bavaglio o a smussare le penne, mentre le organizzazioni mafiose proliferano in tutta Italia, gli episodi di corruzione nella pubblica amministrazione dilagano e si registrano sempre delitti efferati che determinano divisioni nell’opinione pubblica e comportamenti aggressivi da parte di facinorosi che prendono di mira magistrati e giornalisti.

C’è da sperare che il ministro Minniti alle parole di conforto faccia seguire disposizioni urgenti perché ci venga restituito il diritto di difenderci senza dover fare salamelecchi a commissari sprovveduti.

   

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