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messaggio di morte di un maniaco satanicoFacebook ha rimosso oggi dal gruppo “Forconi e pecore” un post sull’omicidio di Marilena Negri nel parco di Villa Litta a Milano e sospeso il giornalista Salvo Bella: riproduceva una inquietante immagine minacciosa diffusa su diversi profili da un perverso satanico in via di identificazione da parte della polizia.

Secondo il gruppo, il post rimosso aveva unicamente lo scopo di richiamare l'attenzione dei lettori su pericoli gravi, in base ai messaggi minacciosi di un sedicente Eros Liberati, oggetto di attenzione da parte di “Forconi e pecore”, che da giorni divulga fra i suoi diecimila lettori abituali il numero di telefono 349 456.63.10, fornito per iniziativa della magistratura, attraverso il quale segnalare sospetti alla Questura di Milano.

minacce sataniche su Facebook“Una merda di meno”, morti, annunci di omicidi oscuri in nome di satana, immagini a volto incappucciato, di teschi minacciosi con annunci di brindisi e donne sotto tiro: in innumerevoli pagine “fake” si celerebbe un criminale psicopatico che il gruppo di Facebook “Forconi e pecore” ritiene di avere da ore smascherato e ha incalzato perché vive a Milano a duecento metri da Villa Litta, dove il 23 novembre è stata uccisa con una coltellata al collo Marilena Negri.

Il misterioso personaggio che va annunciando delitti si fa chiamare Eros Belotti, Eros Liberati, Eros Ghiggia e con vari altri nomi, dietro i quali si celerebbe in realtà un attore dilettante pornografico di Milano. In passato aveva minacciato numerose persone, fra le quali la nota criminologa Roberta Bruzzone, che allo scopo di tutelarsi l’ha querelato; ma il procedimento sarebbe ancora in alto mare. A riportare su di lui l’attenzione è stato un post inquietante nei suoi profili di Fb, con il quale  esulta alla notizia della morte di Marco Battistelli, spentosi a gennaio di malattia, uno dei primi colpevolisti nel caso di Massimo Bossetti, il muratore condannato anche in appello all’ergastolo per l’uccisione di Yara Gambirasio. Ma il messaggio è risultato inquietante: "Uno dopo l'altro – scrive - lo seguirete".

Salvo Bella e Roberta Bruzzone

Un cappio al collo è il regalo annunciato su Facebook nel giorno della Befana per giudici, per la criminologa Roberta Bruzzone e per il giornalista e scrittore Salvo Bella. Sono le prime minacce di morte dell’anno contro professionisti che si occupano di delitti e per questo continuano ad essere bersaglio di intimidazioni con un preoccupante crescendo.

Lo scritto intimidatorio è apparso il 6 gennaio in una pagina di Facebook denominata “Sabrina libera adesso”, un “fake” sotto il quale si cela un pugliese da tempo presente sui social sotto false identità, fra le quali “Sabrina Misseri”, dal nome della giovane condannata all’ergastolo per avere ucciso nel 2010 ad Avetrana la cugina Sarah Scazzi. Sarebbe, secondo i primi accertamenti, un uomo 63 anni, di Turi in provincia di Bari; il quale da tempo sostiene l’innocenza della Misseri e di altre persone accusate di omicidio, come Giuseppe Bossetti, condannato all’ergastolo anche in appello, ma non in via definitiva, per l’uccisione di Yara Gambirasio.

Nel post la Bruzzone è definita criminale, psicotica, assassina, e bisognerebbe “aprirle la testa”; Salvo Bella “vergogna della Sicilia” e “congenito giornalista di merda”; i giudici “rottinculi”; tutti con “merda nel cervello” e infami. Il testo si conclude col macabro messaggio “Questa è la vostra Befana”, al quale segue una foto a colori mostrante un cappio a nodo scorsoio penzolante.

minacce di morte

Salvo BellaUno scrittore antimafia siciliano, Salvo Bella, 68 anni, ha proposto la sua candidatura al Senato a Legnano, dove vive, nelle imminenti parlamentarie del M5S.

