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Alanno3Le acque di un canalone illegale, che doveva essere in sicurezza da oltre dieci anni, hanno reso pericolante ad Alanno una casa, i cui proprietari si son dovuti accampare davanti al municipio, vittime di uno scandaloso balletto del potere. Scoppiato l’inghippo, spariscono documenti all’ufficio tecnico del Comune e il canalone diventa addirittura per i carabinieri come un fantasma risalente al 1940, ma balza fuori un progetto insabbiato in modo sospetto: vicende sulle quali anche il magistrato, tuttavia, ha sorvolato, archiviando un procedimento per omissione e abuso d’ufficio.

Sembra una storia di altri secoli, di quelli impossibili in un paese rispettabile col Comune retto da una amministrazione sostenuta dal Pd. Eppure è ciò che accade oggi ai coniugi Alessandra Marsilii e Francesco Roberto Cucinotta e ai loro tre figli, colpevoli solo di avere comprato nel 1999 un immobile con l’intento di realizzarci un bed & breakfast.

Salvo Bella "Yara, orrori e depistaggi"La conferma dell'ergastolo a Massimo Bossetti riapre discussioni su gravi e oscuri depistaggi nel caso Yara Gambirasio, messi in atto sin dalla sparizione della ragazza. La denuncia era nel libro "Yara, orrori e depistaggi" del giornalista Salvo Bella, pubblicato da Gruppo Edicom a febbraio del 2014, quattro mesi prima dell'arresto del muratore con l'accusa di avere ucciso nel 2010 Yara.

L'inquietante documento, offrendo una serrata analisi del delitto, incentrava l'attenzione sull'interesse politico che c'era al momento delle indagini per allontanare i sospetti dalla zona del Bergamasco. Alcune testimonianze, secondo il giornalista, furono sbrigativamente bruciate e per tre mesi le ricerche furono orientate dalla polizia alla ricerca di una persona tenuta in ostaggio. Più volte il questore Vincenzo Ricciardi dichiarò davanti alle telecamere delle tv che avrebbe riportato Yara viva a casa. Come faceva ad affermarlo con apparente certezza?

Salvo Bella rispondeva a questo interrogativo ricostruendo la storia professionale del funzionario di polizia, che - pur prosciolto poi da ogni accusa - aveva avuto una parte non indifferente nel depistaggio sulla strage di Via D'Amelio a Palermo, nella quale morirono il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta.

"Le indagini - dice il giornalista - furono dall'inizio inquinate da situazioni ambientali pesanti. Bisognava offrire a tutti i costi all'opinione pubblica un assassino e possibilmente un extracomunitario. L'arresto del marocchino Mohammed Fikri, rivelatosi una bufala, la dice lunga sulla fregola che c'era. Se fino al 2013 le cose andarono a quel modo, non vedo perché non si debba pensare a una successiva colossale montatura contro il muratore Massimo Bossetti".

Agostino De PasqualeUn appuntato dei carabinieri, Agostino De Pasquale, è stato perseguitato in Sicilia per un quarto di secolo, ma non dalla mafia e nemmeno per non avere sempre risposto ai superiori “comandi!”; ma perché li ha denunciato dopo aver visto delle cose nelle quali non avrebbe dovuto ficcar naso.

“Hanno cercato – dice – di farmi passare per pazzo e di mandarmi in galera. Ho vissuto venticinque anni di pene perché ho fatto il mio dovere e ancora ne pago ingiustamente le conseguenze”. Quest’uomo, che mantiene alto l’orgoglio di essere un militare, ebbe nel 1985 la ventura di essere comandato per il servizio di vigilanza alla Banca d’Italia di Trapani, un lavoro che richiede alto senso di responsabilità, perspicacia e attenzione a 360 gradi.

processi 3

Gli imputati di omicidio che si proclamano innocenti e sono andati a gridarlo nelle tv, personalmente o con i propri avvocati, sono quasi sempre risultati colpevoli e condannati;molti altri che sono stati assolti non si erano invece mai battuti davanti alle telecamere. Nel primo gruppo rientra anche Massimo Bossetti, che due Corti hanno condannato all’ergastolo. Questo “bilancio” di una semplice ricerca attraverso le cronache giudiziarie italiane recenti sorprende e può dirla lunga sui motivi, per nulla chiari, per i quali si va a cercare consensi dell’opinione pubblica, finalizzati perlomeno a gridare poi in avanti al complotto, ma anche ad altro. Chi ci guadagna? Solo avvocati.

Massimo Bossetti

Morte e lutto della giustizia, giudici assassini, criminali, venduti: sono le parole con le quali gli innocentisti si sono trasformati lestamente in forcaioli alla conferma della condanna all’ergastolo di Massimo Bossetti. La tensione accumulata nelle ore di attesa fino alla lettura della sentenza è esplosa nella notte in una baraonda nei gruppi social, ma nessuno si è chiesto perché, oltre la tesi complottista, il processo è andato a questa prevedibile conclusione.

Una indagine molto complessa – unica in Italia – come quella sull’omicidio di Yara Gambirasio ha sollevato inevitabili perplessità e pure dei sospetti, in considerazione degli apparati che sono intervenuti nelle indagini: anche i più strani e per nulla trasparenti, proprio quelli che in molte vicende oscure hanno storicamente depistato, manipolato e costruito apparenze per nascondere verità scomode. La vicenda era di quelle sulle quali lo Stato deve dare a qualsiasi costo una risposta; e i costi delle indagini erano stati faraonici, così da dovere offrire un responsabile del delitto.

Yara Gambirasio, Massimo BossettiBRESCIA - La linea difensiva non ha protetto totalmente Massimo Bossetti dall’ergastolo, appena confermatogli senza sconti dalla Corte d’Assise d’appello nel processo di secondo grado per l’omicidio di Yara Gambirasio. Per un delitto non meno efferato, quello di Chiara Poggi a Garlasco, Alberto Stasi se la sta cavando invece con sedici anni di carcere.

I giudici non hanno avuto dubbi sulla colpevolezza del muratore di Mapello. Bisogna aspettare la motivazione della sentenza per capire quali sono stati gli elementi che hanno portato a questa conclusione della vicenda giudiziaria, ma è facile immaginare che sia stata ritenuta per la seconda volta schiacciante la prova del dna rilevato sugli slip della ragazza assassinata e attribuito a Massimo Bossetti.

TotoBossetti

Il conto alla rovescia per la sentenza nel processo d'appello a Massimo Bossetti ha intensificato nei gruppi di Facebook la tensione fra innocentisti e colpevolisti. La rivista "Il Delitto" ha cercato qui di riassumere le previsioni in un TotoBossetti e i giudizi sui protagonisti delle udienze svoltesi a Brescia.

Esprimi con un clic la tua previsione

Con un clic sulla foto in alto, il lettore può esprimere la sua previsione sulle conclusioni del processo.

Il nodo più importante da sciogliere da parte dei giudici in camera di consiglio verterà sulla richiesta della difesa di ripetere la perizia del dna rilevato sugli slip di Yara Gambirasio e attribuito a Bossetti. In linea teorica, non regge l'assunto che non sia valido un accertamento effettuato prima della identificazione di un indagato: un principio di tal genere, infatti, minerebbe uno dei fondamenti del diritto. La questione non è invece da poco sul piano sostanziale, a causa dei dubbi, anche molto gravi, emersi su una prova basata su certezze scientifiche di parte assai controverse.

La Corte tuttavia, indipendentemente dalle richieste formulate in questo processo di secondo grado, può disporre ovviamente secondo il principio del libero convincimento in base agli atti. Le ipotesi dunque possono essere tre: 1) assoluzione di Bossetti per insufficienza di prove; 2) conferma dell'ergastolo; 3) ordinanza di rinnovazione parziale dell'istruttoria.

Ecco una tabella di pronostici

Bossetti pronostici

Efficacia delle parti processuali

Su blog e gruppi Fb pro o contro Bossetti sono divampate da tempo polemiche anche sulle parti processuali. Chi è stato al processo più convincente? Ecco in quest'altra tavola una rappresentazione grafica dell'efficacia dei protagonisti in base alle attività svolte; è evidente che non c'è alcun intento di valutazione sulle qualità personali e professionali, trattandosi di liberi giudizi, condivisibili oppure no, su rigore tecnico e rispetto delle procedure.