Giornalista professionista, iscritto all’Ordine dal 1971, da redattore del quotidiano “La Sicilia” e direttore di giornali si è occupato di mafia e criminalità, svolgendo inchieste i cui esiti sono stati fatti propri dalla Commissione parlamentare antimafia. La sua storia personale e professionale è entrata nel libro di Mario Bruno “Dal nostro inviato” fra i cronisti storici di nera impegnati per decenni in Sicilia sul fronte della lotta alla criminalità e nel mirino della mafia. Fra i suoi libri “Yara, orrori e depistaggi”, sull’omicidio di Yara Gambirasio. Il giornalista-scrittore si interessa di politica giudiziaria e della sicurezza, collaborando con noti specialisti, come la criminologa Roberta Bruzzone, e partecipando a convegni come relatore.

“Dopo anni di iscrizione e sostegno al Movimento, la mia scesa in campo - dice Salvo Bella - è finalizzata a potere intanto attrarre consensi per le liste del M5S, indipendentemente dalla mia candidatura, che com'è noto sarà decisa dagli iscritti. Se andrò in parlamento darò il mio contributo per la lotta efficace alla corruzione, una giustizia più efficiente e una informazione pubblica trasparente”.

auguri

antonio di pietroL’incontro fra Marita Comi e Antonio Di Pietro era stato sollecitato da prime attrici che si adoperavano da tempo per far cambiare difensore a Massimo Bossetti dopo la conferma della sua condanna all’ergastolo. Anche il contatto fra Di Pietro e il giornalista Giangavino Sulas, che ha portato all’articolo pubblicato sul settimanale “Oggi”, era stato procurato dalle stesse “amiche” del presunto assassino di Yara Gambirasio: una vicenda che dietro la normale apparenza dell’"amore” per un imputato innocente nasconde manovre di doppiogiochiste, donne deluse o con l’ambizione di salire alla ribalta, capaci di raccontarla privatamente in un modo e in pubblico in maniera del tutto diversa.

Una violenta campagna di odio contro magistrati e giornalisti

attacco ddosSostenitori dell’innocenza di Massimo Bossetti, all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, sono accusati di avere oscurato a Vicenza con un attacco hacker il server di un sito internet, vittima la nostra rivista online “Il Delitto”, con sede a Legnano, che ha denunciato oggi alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio 29 persone per interruzione abusiva di sistema informatico, minacce, diffamazione aggravata e sostituzione di persona.

Per impedire la connessione al sito della rivista sono stati effettuati attacchi di tipo DDoS (distributed denial of service), che, scavalcando ogni protezione, puntano a rendere irraggiungibili e inutilizzabili interi data center e reti di distribuzione dei contenuti, facendo diventare inaccessibile per ore, giorni e in alcuni casi anche settimane un servizio online.

L’attacco è stato rivendicato pubblicamente dagli stessi autori, che nel criticare la rivista “Il Delitto” per i suoi servizi sull’assassinio di Yara Gambirasio vantavano di “atterrare il server per una settimana”.

proiettileL’aggressione selvaggia al giornalista Daniele Piervincenzi ad Ostia è il risultato di una escalation allarmante di minacce che sono diventate ormai una prassi. Il ministro degli Interni Marco Minniti ha esultato per il rapido fermo dell’aggressore, ma si richiede che cambi la linea disponendo che prefetti e uffici di polizia non impediscano più che i cronisti di nera circolino armati per la loro difesa personale.

Sono almeno 256, secondo Ossigeno per l’Informazione, i professionisti minacciati; ma il numero è in realtà molto più alto poiché spesso si rinuncia a denunciare i reati, non potendo confidare nei tempi, estremamente lunghi, della giustizia.

L’aggressione di Ostia avrebbe potuto avere conseguenze tragiche, per la violenza inaudita anche per contesto pericoloso di mafia nel quale si è verificato.

Nel tempo i governi hanno reso inefficace una circolare che disponeva, in presenza dei requisiti di buona condotta, il rilascio del porto d’armi per difesa a specifiche categorie di cittadini, fra le quali quella dei giornalisti di professione specializzati di cronaca nera e giudiziaria, ritenuti a rischio elevato per il solo fatto dell’attività svolta. Negli ultimi anni è intervenuto invece l’indirizzo governativo - che non trova alcuna spiegazione -  di assoggettare la licenza, anche per i giornalisti, all’effettiva esistenza di elevato rischio per la sicurezza personale, affidato all’esclusiva valutazione dei prefetti, che a loro volta uniformano pedissequamente il parere a quello che viene espresso da uffici di polizia periferici, spesso abituati solo a dar la caccia a ladri di polli e non sempre in grado, perciò, di valutare correttamente.

Un commissariato ha persino ritenuto scandalosamente che ricevere minacce e un proiettile inesploso per posta non costituisce pericolo e l’ex vice ministro Filippo Bubbico ha avallato questa esilarante conclusione senza nemmeno spendere due righe di motivazione.  Molti giornalisti di professione si  trovano oggi nella difficilissima situazione di aver negato dopo quarant’anni il rinnovo della licenza con l’assurda motivazione “non ha bisogno di circolare armato”, pur con una storia recente e attuale di lavoro svolto su temi e fatti criminali di straordinaria gravità.

Ciò equivale a mettere il bavaglio o a smussare le penne, mentre le organizzazioni mafiose proliferano in tutta Italia, gli episodi di corruzione nella pubblica amministrazione dilagano e si registrano sempre delitti efferati che determinano divisioni nell’opinione pubblica e comportamenti aggressivi da parte di facinorosi che prendono di mira magistrati e giornalisti.

C’è da sperare che il ministro Minniti alle parole di conforto faccia seguire disposizioni urgenti perché ci venga restituito il diritto di difenderci senza dover fare salamelecchi a commissari sprovveduti.

Claudio SalvagniNon è solo l’uccisione di Yara Gambirasio a tenere desta l’opinione pubblica sul caso di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’orrendo delitto. Le motivazioni della sentenza di secondo grado puntano il dito anche su aspetti scandalosi di un “mercato” che l’imputato, su suggerimento dell’avvocato, gestiva dal carcere spingendo la moglie a concedere interviste per poter pagare la difesa; e i giudici esprimono enorme disappunto per i processi mediatici in tv con le apparizioni dei difensori.

“Il Delitto” aveva già documentato, prima che iniziasse il processo in Corte d’Assise d’appello, che gli imputati accusati di omicidio che s’erano difesi in tv erano stati quasi tutti condannati, mentre erano stati assolti in via definitiva quelli che s’erano limitati a difendersi nelle sedi giudiziarie. In sostanza l’impressione deducibile è che gli innocenti non hanno bisogno generalmente di sollevare attorno a sé polveroni per cercare solidarietà in parte dell’opinione pubblica.

Massimo BossettiGli attacchi in corso contro la conferma dell’ergastolo a Massimo Bossetti, ritenuto autore dell’omicidio di Yara Gambirasio, rientrerebbero in un piano eversivo di discredito della magistratura, ordito da una trentina di persone inguaiate in problemi con la giustizia, che cercano in tal modo, spacciandosi per vittime, di guadagnare solidarietà via internet. Tra i fomentatori della grave campagna di odio verso le istituzioni si annidano anche pregiudicati e soggetti in attesa di espiare la pena per condanne subite.

Chi sono i loschi figuri che cospirano anche in riunioni segrete

I cosiddetti innocentisti o bossettiani sono sparpagliati in alcuni gruppi di Facebook gestiti in varie regioni e raccolgono sostanzialmente poche centinaia di persone, molte inconsapevoli di essere state irretite in un giro sporco alimentato da molteplici interessi. Interagiscono usando prevalentemente identità false, attraverso le quali conducono campagne diffamatorie, anche singolarmente attraverso le pagine personali, prendendo di mira a orari prestabiliti numerosi obiettivi, inclusi in una lista nera di soggetti indicati come autori o sostenitori di malagiustizia.

bossetti 3Innocentisti e colpevolisti sul caso Massimo Bossetti si sono confrontati ieri sera in un dibattito nel gruppo di Facebook "Forconi e pecore", una opportunità che per la prima volta ha permesso di spiegare in modo del tutto pacifico le rispettive posizioni sul processo al muratore condannato all'ergastolo per l'uccisione di Yara Gambirasio.