TotoBossetti

 

 

 

 

 

Donato PistilloTre anni di carcere non sono la cella a vita, ma finire in galera da vittime è sconcertante. Il caso di malagiustizia capitato a Donato Pistillo rivela una caterva di errori commessi a Monza, con una serie di insabbiamenti avvenuti in vari uffici giudiziari: magistrati che commettono falsi e si prosciolgono fra di loro come se nulla fosse fra Brescia e Venezia, reclami e opposizioni, richieste di revisione trattate anche a Roma come se si maneggiassero broccoli.

La vicenda è di uno squallido giro di prostituzione fra la Romania e la Brianza, dove un normale cittadino ha avuto la sventura di portarsi dall’estero un’avvenente fidanzata e trovarsi poi minacciato di una montatura da parte della madre perché ospitasse in Lombardia anche l’altra figlia, perché potesse proseguire qui, con guadagni assai più elevati, la sua attività di prostituta.

querela Brescia

Rigoroso ma col sorriso, una carriera ed esperienze autorevoli, Enrico Fischetti, il presidente della Corte d’Assise d’appello che sta giudicando a Brescia il muratore Massimo Bossetti per la morte di Yara Gambirasio, è stato suo malgrado protagonista di una guerra fra toghe. Aveva ragione: secondo il Consiglio di Stato, era stato scavalcato infatti dal Csm con un “evidente difetto di trasparenza e linearità”. Ci sono sentenze importanti nella sua storia professionale, che non è stata scalfita nemmeno da una recente denuncia per falso e frode processuale, subito ritenuta infondata.

Yara, mitomaniIl supertestimone dell’ultima ora sul caso Yara Gambirasio, Luca Matteja, nell’annunciare il nome del vero assassino della ragazza di Brembate ha precisato di avere “una dote”, qualcosa probabilmente come quella che nella serie televisiva “Il restauratore” aveva il protagonista magistralmente interpretato da Lando Buzzanza. Ma in quel caso si trattava di film, mentre la clamorosa anticipazione riguarda un omicidio brutale.

“L’intelligenza investigativa non è un mestiere, è una dote”. L’autore del commento a un post su Facebook ha esordito ieri sera con questa precisazione, per aggiungere subito dopo: “Quando verra' il momento spieghero', quello che un pirla qualsiasi ha scoperto, e che tutti si domandano: di chi e' quel dna, perche' incastrare proprio Bossetti, chi ha ammazzato Yara".

Libro di Salvo Bella: dubbi sulla data della morte di Yara.Yara Gambirasio era forse viva fino al 10 gennaio 2011, due mesi e mezzo dopo la sparizione misteriosa, avvenuta a Brembate di Sopra il 26 novembre 2010. Può essere più di una ipotesi, pur smentita debolmente dagli esiti dell’autopsia, perché ad affermarlo sono stati i più alti inquirenti che indagavano sull’inquietante caso. Sarebbe solo una importante conferma, perciò, la foto satellitare, presentata al processo d’appello, dalla quale sembra che il 24 gennaio 2011 il cadavere della ragazza non fosse a Chignolo d’Isola nel campo dove fu poi ritrovato il 26 febbraio.

La questione del giorno della morte di Yara è entrata tardivamente nella vicenda giudiziaria, proprio da una settimana, nel processo d’appello che si celebra a Brescia per decidere dell’ergastolo inflitto in primo grado a Massimo Bossetti. La sentenza in discussione si basa sulla “certezza” che la ragazza fu uccisa subito proprio nel campo di Chignolo, ma fa acqua da molte parti e suscita enormi interrogativi.

Il “giallo” era stato documentato nel libro “Yara, orrori e depistaggi”, una inchiesta del giornalista Salvo Bella pubblicata a febbraio del 2014. Il libro evidenziava che il 10 gennaio 2011 il questore Vincenzo Ricciardi aveva dichiarato “Noi lavoriamo perché vogliamo riportare a casa Yara viva, e ci riusciremo, basta un pizzico di fortuna”. La stessa cosa aveva detto un mese prima il procuratore aggiunto di Bergamo Massimo Meroni.