L'iniziativa è partita da un invito del giornalista Salvo Bella a uno dei più convinti sostenitori dell'innocenza di Bossetti, Pietro Pagnoncelli, da tempo autore di varie iniziative, fra le quali un raduno di innocentisti avvenuto sabato scorso nel piazzale della stazione di Bergamo. Dopo aspre diatribe che avevano finora contrapposto duramente quanti, da posizioni diverse, si appassionano al caso giudiziario, la conversazione, con regole precise e assoluto divieto di attacchi personali, è partita su "Forconi e pecore" con una interlocutrice opposta non meno accanita, Emanuela Falcone, alla quale si sono aggiunti molti "colpevolisti" storici ma anche "amici" di Bossetti.

S'è discusso fino a tarda ora delle sentenze di primo e secondo grado e in particolar modo di dettagli rilevanti sugli indizi fatti valere in giudizio a carico di Massimo Bossetti e sulle varie ipotesi che l'impuitato possa essere rimasto vittima di un complotto. Il dibattito non ha fatto cambiare ad alcuno, com'è ovvio, le proprie convinzioni, ma ha confermato, come nelle premesse di "Forconi e pecore", che le contrapposizioni possono essere mantenute entro alti livelli di civiltà. Il gruppo consentirà la prosecuzione del confronto nelle serate di oggi e domani.

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Il gruppo “Forconi e pecore” ha smascherato un’associazione per delinquere “che sfrutta il social Facebook per commettere diversi reati, anche a minacciare e organizzare aggressioni fisiche”. L’ha rivelato l’amministratore dello stesso gruppo, pubblicando i post di una sedicente Laura Garda che con toni farneticanti incita a vendette e rivela di avere in corso una campagna di false segnalazioni contro “Forconi e pecore” per esserne stata espulsa.

garda cIl gruppo ha subìto nelle ultime ore attacchi concentrici con segnalazioni multiple di razzismo a Facebook, un inimmaginabile complotto, tenuto conto del carattere generalista di “Forconi e pecore”, che essendo coordinato da un giornalista di professione pluridecano e scrittore, Salvo Bella, attinge esclusivamente alle fonti più prestigiose di informazione ed è storicamente allineato su posizioni antirazziste.

“La persona con nome Laura Garda - ha precisato l’amministratore - era iscritta a questo gruppo. Nel tempo dovetti eliminarne vari post razzisti con i quali incitava addirittura a sparare agli immigrati sostenendo che fossero tutti terroristi. Infine la espulsi poiché dopo varie diffide e sospensioni perseverava insieme con altri soggetti; in più avevo appurato che il nome è falso e non si sa chi vi si celi; in pratica potrebbe essere anche un criminale o un latitante. Da quel momento ha minacciato vendette personali e contro il gruppo, incitando, come si vede dai suoi post, altri a farlo”.

garda dLaura Garda manifesta nel suo profilo ammirazione per l’avv. Claudio Salvagni, principale difensore del presunto assassino di Yara Gambirasio, Massimo Bossetti, e ha raccolto attorno a sé facinorosi innocentisti, coinvolgendoli nella campagna denigratoria per reazione ad alcuni post del gruppo che hanno dato necessario e corretto risalto alle motivazioni della sentenza di condanna depositata recentemente dalla Corte d’Assise d’appello di Brescia. Gli attacchi da parte innocentista contro “Forconi e pecore” e contro il giornalista imperversano su Facebook in vari spazi con toni accesi e minacce.

bossetti gambirasioSostenitori dell’innocenza di Massimo Bossetti si incontrano sabato alle 14 alla stazione di Bergamo per una manifestazione, unica finora nel suo genere in Italia e prima di una serie di iniziative popolari che dovrebbero allungare la scia mediatica sulle vicende giudiziarie legate all’omicidio di Yara Gambirasio.

La conferma, in appello, della condanna all’ergastolo ha fatto ricredere buona parte di quanti credevano che il muratore di Mapello - il quale si protesta innocente - possa essere estraneo al delitto, ma non gli irriducibili. L’iniziativa di Bergamo è della blogger Pam Morrigan, giovane e battagliera, e di Pietro Pagnoncelli, sostenitore di Bossetti sin dal momento dell’arresto e definito da molti giudice o testimone del popolo. Entrambi sono stati in questi ultimi giorni al centro di diatribe, anche aspre, scoppiate in vari gruppi di Facebook apertamente schierati pro o contro, ma anche in altri tendenzialmente neutrali.

Gli organizzatori hanno spiegato: “Ci sembra doveroso dedicargli la marcia dei 100 passi per Bossetti. Non abbiamo paura di indicare gli errori di una magistratura e di una procura claudicanti nelle accuse. Non ci arroghiamo nessuna saccenza, abbiamo solo letto gli atti e questi bastano per far insorgere il ragionevole dubbio che porta all’innocenza di un uomo. Noi vogliamo solo la verità”. L’incontro ha pertanto il precipuo scopo di manifestare da un lato solidarietà all’imputato; di attaccare la magistratura requirente e quella giudicante che si è occupata, in vari momenti e diverse sedi, del processo; e di chiedere la ripetizione degli accertamenti sul dna rilevato negli slip di Yara, che ha incastrato Bossetti. Tali temi dovrebbero essere sviluppati in un discorso, ma non è noto se a tenerlo sarà l’avvocato Claudio Salvagni, principale difensore dell’imputato, il quale in un intervento a Radio Cusano Campus aveva annunciato la sua partecipazione; ma a ventiquattro ore dall’evento non è confermata la sua presenza.

Alcuni innocentisti che si dichiarano vicini al pool difensivo hanno definito la manifestazione sterile e da illusi, altri addirittura nociva per gli interessi di Massimo Bossetti: una presa di posizione sorprendente, anche ingenerosa nei confronti di Pietro Pagnoncelli, al quale va riconosciuto il coraggio di essersi messo in prima fila senza alcun interesse ma solamente spinto dal proprio bisogno di aiutare, a suo modo, un operaio inerme che considera vittima di una ingiustizia. Nei gruppi di Facebook si sono andate manifestando diverse linee, con distinzioni evidenti fra quanti si definiscono bossettiani oppure innocentisti o infine semplicemente garantisti; molti dei quali o hanno preso le distanze dalle scelte difensive o le ritengono viziate da un eccesso di protagonismo televisivo. Queste polemiche non potranno influire tuttavia in alcun modo sulla vicenda giudiziaria, nella quale si attende di conoscere, quando saranno depositate, le motivazione della sentenza d’appello che ha confermato l’ergastolo a Massimo Bossetti.

Matteo Salvini

Una foto satirica di Matteo Salvini è stata ritenuta razzista da Facebook, che l’ha subito rimossa dal gruppo “Forconi e pecore” e ha sospeso per 24 ore l’amministratore da qualsiasi attività.

L’incredibile decisione del social è di oggi pomeriggio. “Mi è apparso all’improvviso un messaggio di servizio - dice Salvo Bella, giornalista, amministratore del gruppo - e ad essere passato per razzista mi son sentito come preso dai turchi. Può essere stato solo un algoritmo mal combinato a determinare un errore così deprecabile”.

L’immagine incriminata era stata condivisa dal web, dove da tempo circola liberamente senza che alcuno abbia a dolersene, nemmeno lo stesso Salvini; e le parole contenute non hanno proprio nulla a che vedere con discriminazioni razziali, religiose o di altro genere: “Cercasi disperatamente voti terroni, visto che al nord son finiti i coglioni”.

In gruppi e pagine sono diffusi anche contenuti molto aspri, che denigrano pure sistematicamente corpi dello Stato come la magistratura, incitando all’odio e attentando in tal modo alle istituzioni; ma non vengono, inspiegabilmente, rimossi. Alla luce di ciò, tacciare di razzismo un giornalista per avere diffuso una frase ironica su un personaggio politico è esilarante.

   

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