Nonostante tali evidenze sorprendenti, al dibattimento in Corte d’Assise non furono chiesti lumi a Bella e soprattutto ai due alti inquirenti, le cui dichiarazioni non sono state mai smentite.

La battaglia in corso in secondo grado da parte della difesa di Massimo Bossetti, che punta ora sull’immagine rivelatrice del satellite WorldView-1, manca dunque, tuttora, di quegli elementi probatori rivelati da un giornalista più di tre anni e mezzo fa, che non essendo entrati nella sentenza di primo grado resteranno fuori, sorprendentemente, anche da questo secondo processo.

Luca MattejaL’annuncio di future rivelazioni sul vero assassino di Yara Gambirasio ha scatenato la “caccia” all’autore del presunto scoop, un certo Luca Luca Matteja, mentre oggi a Brescia va verso le conclusioni il processo d’appello a Massimo Bossetti.

La notizia, data intorno alle 21 di ieri e subito diffusa con qualche interrogativo dalla nostra rivista, ha suscitato un vespaio di polemiche fra innocentisti e colpevolisti su Facebook. L’affermazione era apparsa come un fulmine a ciel sereno sulla pagina personale Fb di Selene Ben Slimane, una professionista e persona di cultura, sotto il link a un articolo sul processo Bossetti diffuso dall’agenzia Ansa. Fra i vari commenti s’è inserito quello a nome di Luca Luca Matteja che ha in un primo momento gelato e poi scaldato una discussione: "Quando verra' il momento spieghero', quello che un pirla qualsiasi ha scoperto, e che tutti si domandano: di chi e' quel dna, perche' incastrare proprio Bossetti, chi ha ammazzato Yara".

Caratteristiche del satellite WorldView 1BRESCIA - Immagini satellitari rivelatrici di un nuovo scenario sulla morte di Yara Gambirasio oppure inutili per far cancellare l’ergastolo a Massimo Bossetti? C’è sulle riprese satellitari una sorta di misterioso gioco delle tre carte: non ne esistevano secondo la Procura di Bergamo, anzi erano inutili, ma la Procura generale ne ha tirato fuori adesso a sorpresa, come da un cappello magico, per sminuire l’importanza eventuale di questi mezzi di prova. La questione, appena emersa venerdì scorso all’apertura, sarà oggetto di discussione al processo in corso in Corte d’Assise d’appello, dove domani avrà la parola la difesa.

I difensori di Bossetti, com’è noto, con i motivi aggiuntivi d’appello hanno consegnato ai giudici una foto ripresa alle 10,41 del 24 gennaio 2011 nel campo di Chignolo d’Isola: essa proverebbe che non c’era il cadavere di Yara, poi scoperto proprio lì il 26 febbraio 2011 da un aeromodellista. La sentenza di primo grado sostiene invece che la ragazza morì lì la sera della sparizione, il 26 novembre 2010. Com'è possibile?

assassino di Yara

Una conversazione sul processo in corso a Brescia a Massimo Bossetti ha registrato stasera in una pagina Facebook il clamoroso annuncio di uno dei partecipanti: "Rivelerò chi ha ucciso Yara". Roba esilarante o c'è qualcosa di importante che nessuno ancora conosce sull'omicidio Gambirasio, un segreto che merita di essere subito rivelato? Difficile capire se sia probabilmente la sparata megalomane di uno degli innumerevoli "esperti" e pseudo investigatori che scrivono su Facebook senza saper mettere bene una parola accanto all'altra; ma la notizia va data e richiede qualche urgente accertamento.

Le parole testuali scritte intorno alle 21 sono "Quando verra' il momento spieghero', quello che un pirla qualsiasi ha scoperto, e che tutti si domandano: di chi e' quel dna, perche' incastrare proprio Bossetti, chi ha ammazzato Yara". Il commento è apparso a nome di "Luca Luca Matteja", ricorrente nei gruppi social che si battono per l'innocenza di Massimo Bossetti. Dal testo sembra che l'autore possa essere a conoscenza di fatti importanti mai portati finora a conoscenza dell'autorità giudiziaria, tant'è che annuncia sibillinamente che intende rivelarli "Quando verrà il momento".

   

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